Le gare di mezzofondo e di endurance agli Europei di Birmingham, la mezza maratona di Buenos Aires che ha incoronato Yomif Kejelcha come nuovo primatista del mondo della distanza, poi le prime news e gli élite fields delle principali major d’autunno.
Tanta carne al fuoco che abbiamo deciso di scorrere insieme a Orlando Pizzolato, ex maratoneta, preparatore atletico e attento osservatore, con le sue lucide analisi, di ciò che accade nel mondo del running.
Orlando, iniziamo dal nuovo primato del mondo della 21K stabilito da Kejelcha: il crono di 56’51” fa più paura del 1h59’41” fatto segnare alla Maratona di Londra?
“Direi di sì, considerato che ha corso in 26’44” il secondo 10.000, correndo appena 15 secondi più lento rispetto al suo stesso record della 10K su strada stabilito a Castellon nello scorso inverno. Ormai dobbiamo abituarci e aprire la mente a questi numeri solo poco tempo fa impensabili. Numeri che spaventano ma che rappresentano il frutto dell’evoluzione. Berardelli, il tecnico di Sawe, ha spiegato come le scarpe di ultima generazione non solo hanno apportato vantaggi ma hanno di riflesso cambiato sia la preparazione che l’alimentazione perché di fatto riducono lo sforzo e quindi condizionano le tabelle”.
Una vera e propria rivoluzione.
“Che apre ulteriori spazi alla gente di talento. Prima le gare le vincevano solo gli africani, grazie alla loro corsa elastica ed efficace. Ora vincono anche i bianchi, che grazie alle scarpe usano meglio i piedi. Almgren è un esempio”.

Quindi le scarpe moderne hanno reso la corsa più democratica a livello agonistico.
“Hanno allargato il campo, ora in tanti hanno più chance. Non è più solo questione di etnia, talento e genetica. Ora gli europei hanno la quota, hanno le scarpe, hanno tutti gli strumenti per poter equipararsi agli altri. Non ci sono più due categorie di differenza nel fondo e nel mezzofondo tra gli atleti degli altipiani e il resto del mondo”.
Rivedremo Kejelcha a Valencia. Il record di Londra potrebbe essere subito ritoccato entro la fine del 2026 considerato lo stop di Sawe che non correrà a Berlino?
“Se accadrà non dovremo più sorprenderci. Per quello che abbiamo visto negli ultimi mesi, siamo pronti mentalmente. La maratona continua ad avere molte variabili e una di queste è il clima. Però oggi viene costruita a tavolino e chi regge i ritmi prestabiliti fa il record del mondo. Adesso è aumentata anche la capacità di assorbire gli zuccheri durante i ristori, tanto che si comincia a dire che il famoso muro della maratona non esiste più. Gli atleti di altissimo livello arrivano al 35° km meno affaticati e questo è merito del carico di carboidrati più alto e delle scarpe. L’asticella insomma continua ad alzarsi. E sono gli scienziati a mettere a disposizione del running le proprie conoscenze, non è più il tempo dell’esperienza dei pionieri”.
Alla Maratona di New York assisteremo al debutto di Andreas Almgren, che ha impressionato non poco nei 10.000 metri degli Europei.
“E’ uno dei temi che suscita curiosità per l’autunno. La maratona è sempre una gara fantasma, ci sono situazioni che non puoi calcolare e che solo quando le vivi in quell’evento lì puoi cominciare a maneggiare. Non sarà facile anche per lui, poi magari stupirà tutti come quegli atleti africani che sono stati capaci di esordire anche sulle 2h02”.

Nella Grande Mela vedremo all’opera anche Yeman Crippa.
“A New York non vince il più veloce in assoluto, ma il più bravo. Non ci sono pacer, ci sono le salite e allora la formula vincente è una combinazione tra condizione fisica e tattica. Si corre un po’ alla vecchia maniera e quindi Crippa potrà dire la sua e ritenersi uno dei candidati alla vittoria. Però negli ultimi anni abbiamo visto che anche gli africani sono riusciti a interpretare bene il tracciato e a dominare la scena”.
Restando alla maratona, in quel di Birmingham ha rubato l’occhio anche la finlandese Alisa Vainio, oro in maratona con un distacco siderale inflitto alle inseguitrici. Per lei, sei maratone corse in undici mesi, tre personal best nel giro di quattro e in un circostanza solo tre settimane di pausa tra una 42K e l’altra: è il segno che anche la periodizzazione sta cambiando?
“Sono statistiche che ovviamente spiazzano e non costituiscono la normalità. Di solito ci sono corridori che sopportano per un breve periodo grossi carichi e sembrano inarrivabili prima di avere un cedimento. E’ successo per tanti grandi interpreti, avere una continuità simile non è semplice. Per correre tutte queste maratone bisogna conoscere bene se stessi, adeguare i carichi di lavoro e avere la fortuna di non avere scompensi dal punto di vista biomeccanico. Anche Ingebrigtsen sembrava poter durare all’infinito e poi ha pagato il conto. La Vainio, dal canto suo, finora è stata bravissima e ha dimostrato di sapersi gestire. Ha una corsa economica e poco d’impatto, questo probabilmente fa sì che le sue articolazioni reggano più di quelle delle altre”.

Chiudiamo con Nadia Battocletti e quelle sgasate ormai divenute il suo marchio di fabbrica. A questo punto le rivali non potranno più permettersi nelle prossime competizioni di aspettare così tanto tempo e servirle le medaglie su un piatto d’argento.
“Non possono più portarsela dietro agli 800-1000 metri, altrimenti la probabilità di perdere da lei sarà molto alta. Anche fuoriclasse assolute come Chebet e Kipyegon dovranno tenerne conto in ottica Mondiali e Olimpiadi. Prendete l’ultima gara di Diamond League che la trentina ha vinto a Chorzow: l’etiope Hailu è andata più forte negli ultimi 400 metri, magari se fosse stata al suo fianco nel momento dell’accelerazione finale avrebbe avuto più chance di scalzarla. In ogni caso è chiaro che con Nadia si gioca per l’oro, l’argento o al massimo per il bronzo. Solo le più forti oggi possono batterla”.
Con quello spunto veloce secondo Pizzolato dovrebbe dedicarsi di più ai 1500?
“Su quella distanza ha dimostrato di essere forte ma può fare meglio. Magari potremmo vederla all’opera in qualche circostanza in più, ma pur non conoscendo le sue tabelle d’allenamento credo che suo papà inserisca regolarmente i 1500 per curare la parte di velocità dei 5000 e dei 10.000. In ogni caso li correrà al Palio della Quercia di Rovereto e vedremo cosa sarà in grado di fare”.
foto in copertina di Getty Images
