Prima Tom Dumoulin, capace di correre la mezza maratona in 1h08’42” e la Maratona di Amsterdam, al debutto sulla distanza regina, in 2h29’31”. Ora Mathieu Van Der Poel, che nei giorni scorsi ha catturato l’attenzione per l’aver chiuso 10 km con il tempo di 33’52” (3’22” di media, 3’17” l’ultimo chilometro) mentre si trovava in vacanza in Spagna insieme all’amico Freddy Ovett, uno che di professione faceva il ciclista come il belga ma che ha sangue da mezzofondista dato che il padre Steve fu campione olimpico degli 800 metri a Mosca 1980.
Van Der Poel è uno dei più forti in attività sulla bici da strada e da ciclocross e la sua impresa, realizzata con ai piedi le velocissime Adizero Adios Pro Evo 2 di Adidas, ha ancora una volta riacceso il dibattito sulle qualità dei ciclisti in grado di viaggiare forte anche a piedi e sulla commistione di queste due discipline, il running e il ciclismo, legate chiaramente a stretto filo sul versante della capacità aerobica.
Per entrare nell’argomento, abbiamo coinvolto nella nostra riflessione Andrea Giorgi, medico e preparatore del team professionistico VF Group-Bardiani CSF-Faizanè.

Andrea, ti ha sorpreso il tempo di Van Der Poel? Come lo possiamo analizzare?
“Stiamo parlando innanzitutto di un atleta endurance dalle indiscutibili qualità aerobiche sviluppate nel corso della carriera ma anche risiedenti in una predisposizione personale per questo tipo di sport. Bisogna considerare che Mathieu è anche uno splendido ciclocrossista, dove vi sono prestazioni e frequenze più simili al running rispetto a quelle che può fornire un ciclista puro. Di sicuro quelle qualità le ha costruite con il tempo, raggiungendo efficienza energetica superiore alla media, così come una buona capacità lattacida dal momento che è in grado di fare anche accelerazioni importanti”.
Un ciclista come può trarre vantaggio su strada?
“Oltre all’aspetto cruciale del dispendio energetico, c’è da tenere in considerazione il lavoro che si fa in palestra. Magari uno come Van der Poel viene favorito da determinati lavori a secco e dalla durability. In partenza, puoi avere infatti un livello di VO2max pari a quello degli altri, poi però devi avere la capacità di mantenere nel tempo la velocità e la potenza durante lo sforzo prolungato”.
In questo senso le due discipline sono abbastanza simili…
“Ma esistono anche grandi differenze. Sulla bici sono fondamentali le componenti dell’aerodinamica e della biomeccanica. Il ciclista durante le prestazioni indossa una radiolina e pedala per tante ore a ritmi molto diversi in base all’andamento della corsa. Sia nel running che nel ciclismo puoi comunque impostare un passo rispetto al tempo con la distanza definita. Ma in bici non vai quasi mai del tutto sul piano come nella corsa su strada. E poi provate a fare salire un runner su una bici per la prova da sforzo: avrà un affaticamento precoce su tanti muscoli che non è abituato a utilizzare. Adattarsi alla bici è un processo delicato e richiede allenamento prima di raggiungere determinati parametri”.

Van der Poel pesa 75 kg, mentre i runner élite di solito sono molto più leggeri, vedi gli africani dominatori della scena mondiale che stanno poco sopra i 50. Che significa?
“Su terreni pianeggianti, il peso influenza la prestazione in minor misura rispetto a quello che succede con una bici in salita. E poi stiamo parlando di una prestazione singola da parte di Van der Poel. Ok, è andato forte su questi 10 km in allenamento, ma poi bisognerebbe vederlo in una gara al fianco dei più forti corridori internazionali e vedere come riesce a tenere il loro passo”.
Ma i ciclisti si allenano su strada? E per quanto tempo?
“Non sono un fautore della corsa su strada per i ciclisti, a meno che siano abituati da sempre a farlo. Correre su strada comporta un alto rischio di infortuni, per la natura traumatica del gesto. Non ci sono peraltro prove di benefici sulle prestazioni, quindi ci andrei molto cauto. Al contrario, i runner vanno sempre più spesso in bicicletta per il discorso opposto, dal momento che la bici è un ottimo alleato per la prevenzione degli infortuni”.
Nel frattempo, Mathieu Van der Poel ha rilanciato. Sempre con l’amico Ovett, che due giorni fa ha lanciato su Instagram una sorta di provocazione, invitando i follower dell’amico a raggiungere 100.000 like per un post in cui si scommette la partecipazione del fuoriclasse belga a un Ironman. E allora arrivederci alla prossima puntata…
