Sarebbe stato giusto portare ai mondiali di cross almeno la staffetta campione d’Europa?

Il 10 gennaio a Tallahassee, in Florida, si disputeranno i Campionati mondiali di cross, due mesi in anticipo rispetto alla tradizionale collocazione degli ultimi anni che in qualche modo li sovrapponeva alle rassegne internazionali indoor. Negli Stati Uniti non ci sarà l’Italia e la mancata partecipazione degli azzurri non è certo una novità.

La Fidal, accettando in un certo senso il verdetto del campo che vede di volta in volta dominare gli atleti keniani, etiopi e ugandesi, preferisce puntare tutto sugli Europei di dicembre e non sobbarcarsi i costi di lunghe trasferte sapendo di non poter competere per le medaglie.

Di fronte però al secondo titolo europeo consecutivo nella staffetta mista conquistato dieci giorni fa a Lagoa è legittimo chiedersi se non fosse il caso, almeno stavolta, di andare a Tallahassee almeno con il quartetto che ha dimostrato di non avere rivali nel Vecchio Continente (tre ori nelle ultime quattro edizioni) e che magari avrebbe potuto davvero giocarsi le proprie carte per un posto sul podio.

Sebastiano Parolini, Pietro Arese, Marta Zenoni e Gaia Sabbatini hanno vinto con un certo controllo la propria gara e chissà se avrebbero le gambe per un piazzamento di alto livello anche ai mondiali di cross, pensando che due anni fa, a Belgrado, la Gran Bretagna, con il quartetto composto da Keen, Millard, Fogg e Morley, riuscì a tenere alto il vessillo dell’Europa agguantando il bronzo alle spalle di Kenya ed Etiopia.


“A Lagoa siamo stati bravissimi a sfruttare a nostro favore tutte le circostanze e a portare a casa un altro successo con almeno due frazioni su quattro corse in modo eccellente ma nel mondo si corre a una velocità completamente diversa e per competere per le medaglie serve qualcosa di più di quello che abbiamo attualmente” dice il responsabile di settore, Federico Leporati, spiegando così la scelta presa insieme alla direzione tecnica di non andare negli Usa.

E’ chiaro, aggiungiamo noi, che alla corsa campestre non viene data la stessa importanza strategica dell’attività su pista: tutti ricorderanno che in nome dell’esperienza-premio ai mondiali di Tokyo ci andarono novanta azzurri sapendo che la maggior parte di essi non avrebbe superato nemmeno il primo turno.

Ma se Nadia avesse detto sì…

In realtà, alle porte dell’autunno, l’idea di portare la staffetta mista ai mondiali di cross c’era e il progetto avrebbe dovuto coinvolgere Nadia Battocletti. Con il talento di Nadia, una capace di correre al fianco delle africane (e di batterle), le chance di competitività sarebbero aumentate notevolmente. Ma la trentina ha fatto presto altre scelte (punta ai mondiali indoor) e l’idea è tramontata sul nascere.

Nadia Battocletti agli eurocross di Lagoa.


Alla luce di quanto visto a Lagoa, inutile invece fare discorsi per le altre categorie. In campo maschile gli azzurri non sono stati all’altezza nemmeno a livello europeo (il migliore, Giovanni Gatto, 25°) al pari degli Under che hanno racimolato piazzamenti poco rilevanti: l’unico che avrebbe potuto stuzzicare la fantasia del d.t. e dire la sua era forse Alessandro Santangelo tra gli Under 20, ma una brutta influenza lo ha costretto al ritiro agli Europei e gli ha impedito di giocarsi una possibile chiamata per la Florida.

foto Grana / Fidal

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