Nella maratona di Berlino che ha consacrato il keniano Sabastian Sawe in testa al movimento mondiale dopo i successi di Valencia e Londra c’è stata gloria anche per l’Italia grazie allo storico piazzamento nella top ten di Ahmed Ouhda, 28enne di origini marocchine e portacolori dell’Esercito.
L’azzurro allenato da Ruggero Pertile è arrivato decimo con il tempo di 2h10’39”, migliorandosi di oltre due minuti e mezzo rispetto alla Maratona di Venezia che un anno fa aveva segnato il suo debutto sulla distanza e stabilendo il secondo miglior crono di sempre nella prova tedesca per un azzurro, a quattro secondi dalla prestazione di Danilo Goffi nel 2001.
Ahmed, ma te l’aspettavi?
“Non credevo di poter entrare nella top ten partendo con il 45° accredito, mentre a livello cronometrico mi aspettavo un buon tempo e un progresso rispetto a Venezia dove avevo fatto per lo più un allenamento. L’obiettivo era quello di correre due minuti in meno ma le condizioni climatiche non lo hanno consentito. Con il gran caldo ho dovuto ricalibrare tutta la gara”.

Raccontaci com’è andata in corsa.
“Nei primi chilometri sono rimasto col gruppo da 2h08′, poi ho deciso di sfilarmi e di aspettare il gruppo successivo che sarebbe passato più lento alla mezza (in 1h04’40”, ndr), anche se il mio obiettivo della vigilia era quello di passare sui 63′. Nella gestione della gara mi ha aiutato tanto il mio allenatore. Ha esperienza e ha saputo darmi i consigli giusti. Tanto è vero che alla fine ho ripreso tantissimi atleti che avevano sofferto il caldo”.
Quella di rallentare si è dunque rivelata una strategia vincente.
“Anche se dal 35° al 40° km ho accusato una crisi. Sono rimasto da solo ma il fatto di riprendere gli altri mi ha dato grande motivazione per arrivare al traguardo. Al 38° ho dovuto anche fermarmi un attimo per delle fitte al fianco sinistro, ma ho risolto in fretta grazie a dei respiri profondi”.
Rispetto alla Maratona di Venezia dell’esordio hai modificato qualcosa nella preparazione?
“Ho fatto meno chilometri e più lunghi anche se mai specifici, corsi a ritmi tranquilli e in leggera progressione. E poi sono salito due volte in altura, a giugno a Livigno e ad agosto a St. Moritz. I volumi? Prima di Venezia correvo anche 200 km a settimana, qui sono rimasto nel range tra 170 e 175. A risultare decisivi sono stati anche i momenti in più dedicati al recupero, prendendo più mezze giornate libere”.

I progressi degli ultimi mesi coincidono con l’avvento al tuo fianco di Ruggero Pertile, dal dicembre 2024.
“La collaborazione con Ruggero è iniziata subito dopo la Maratona di Venezia. Avrei voluto correre subito una maratona in inverno ma poi ho seguito tutti i suoi consigli e nella prima parte di stagione ci siamo dedicati alle altre distanze, stabilendo subito i personali sui 10 km (28:23 a Lille, ndr) e nella mezza maratona (1h02’58”, ndr) in occasione degli europei di Bruxelles corsi con la maglia azzurra”.
Il risultato di Berlino è il frutto anche di altri cambiamenti?
“Ho iniziato a collaborare con Marco Franzinelli, un nutrizionista della Val di Ledro che ha saputo darmi dei consigli validi soprattutto per recuperare dopo gli allenamenti”.
Cosa ti ha fatto capire la seconda maratona?
“Che non si può paragonare alle altre distanze. Quando parti a tutta in una 10 km, qualsiasi cosa succeda la porti a casa. Nella maratona ci sono troppe variabili che vanno valutate e gestite. A Berlino ho visto tanti atleti esuberanti che poi sono stati costretti a ritirarsi. Oltre alle gambe, conta tantissimo la testa”.

Quali saranno gli impegni dell’autunno?
“Valuterò se partecipare ai campionati italiani di mezza maratona a Cremona e a quelli dei 10 km previsti a novembre. Poi ci sarà solo qualche gara di contorno che sosterrà la mia preparazione per la prossima maratona che verosimilmente correrò in primavera”.
Sei un grande appassionato di ciclismo. Ma la bici la utilizzi in allenamento?
“Finora l’ho impiegata solo quando ci sono stati dei piccoli infortuni. Però ne ho parlato con Ruggero e mi piacerebbe inserirla, specialmente per il recupero dopo i lavori specifici. Credo che ci siano tanti aspetti che si possano migliorare. Del resto sono solo alla seconda maratona. Una cosa è certa: alla prossima andrò per fare il tempo”.

