Mezzofondo che passione: la storia di Olivia Alessandrini, dal Kentucky agli europei Under 20

L’evento più importante dell’estate per la categoria under 20 saranno gli Europei di Tampere in programma dal 6 al 9 agosto. In Finlandia, anche se deve ancora pervenire dalla federazione la lista ufficiale dei convocati, ci sarà anche Olivia Alessandrini, mezzofondista milanese che vive da tempo negli USA e che si è fatta conoscere all’inizio del mese grazie alla doppietta nei 3000 (9’33″01) e 5000 metri (17’15″56) ai campionati italiani di Grosseto con la casacca dell’Atletica Bergamo 1959.

Olivia, che obiettivo ti sei data per gli europei under 20?
“Prendere una medaglia sarebbe il coronamento di una stagione ricca di miglioramenti. In via preferenziale, quando mi è stato chiesto dalla Fidal, ho scelto di correre i 5000 (ha un personale di 16’02″47 siglato a Stanford, California, ad aprile ndr). Ma non è ancora ufficiale, aspettiamo la decisione finale”.


I 5000 sono la distanza che prediligi in assoluto?
“Sì, il mezzofondo prolungato mi sta dando le maggiori soddisfazioni. Mi trovo a mio agio anche nei 3200, distanza tipicamente americana, e nei 5000 conto di scendere sotto i 16 minuti non appena ci sarà la possibilità di correre una gara non troppo tattica. Però negli anni del liceo facevo anche 800 e 1500”.

Quest’inverno ti eri fatta notare per aver corso i 3000 indoor in 9’19″24, a meno di un secondo dal primato nazionale under 20 di Nadia Battocletti.
“Nemmeno lo sapevo, certo stiamo parlando di una delle più forti atlete in circolazione. Correre sui suoi tempi è super motivante”.

Ti sei trasferita negli Stati Uniti a 7 anni, complice il lavoro di tuo padre.
“Ho vissuto fino all’anno scorso in Colorado con la mia famiglia, a Boulder, dove papà Stefano, che è un fisico, si occupa di ricerca. Siamo sempre tornati a Milano due volte all’anno, per le vacanze invernali ed estive”.


Dallo scorso anno, per coltivare il sogno dell’atletica, ti sei trasferita a Louisville, nel Kentucky.
“Sono diplomata al Liceo Scientifico di Boulder, a Louisville studio Bioingegneria e ho l’opportunità di disputare la NCAA. Ora sono distante due ore e mezza di aereo da casa”.

Quando hai cominciato a correre?
“In terza media. Prima giocavo a calcio, ma con il Covid tutto si fermò e l’atletica era uno dei pochi sport che si poteva praticare senza problemi. Ho iniziato insieme alla mia sorella gemella Viola. Lei ora studia a Portland State, in Oregon. E’ una mezzofondista veloce, predilige gli 800 e i 1500. Al momento è ferma, sta recuperando dalla rottura del crociato”.

I tuoi tempi si sono sensibilmente abbassati da quando ti sei trasferita nel Kentucky e hai cambiato guida tecnica. Pura coincidenza?
“Non direi. A Boulder mi allenavo tanto, sicuramente troppo per la mia età. Infatti quando tornavo in Italia, mi accorgevo che allentando i chilometraggi, andavo più forte e abbassavo i personali. Adesso faccio più lavori di resistenza ma non corro tutti i giorni. La chiave è il cross training: nuoto due volte a settimana e mi sta aiutando tanto per la base aerobica ma anche per il recupero”.

Olivia Alessandrini e la gemella Viola.

Quando torni in Italia, chi ti segue?
“Mi alleno con l’Atletica Bergamo, mi seguono Saro Naso e Fabio Cantoni, ma sempre in base alle tabelle del mio allenatore di Louisville, Joe Franklin, e all’occhio attento di mio papà, ex biker, che ora è diventato un fanatico della corsa e si è dato anche alle maratone”.

Com’è vivere a Louisville per Olivia Alessandrini?
“E’ lo specchio della società americana e di come viene proposta in televisione, un’altra realtà rispetto alla più autentica Boulder. La squadra di atletica è composta da tante atlete internazionali. Le mie migliori amiche sono europee. Rientrerò il 16 agosto, subito dopo gli europei. Il 18 ripartono le lezioni dell’Università”.

foto in copertina di Fama / Fidal

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