Pietro Arese non vuol più fermarsi: “A Oslo, in otto sotto i 3’30”. Per sognare la finale mondiale dei 1500 c’è ancora tanto da fare”

Pietro Arese è una delle più belle novità di questa primavera mai così vivace per l‘atletica italiana.
Il 23enne piemontese delle Fiamme Gialle, allievo di Silvano Danzi, ha compiuto un ulteriore salto di qualità dopo i primi grandi risultati del 2022, raccogliendo sui 1500 metri due vittorie di prestigio nel giro di pochi giorni, prima a Montreuil (Francia) con un 3’34″37 e successivamente a Bydgoszcz (Polonia) con un sensazionale 3’33″56, crono che l’ha portato a soli 86 centesimi dal record italiano di Gennaro Di Napoli (3’32″70) datato 1990.

Tempi che all’ingegnere ambientale (frequenta il corso di Laurea Magistrale in veste di studente al College del Mezzofondo di Varese) sono valsi anche la convocazione per gli Europei a squadre (o Coppa Europa) di Chorzow, programma settimana prossima e su cui l’Italia ripone speranze di vittoria.
Oggi Pietro è atteso dall’ultima uscita, al meeting tedesco di Dessau, dove si cimenterà negli 800 metri.

Pietro, quali sono le sensazioni dopo le ultime grandi prestazioni ottenute in Francia e in Polonia?
“Sono molto contento, anche perché vincere una tappa Gold del Continental Tour non è mai semplice. Io poi sono uno che apprezza più i risultati in gara che i record. Allo stesso tempo dico che c’è tantissimo da lavorare”.

Anche perché i colleghi stanno correndo sempre più veloce sulla distanza.
“Giovedì a Oslo ben otto persone sono scese sotto i 3’30”, prima accadeva in un anno, adesso è successo in una sola sera. La disciplina è esplosa e se si vuole arrivare a competere per entrare in una finale mondiale è chiaro che non posso fermarmi a guardare quello che sto facendo”.

Intanto avvicinarsi al record di Gennaro Di Napoli non è poco.
“Scendere a 3’33” mi ha dato dimensione internazionale e attenzione mediatica. La possibilità di strappare il record italiano mi lusinga, ma sono abituato a pensare un passo alla volta”.

Si è parlato, a proposito dei tempi stampati di recente nel mezzofondo, dei vantaggi di scarpe e wavelight. Tu come la pensi?
“E’ chiaro che l’uomo progredisce e introduce delle novità. Fare paragoni con il passato ha poco senso, altrimenti dovremmo parlare di quando si correva sulla terra battuta e poi è arrivato il tartan. Le scarpe di ultima generazione sono state introdotte già tre anni fa, eppure non tutti sono stati in grado di migliorarsi, anzi. La verità è che bisogna avere le gambe per fare certi tempi, a prescindere dai riferimenti. Le stesse lucine non è che ti pompano energia…”.

Intanto il mezzofondo è in fermento anche a casa nostra. C’è un bel gruppo di atleti che su 800 e 1500 sta dimostrando grande valore: Barontini, Sabbatini, Del Buono, Vissa, Cavalli, Meslek… Che aria si respira?
“E’ proprio questo uno degli aspetti che ha permesso questo boom, ovvero la sana competizione. Siamo rivali in pista, ma dopo il traguardo ci facciamo i complimenti e ci incitiamo a vicenda. Molti di noi hanno vissuto insieme le nazionali giovanili e siamo quasi tutti arrivati a indossare la maglia azzurra tra gli Assoluti. E’ stato un bel circolo virtuoso”.

E’ stato il quarto posto agli Europei di Berlino a darti la scossa per l’exploit di quest’anno?
“Non solo quello, ma anche la vittoria all’europeo di cross con la staffetta e il quinto all’europeo indoor. Il 2022 è stato un bel trampolino di lancio, un percorso che mi ha trasmesso consapevolezza e mi ha fatto capire, battendo rivali che avevano 3-4 secondi in meno di personale, che stava per arrivare anche il mio momento. Il mio percorso è stato lineare, con il mio allenatore abbiamo deciso di non esagerare mai in nulla e di cercare di completarsi passo dopo passo”

Al mondiale di Budapest mancano più di due mesi. Quanto è importante aver già fatto il tempo minimo?
“Ho la testa più leggera, non avrò più il pensiero di aspettare le gare, anche se il mio programma, che era stato ben pianificato, non cambierà più di tanto. Dopo la Coppa Europa, andrò a Losanna per la Diamond League e poi un mese in altura a Saint Moritz prima del mondiale”.

Oggi a Dessau correrai gli 800 metri. Come mai questa scelta?
“Innanzitutto mi consente di uscire dalla routine dei 1500. E poi è importante testarsi su qualcosa di più rapido in vista della Coppa Europa, nell’eventualità che la gara si concluda in volata”.

Dopo la vittoria di Montreuil hai dedicato un pensiero alla sfortunata Flavia Ferrari. Ti va di ricordarla ancora?
“Abbiamo passato insieme molti raduni nelle Nazionali giovanili e condiviso grandi emozioni, poi abbiamo perso un po’ i contatti quando aveva dovuto abbandonare l’attività agonistica a causa della mancata idoneità sportiva. Flavia era una delle ragazze più dolci e pacate che abbia mai conosciuto. Una vera orsacchiotta. E questo ha reso la sua perdita ancora più dolorosa”.

Credits Foto d’Apertura: Fidal/Colombo.


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