Un anno di marcia 2025

I veterani in prima fila e alle loro spalle la nuova generazione che promette continuità. Il 2025 della marcia italiana è stato ancora una volta un anno molto positivo in cui gli azzurri non hanno fallito i principali appuntamenti internazionali dando segno di ottima vitalità e di garanzia per il futuro.

I leader del movimento restano senza dubbio Massimo Stano, Antonella Palmisano e Francesco Fortunato, le punte che da un paio di stagioni hanno superato i trent’anni.

Il primo ha lasciato il segno nella trionfale spedizione degli Europei a Squadre di Podebrady, in primavera, quando l’Italia è tornata a casa con 12 medaglie ed è salita sul podio cinque volte su sei nelle classifiche a squadre.

Massimo Stano primatista mondiale della 35 km.


Stano si è infatti aggiudicato la 35 km stabilendo il nuovo record del mondo con 2h20’43“, un tempo che con l’entrata in vigore della riforma delle distanze non verrà più superato. L’allievo di Patrick Parcesepe, autore anche del primato europeo dei 10.000 metri su pista, è stato poi il grande assente di Tokyo: un infortunio muscolare gli ha impedito in extremis di tornare nella città che quattro anni prima gli aveva consentito di diventare campione olimpico.


In Giappone c’era eccome Antonella Palmisano, che si è dimostrata straordinaria nuova interprete della 35 km, distanza testata solo nel 2025, cogliendo la medaglia d’argento mondiale alle spalle dell’inarrivabile-amica Maria Perez.

Sempre nella 35, l’allieva di Lorenzo Dessi era stata ancora argento a Podebrady, con tanto di record italiano, mentre nel post-Tokyo è salita alla ribalta per aver criticato aspramente i vertici dell’atletica poco inclini a dare spazio alla sua medaglia e ai marciatori in generale.


L’anno solare si era aperto con un altro record del mondo targato Italia e firmato da Francesco Fortunato ai tricolori indoor di Ancona nei 5000 metri su pista in cui aveva abbassato di quasi dodici secondi il precedente primato del russo Schennikov, prima di brillare ancora a Podebrady con l’argento nella 20 km (secondo crono italiano all-time, 1h18’16″), di non esprimersi al meglio ai mondiali di Tokyo (16° posto) e di concludere il lungo percorso al fianco di Riccardo Pisani e tentare una nuova strada con Luca Zenti, coach del triathlon azzurro.


Restando in casa “senior” sarebbe ingeneroso dimenticarsi dei miglioramenti sulle diverse distanze di Federica Curiazzi (campionessa italiana della 35 km, dei 10.000 su pista e dei 3000 indoor) e di Nicole Colombi, che nella prova lunga è salita sul podio a Podebrady alle spalle di Palmisano e ha poi vinto in chiusura d’anno la mezza a Dublino.

Che trionfi per i giovani in estate

Gli Europei a Squadre in Repubblica Ceca e le rassegne estive hanno poi restituito estrema serenità al movimento in prospettiva, grazie a un successo dopo l’altro dei nostri talenti.

Tra gli under 20, il pugliese Giuseppe Disabato ha cominciato a innestare un’altra marcia, abbassando i vari primati italiani di categoria, vincendo la 10 km a Podebrady (con Coppola terzo e l’under 18 Vidal quarto) e arrivando secondo agli europei di Tampere, stesso risultato dell’abruzzese Serena Di Fabio, che in Cechia era arrivata terza con tanto di record italiano.

Agli europei under 23 di Bergen, la medaglia d’oro non è sfuggita ad Alexandrina Mihai, rinata dopo un difficile 2024 (per lei anche il titolo italiano della 20 km), mentre l’astro nascente Giulia Gabriele, compagna di allenamenti della Palmisano, nella stessa gara si è presa la medaglia di bronzo al primo anno di categoria davanti a un’altra atleta promettente, Sofia Fiorini.

In Norvegia, a medaglia è andato anche Emiliano Brigante (argento), agli Eyof di Skopje sono arrivati l’oro di Niccolò Vidal (attenzione al campioncino lombardo) e l’argento di Valentina Adamo, mentre alle Universiadi di Bochum a farci esultare era stato l’oro di Andrea Cosi.

2026, l’anno delle nuove distanze

Un anno ricco di soddisfazioni a tutti i livelli in attesa di assistere all’ennesima rivoluzione voluta da World Athletics, con la discussa equiparazione alle distanze (e in un certo senso al linguaggio) della maratona. Si è già cominciati a gareggiare su 21 e 42 km e dovremo fare presto l’abitudine a nuovi tempi e magari ad altre novità come l’introduzione del VAR (questa sì, una buona idea) in appoggio ai giudici di gara per gestire ammonizioni e squalifiche in caso di scorrettezza del gesto.

Infine gli appuntamenti da circoletto rosso del 2026: Mondiali a squadre a Brasilia, Europei a Birmingham e, in campo giovanile, Europei Under 18 a Rieti e Mondiali Under 20 a Eugene.

Questo il calendario della marcia 2026

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