Una delle più lunghe, brutte e controverse pagine della storia recente dello sport italiano, quella appunto di Alex Schwazer, sembrava ormai chiusa in soffitta, anche se mai del tutto chiarita. E invece, dopo 14 anni, ci risiamo. Per la gioia dei media, che si fregano le mani di fronte allo sbatti il mostro in prima pagina third edition.
Schwazer positivo all’EPO. Roba da non credere. Il campione senza pace è di nuovo nella bufera, con tanto di conferenza stampa per proclamarsi innocente. Anche se stavolta, giura, non si difenderà.
Scene viste e riviste, di quelle che animano il dibattito e dividono il pubblico italiano dei tuttologi – sì, proprio quelli che sanno tutto di Stasi e Sempio – in colpevolisti e complottisti.
La maxi squalifica e il ritorno alle gare
Va detto che Alex, per non smettere di far parlare di sé, ci ha messo del suo. Dopo aver scontato la maxi squalifica post Rio 2016 e aver lottato per la propria innocenza, si è rimesso in marcia ed è tornato alle competizioni. Animato da – come vogliamo chiamarla? – passione, smania, voglia di dimostrare ancora di essere forte, rivincita contro una presunta ingiustizia subita, ossessione? Fate voi.
Lo ha fatto per gioco, poi non ha resistito e ha provato a cambiare passo. Tra gli impegni di lavoro, in pausa pranzo, come ci raccontava Domenico Pozzovivo, l’ex ciclista che negli ultimi tempi gli ha fatto da preparatore.
Crono alla mano, Alex sembrava aver avuto ragione. L’ultima impresa però è di nuovo fatale, a Francoforte, in aprile, con la nuova distanza di maratona coperta sul livello dei migliori al mondo e come nessuno in Europa in poco più di tre ore. Tanto da poter pensare che sarebbe stato giusto rigettarlo nella mischia a Birmingham, idea subito stoppata dal dt La Torre.
Quanti interrogativi…
Eppure ci risiamo. Non abbiamo risposte. E non diamo nessuna sentenza in mancanza di elementi certi. Ma qualche domanda è lecito farsela. Gli interrogativi sono tanti.
Se fosse che si è dopato di nuovo, magari è proprio uno che non ha perso il vizio, okay: allora siamo davanti a una persona poco sana di mente, sapendo che anche certe prestazioni sarebbero state inutili a convincere un ambiente che lo ha marchiato a vita e che non ha mai fatto nulla per fare pensare il contrario.
Sfuggono davvero i vantaggi di questa faccenda, a meno che non li si riconducono a meri deliri di gloria personale come quelli a cui aspirano quei fanatici amatori della domenica che si riempiono di immondizia, appunto persone che qualche rotella fuori posto ce l’hanno.

Ma se così non fosse? Ce l’hanno tutti con Schwazer? Ma cosa temevano stavolta?
Che un ultra quarantenne avrebbe ridicolizzato fior di giovani andando più forte di loro?
O è solo desiderio di una vendetta infinita, di infierire su una storia già troppo tormentata, solo per dire, guarda tu ormai hai finito, non ti illudere e non farti più vedere?
Anche questa ipotesi, va ammesso, non è facile da sostenere. Chi sarebbero i mandanti? L’agenzia antidoping tedesca? La Fidal? C’è qualcuno davvero in potere di organizzare una trappola simile? Di contaminare le provette degli atleti con l’EPO? Di occuparsi di uno comunque ai margini da anni che non avrebbe più messo piede in ogni caso nelle principali rassegne internazionali?
Gogna mediatica? No, grazie
L’idea del complotto non ci lascerebbe di certo soddisfatti e ci rimetterebbe in testa il cruccio dei giochi di potere e di uno sport dove le regole non sono uguali per tutti.
Poi ripensi a Pantani e ti convinci che qualcuno, per ragioni neanche troppo oscure, può dare fastidio e deve pagare più degli altri.
Allora anche per Schwazer, che almeno è ancora tra noi e che positivo al doping lo è stato davvero almeno una volta, è andata così? Forse no. Forse è davvero il mostro che tutti, anche stavolta, si affrettano a dipingere.
Noi però, delusi da questa storia che sembrava appartenere al passato, e stanchi a prescindere, non partecipiamo alla gogna mediatica.

E lo diciamo chiaro: non ci è piaciuto l’atteggiamento assunto da alcuni colleghi di Schwazer (vedi il campione olimpico di Tokyo 2021 Massimo Stano che ha lanciato un ironico sondaggio su Instagram), i quali non hanno perso tempo a rendere pubblico sui social quello che gli passava per la mente una volta appresa la notizia della nuova positività.
Lo capiamo. Si pensa che Schwazer rovini l’immagine della marcia e dello sport italiano. Ma così non è e non deve essere. Specie nella marcia, le positività di Alex sono sempre state un caso isolato. Niente e nessuno ha mai tolto qualcosa agli azzurri che hanno continuato a vincere. Mai nessuno ha pensato che i successi dello stesso Stano, o di Fortunato e Antonella Palmisano fossero poco limpidi perché in Italia c’era Schwazer che si dopava. Non c’è mai stato, per fortuna, nessun nesso, nessun sistema.
Pretendere rispetto per l’atleta (o per l’uomo, scegliete voi) almeno fino alla definitiva colpevolezza, forse è troppo, ce ne rendiamo conto. Però da parte di atleti seri, plurimedagliati e stipendiati dallo Stato ci si aspetterebbe un pizzico di professionalità in più e un po’ di partecipazione alla caciara in meno.
