Un anno di running 2025

Il personaggio di un anno di running azzurro è Iliass Aouani, uomo capace di ritrovare al secondo tentativo di sodalizio con Massimo Magnani la via giusta per entrare a far parte del ristretto giro dei grandi della disciplina.

Il suo 2025 è un concentrato di classe, nuove strategie e intelligenza, tutto mirato su grandi obiettivi da centrare in maglia azzurra e lontano dalle lusinghe cronometriche delle major: il suo miglior tempo è stato di 2h09’05” ed è anche il migliore tra tutti gli italiani.

Dopo aver marciato a lungo sui tempi del record italiano a Valencia sul finire del 2024, Aouani ha trionfato nella prima Maratona degli Europei su Strada in aprile a Bruxelles e poi ha centrato una formidabile medaglia di bronzo nella 42K dei Mondiali di Tokyo, al termine di una prova corsa senza ausilio di orologi e tecnologia.


Aouani è runner moderno e di altri tempi, si racconta e spopola sui social e su YouTube ma ha imparato i sacrifici del maratoneta e perfezionato una disciplina ferrea che gli permetterà di migliorare ancora nelle prossime stagioni.

La stagione in maratona al contrario non è stata esaltante per le altre due punte azzurre, Yohanes Chiappinelli e Yeman Crippa, quest’ultimo ancora una volta a disagio sulla distanza regina: ritirato a Londra e a Tokyo, calato nel finale a Valencia. Sarà il caso di tornare a frequentare la pista? Vedremo. 

Nel 2025 non si è mai visto a causa di un lungo infortunio Pietro Riva, uno che aveva esordito in 2h07’37” a fine 2024 in quel di Valencia, il miglior debutto di sempre per un italiano. Lo aspettiamo a braccia aperte…

Alle spalle di Aouani, va sottolineata la crescita di Badr Jaafari, campione italiano di mezza maratona e all’ottimo esordio a Firenze in 2h09’58”, e di Ahmed Ouhda, che a Berlino ha corso in 2h10’39”.

Un pugno nello stomaco invece lo stop per doping del recidivo Oukhrid, che aveva vinto il titolo tricolore alla Maga Circe.

In campo femminile è stato l’anno di Sofiia Yaremchuk, che ha ritoccato il primato italiano a Londra correndo in 2h23’14”. L’allieva di Fabio Martelli è una che si vede poco ma sa graffiare quando serve, anche se il gap con le più forti al mondo resta molto ampio e parlare di medaglie negli eventi che contano diventa difficile.

Ai Mondiali ci siamo andati decimati, con in gara la sola Rebecca Lonedo, che pian piano sta provando a trasformarsi definitivamente in maratoneta dopo le prime annate difficili (2h28’42” ad Amburgo).

Non c’erano le selezionate Giovanna Epis (infortunio al bicipite femorale alla vigilia, ma comunque 2h29’14” a Bruxelles) e Sara Nestola (edema osseo), ragazza che reclama le maggiori attenzioni in prospettiva.

L’allieva di Stefano Baldini, agli Europei di Bruxelles aveva colto il bronzo nella mezza maratona, distanza che al contrario dei maschietti si è dimostrata parecchio vivace nell’anno solare. Merito delle specialiste Palmero (altra ragazza dai grandi progressi, 1h09’02”) e Yaremchuk (1h09’21”) ma anche di Sara Bottarelli, una che a 35 anni è entrata in una nuova dimensione e ha corso in 1h11’09” vincendo il titolo italiano, e Federica Del Buono, che continua a stupire man mano che si allungano le distanze: per lei 1h10’07” al secondo tentativo a Cittadella una decina di giorni fa.

Non si può certo escludere dal discorso il numero uno attuale dell’atletica italiana, quella Nadia Battocletti fortissima anche su asfalto anche se non è ancora tempo di compiere il grande salto su mezza e maratona. Nell’ attesa, tra un trionfo in pista e l’altro nei cross, ha trovato il tempo di laurearsi campionessa d’Europa dei 10 km in Belgio e di stampare il record europeo dei 5 km in occasione della Tokyo Speed Race.

A livello nazionale, nei 10 km, dopo due stagioni all’aperto difficili, è tornato il sorriso a Valentina Gemetto, tricolore a Prato al pari di Francesco Guerra, peraltro grande speranza di un mezzofondo prolungato maschile in piena crisi.

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