Sabastian Sawe e i 25 controlli antidoping prima della Maratona di Berlino

L’ultimo caso è quello di Diribe Welteji, mezzofondista etiope fermata a un tiro di schioppo dallo start dei mondiali di Tokyo per aver saltato un controllo fuori dalle competizioni. Ma la lista di atleti finiti nelle maglie del doping negli ultimi mesi è davvero lunga e una Nazione, il Kenya, a cominciare dal più eclatante dei casi, lo stop alla primatista mondiale di maratona Ruth Chepngetich, è da mesi sotto la lente d’ingrandimento della federazione internazionale che potrebbe a breve tagliarla fuori dai grandi eventi.

Per questo motivo, l’attuale numero uno della maratona mondiale, Sabastian Sawe, vincitore a Valencia e 2024 e a Londra 2025 nelle sue due prime 42K, ha deciso di prendere un’importante iniziativa in occasione della Maratona di Berlino di fine mese per fugare ogni dubbio sul proprio conto.

Uno degli uomini candidati ad attaccare il primato del mondo di Kiptum, forse già in Germania, si sta infatti sottoponendo a una serie di test antidoping preventivi e volontari, in accordo con l’Athletics Integrity Unit (AIU): un vero e proprio piano fatto di 25 controlli nei sessanta giorni che precedono la Maratona di Berlino gestito interamente dall’organizzazione di World Athletics.

L'arrivo di Sawe a Valencia.


A finanziare l’operazione è Adidas, lo sponsor di Sawe. L’iniziativa potrebbe rappresentare una nuova strada per la credibilità nel mondo delle maratone e dell’endurance in generale, almeno a livello dei top atleti, a tal punto che potrebbe essere messo in piedi una sorta di percorso che porterebbe a un vero e proprio certificato doping free.

D’altronde i montepremi delle major continuano a crescere, così come gli interessi in gioco che stridono con il numero sempre più alto di ordini d’arrivo riscritti a causa delle violazioni della normativa antidoping.

“Sono stanco dei dubbi e delle accuse formulate continuamente agli atleti keniani – ha detto in una nota stampa, Sabastian Sawe – Il doping è un problema serio nel nostro Paese e per combatterlo dobbiamo collaborare con AIU e World Athletics. Spero di poter essere un esempio per gli altri atleti, di dimostrare di essere pulito ogni qualvolta che mi presento alla partenza e che i miei risultati non vengano a prescindere messi in dubbio perché appartengo al Kenya”.

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