Questione di ore e conosceremo l’esatta composizione del contingente azzurro per gli Europei di Birmingham. Due anni fa, a Roma, la federazione sfondò quota cento e c’è ragione di credere che anche quest’anno il gruppo sarà molto numeroso.
Il primo posto nel medagliere degli Europei di casa con 24 medaglie e il bis nella Coppa Europa a squadre lo scorso anno a Madrid. L’Italia è la Nazione di riferimento del Vecchio Continente e in Inghilterra vorrà difendere il prestigioso trono conquistato grazie a un’autentica rinascita. Ci riuscirà?
Ripetersi non sarà facile. Sulla carta, le medaglie “certe” sono una dozzina. Il resto è un’incognita tutta da scoprire, tra possibili sorprese anche in negativo, perché sono tanti quelli che non vanno forte come nel 2024.
Aggiungiamo: Birmingham non sarà come Roma. Questo del 2026 è l’appuntamento dell’anno. Non ci sono altre distrazioni per gli atleti e tutti lo hanno messo nel mirino. Due anni fa si gareggiava all’alba di giugno, due mesi più tardi ci sarebbero state le Olimpiadi di Parigi e tanti big si presentarono a mezzo servizio o con la mente (e la condizione) rivolta ai cinque cerchi.
Jacobs, Battocletti e i protagonisti certi
Fatte le dovute premesse, partiamo col borsino. Considerato quanto apprezzato nelle ultime settimane sul campo, possiamo affermare che Marcell Jacobs è ancora il favorito numero uno per l’oro dei 100 metri. Il poliziotto bresciano è rinato e guida le liste europee con 9″96, ma aiutato dal vento ha saputo anche fare meglio. Ha grandi motivazioni: insegue uno storico tris continentale consecutivo.

Due anni fa, alle sue spalle, si piazzò Chituru Ali. Il comasco, k.o. nelle batterie dei Campionati Italiani, difficilmente sarà nella lista dei convocati. E anche se lo fosse, non avrebbe la condizione per lottare per il podio.
Un’altra certezza assoluta per la pista è Nadia Battocletti: un’altra doppietta 5.000-10.000 si profila all’orizzonte. Nel mezzofondo può succedere di tutto, il Golden Gala insegna. Ma la trentina non ha mai cannato una serata regale e non ha rivali sulle due distanze.
Anche dalle pedane, il pezzo forte di quest’atletica che vola, dormiamo sonni tranquilli. Nel triplo maschile, l’unico che può impensierire Andy Diaz ormai al confine dei diciotto metri è il portoghese Pichardo (se salterà). Ma per il podio abbiamo altre carte da giocare: Andrea Dallavalle, argento iridato, e poi Simone Biasutti, in netta crescita.

Fabbri sta al peso uomini come Battocletti sta al mezzofondo femminile. Leo è un metro avanti a tutti, lancia sopra i 22 metri con apparente facilità e a meno di clamorosi scenari è in grado di dominare la finale.
Il martello di Sara Fantini, tornato a volare sui 73-74 metri, offre ampie garanzie di successo così come i salti di Larissa Iapichino. Con il primato italiano sfilato a mamma Fiona, la fiorentina è al momento in vetta al ranking continentale, davanti pure alla storica rivale Malaika Mihambo.
Ma attenzione: per fare il colpo grosso bisognerà tornare oltre i sette metri o comunque stare sui sei e novanta alti per non rischiare di finire in una trappola.
Nel lungo non è semplice la situazione di Mattia Furlani, infortunatosi a maggio e sulla via del recupero. Mentre il reatino prova a ritrovare la migliore condizione, gli avversari hanno dato una sgasata niente male: Baldé e Saraboyukov hanno avvicinato gli 8 metri e 50, Ehammer è andato oltre.

E quel funambolo di Tentoglou? Giusto ieri ha saltato 8 e 66! Per la medaglia ci vorrà il miglior Furlani, capace di andare probabilmente oltre il personale.
Infine l’endurance. Nei 10.000 maschili è sicuramente da podio Yeman Crippa, ma gente come Gressier o Almgren ha in mente grandi cose.
La marcia può garantire almeno tre medaglie: Fortunato è uno degli atleti da battere nella mezza maratona, così come Stano nella maratona. Antonella Palmisano lotterà con le migliori nella mezza, sulla lunga distanza occhio all’emergente Sofia Fiorini.
Le altre speranze
Esaminata la dozzina di atleti che immaginiamo già con una medaglia al collo, per il resto bisognerà prendersi quello che viene. Rappresentano un’incognita le staffette. Eppure la 4×100, dopo aver toccato i minimi storici, grazie a Jacobs e a un buon Patta, può comunque dire la sua.
Così come vanno seguite le due 4×400: negli uomini, ad esempio, Edoardo Scotti – che ambisce anche a un posto di merito nella gara individuale – è in formato Tokyo. Benati in crescita e c’è la novità Soudassi.

Sperano di poter attaccare la zona medaglia anche Francesco Pernici negli 800, galvanizzato dal record di Fiasconaro, Pietro Arese (ma quanta concorrenza nei 1500), Alessandro Sibilio nei 400hs (non ancora ai livelli di due anni fa), Fausto Desalu nei 200 (non ci esponiamo su Filippo Tortu perché purtroppo si vede sempre meno), Matteo Sioli nell’alto (Tamberi è ancora lontano dai suoi standard ma mai dire mai…), Zaynab Dosso (viaggia su tempi non ancora rassicuranti).
Grande curiosità suscita invece la strana coppia del triplo femminile: la 33enne Dariya Derkach e la 21enne Erika Saraceni.
La prima, dopo una serie di interventi al tendine, è clamorosamente risorta con 14,51 e occupa il terzo posto della lista d’ingresso. La milanese, dopo un inverno passato a maledire le ernie inguinali e altri guai fisici, si è ripresentata al Ridolfi con il personale di 14,41. Ora è sesta in Europa. Il pronostico, per entrambe, è apertissimo.

Non si può dire lo stesso per altre tre protagoniste dell’atletica azzurra: Anna Polinari ha di recente sfiorato il record italiano nei 400, lo stesso ha fatto la 20enne Celeste Polzonetti nei 100hs, “spaventando” la collega Giada Carmassi battuta anche a Firenze.
Eppure, per tutte e tre sarà difficilissimo aspirare a qualcosa di più della finale. La colpa è delle avversarie. Nel giro di pista fenomeni come Jaeger, Manuel, Klaver, Kaczmarek corrono in 49 secondi. Stesso discorso negli ostacoli alti: da Visser in avanti, una decina di atlete sa fare meglio anche di due-tre decimi.
E poi un pensiero (o forse un rammarico) per due medagliati di Roma 2024 che si sono persi per strada, complice i problemi fisici: Catalin Tecuceanu e Lorenzo Simonelli, entrambi assenti agli Assoluti di Firenze e lontanissimi dalla freschezza d’azione a cui ci avevano abituati.
foto di Giovanni Colombo
