Ci sono fenomeni che raggiungono risultati strabilianti appena mettono piede sul tartan. E altri che la gloria se la conquistano a poco a poco, centesimo dopo centesimo. Francesco Pernici appartiene a questa seconda categoria ma da ieri sera, con le sue armi, è entrato a pieno titolo nella storia dell’atletica italiana abbattendo dopo oltre cinquant’anni il record più longevo, quello degli 800 metri appartenente a una figura (e a una serata del ’73, all’Arena Civica) quasi mitologica come quella di Marcello Fiasconaro.
Negli ultimi tre anni sembrava che infrangere quel primato potesse toccare a Simone Barontini e soprattutto a Catalin Tecuceanu. Poi, parallelamente al declino di entrambi, è arrivato il bresciano della Val Camonica. Uno che piace a prescindere per come interpreta le gare sempre all’attacco.
Sempre all’attacco
Proprio quel suo mettersi davanti a menare gli ha procurato non poche delusioni sul doppio giro di pista, vedi il podio mancato un anno fa agli eurounder 23 di Bergen. Ma Francesco è andato dritto per la sua strada, sapendo di essere a tanto così da quell’obiettivo, come palesato agli ultimi mondiali di Tokyo.
“E’ la mia caratteristica – ci aveva detto in un’intervista di due anni fa – Quando corro non ho paura di niente. Penso a vincere, ma anche a divertirmi. Credo che, se si hanno le gambe, condurre la gara in testa possa rappresentare solo un vantaggio. E nella mia mente c’è sempre l’oro olimpico a Londra 2012 di Rudisha con il record del mondo stabilito correndo sempre davanti”.
Siamo certi, come egli stesso ha detto nel post-gara, che non si fermerà all’1’43″60 di Nancy. La distanza, per i big della specialità, si è velocizzata, tra tecnologie e forme avanzate di integrazione: gente come Wanyonyi e Arop viaggia costantemente sull’1’41”. Giusto perciò essere ambiziosi…
L’allievo di Dalmazio Bersini è intanto il secondo europeo dell’anno alle spalle del britannico Burgin. A Birmingham, la concorrenza per le medaglie si annuncia spietata. Ma il portacolori delle Fiamme Gialle, statene certi, non si farà pregare per sedersi al tavolo dei pretendenti.
Un sogno iniziato tre anni fa
“Ho avuto una botta di adrenalina enorme dopo l’arrivo – ha spiegato sui canali Fidal, Francesco Pernici – e ho provato un’emozione davvero forte. In un attimo mi è sembrato di veder scorrere tutto il percorso che mi ha portato fino a qui, una sensazione strana ma bellissima. Ho cominciato a pensare al record tre anni fa, era un sogno, ma dalla scorsa stagione è diventato un obiettivo”.
“Sapevo – ha continuato – di valere il primato italiano e mi aspettavo di farlo stavolta, era l’occasione giusta: ho passato tutto il giorno con il sorriso sulle labbra, le condizioni ambientali erano perfette, mi sono detto ‘oggi non mi ferma nessuno’. All’inizio ho corso dietro alla lepre che fatto un ottimo lavoro, prima di trovarmi davanti. Gli altri hanno provato ad attaccarmi, ma ho tenuto alto il ritmo senza mollare niente”.
“Credo di essere in forte crescita e questo è solo un punto di partenza – ha detto Pernici – Il merito è del mio allenatore che mi segue da quando avevo sedici anni, la dedica anche per la famiglia e per la mia fidanzata Sara che mi è stata vicina nell’ultimo periodo. Ho dovuto saltare la stagione indoor per un piccolo infortunio, un’infiammazione alla bandelletta, ma non mi sono abbattuto. Bergen e Tokyo lo scorso anno mi avevano lasciato l’amaro in bocca. Ma si impara dagli errori e non mi arrenderò mai”..
Fiasconaro “finalmente” cancellato
Pernici ha dunque spodestato Marcello Fiasconaro dopo 53 anni. Una specie di sollievo per tutti, quando ci sono dei record che non si riescono a battere. Lo stesso Fiasconaro, un paio di anni fa, aveva dichiarato che non avrebbe mai potuto pensare che quell’1’43″7, allora anche record del mondo, sarebbe durato così a lungo.
Negli anni ci sono andati vicino Donato Sabia e Andrea Longo. Forse anche un Giuseppe D’Urso avrebbe avuto le potenzialità per attaccare quel crono stabilito da quel ragazzo venuto dal Sudafrica. Ma nessuno ha mai trovato la gara giusta. Prima di Pernici.
Fiasconaro vive tutt’ora a Città del Capo. Ha 77 anni e fa il pensionato: partite di golf, lettura, sport in tv. Passò quasi per caso dal rugby all’atletica. E alla palla ovale, con qualche partita giocata nel Cus Milano, ci tornò quando i suoi tendini martoriati lo costrinsero a chiudere anzitempo la carriera da mezzofondista, senza partecipazioni ai Giochi Olimpici.
foto Grana / Fidal
