Doveva essere di Leonardo Fabbri il primo oro italiano di questi europei inglesi e così è stato. Il campione fiorentino è sceso in pedana consapevole di essere il più forte. Rispetto ad alcune uscite del passato, il suo viso era disteso e il linguaggio del corpo lasciava trapelare quella serenità che serve per andare lontano.
E lontano, Leo, ci è andato. La finale del peso è stata un crescendo. Primi due lanci a 21 metri abbondanti, giusto per mettere al sicuro la medaglia. Poi il capolavoro a 22,31 per dominarla in lungo e in largo. Nessun sorpresa dunque. Ha vinto il migliore: è bis continentale dopo Roma 2024.
Quel che si poteva pronosticare di meno era l’argento di Zane Weir. L’altro gemello del peso, compagno inseparabile di allenamenti del toscano nel collaudato team Dal Soglio, era finito nelle retrovie della specialità dopo l’infortunio alla caviglia di due anni fa.
L’italo sudafricano ha continuato a lavorare in silenzio, nonostante due anni di prestazioni non esaltanti e di avversari che si allontanavano dalla sua portata. Il secondo posto di Birmingham con 21,12 è la rinascita di un grande atleta oltre che il successo di un progetto tecnico.
Il day 1 degli Europei di Birmingham
Della prima giornata degli Europei resta l’impressione suscitata in qualificazione dalle due tripliste azzurre, Daria Derkach e Erika Saraceni (al nuovo pb di 14,50 alla seconda gara dell’anno) e da Francesco Inzoli nel salto in lungo (8,34).
Nella finale maschile non ci sarà però Mattia Furlani, sprofondato nel peggior incubo con la recidiva dell’infortunio al bicipite rimediato a maggio. L’europeo per il reatino è finito in sedia a rotelle.
Nelle altre finali di giornata possiamo affermare che è mancato qualcosa sia a Zaynab Dosso (comunque febbricitante), settima nei 100 di Amy Hunt, sia alla 4×400 mista (l’esordiente Soudassi più Polinari, Sito e Mangione) sesta con l’oro alla Norvegia trascinata da una formidabile Jaeger. A proposito di Norvegia: nei 5000 è tornato re Ingebrigtsen, alla prima gara dell’anno dopo l’intervento al tendine e tatticamente perfetto nello sprigionare tutti i cavalli nel rettilineo finale.
foto Grana / Fidal
