Che atletica sarebbe senza Franco Bragagna?

Jacob Ingebrigtsen. Norvegia. Mohamed Katir. Ssspagna“. E via con decine di associazioni atleta-nazione, fino a quando non ti entra in testa e sai chi devi tenere d’occhio gara per gara.

Se non ci fosse, bisognerebbe proprio inventarlo, Franco Bragagna. I mondiali di Budapest sono andati in archivio ieri sera e già sentiamo tutti la mancanza di uno dei telecronisti più in gamba e coinvolgenti dell’intera tv italiana.

A tal punto che per ogni competizione di atletica commentata dal 64enne giornalista dalla trentennale esperienza in Rai, quasi 3.000 membri si danno appuntamento sul gruppo Facebook nato in suo onore, il Franco Bragagna Fan Club.

Lì vivono con goliardia le dirette del “maestro”, postando la sfilza di espressioni forbite, digressioni, ragionamenti, che Bragagna snocciola minuto dopo minuto, accompagnando, con la sua inconfondibile voce, atleti e competizioni.

Molteplici gli interventi che sottolineano la bravura, la cultura e la peculiarità di Bragagna: da Gotemburgo (la Goteborg di Svezia) a Barbados pronunciata al singolare perché unica isola; dagli ultra-consonantici nomi polacchi pronunciati perfettamente come “Scricosca” (Skrzyszowska) all’eroe del triplo “Hjuug Fabrisss Szangooo (Hugues Fabrice Zango), portacolori del Burkina Faso “un tempo chiamato Alto Volta”. E ancora l’immancabile lingua in mezzo ai denti per le “c” spagnole o per i “th” di matrice inglese, come nel caso di “feif” Kipyegon. Proseguendo con l’aspirazione di Bachrein (Bahrain), con il disco vincente dello svedese Daniel “Staaaal” (Stahl) e la ricerca della miglior pronuncia olandese per la bella “Klaaaffrrrr” (Klaver).

Il Bragagna Fan Club, e tutti noi, gli riconosciamo la bravura nell’intrattenere i telespettatori anche quando non c’è proprio nulla da commentare, vedi le fasi interlocutorie di maratona, marcia, 10.000 metri. E’ lì che partono aneddoti e ricordi che s’intrecciano pure con la storia ufficiale e abbracciano persino “la Jugoslavia di Tito”.

Di tanto in tanto Bragagna sgancia qualche perla che scatena like e post sul gruppo. Quando Kitaguchi scaglia all’ultimo lancio il suo giavellotto più lontano delle avversarie e va a prendersi l’oro, gli viene naturale dire che “l’ultimo lancio è come il dessert, per lei che viene da una famiglia di pasticceri”.

Espressioni che saranno anche fini a se stesse, ma che arricchiscono e non poco la diretta. Che puoi fare solo se vivi il mestiere con meticolosità e sai tutto di tutti: matrimoni, fidanzamenti, mogli, mariti, origini etniche, anche perché l’atletica è sempre più sport planetario e allora non è un male conoscere la geografia o le naturalizzazioni che sono all’ordine del giorno.



Prima di andare avanti, una piccola premessa. Diciamolo chiaramente: Franco non a tutti starà simpatico, anzi. E a molti può non piacere il suo stile. Fatto di parentesi che si aprono e spesso non si chiudono. Di frequenti interruzioni del commento tecnico effettuato dai colleghi di postazione (Alessandrini, Tilli) e bordocampisti (Caporale). Di lunghe digressioni, che vengono scambiate per puro narcisismo. Di lezioni da prof, che bacchetta i vicini di banco su regolamenti e ricordi.

Noi crediamo che questo sia semplicemente il suo stile. Apre le parentesi perché ha molto da dire, a differenza di tanti altri telecronisti abituati solo a starnazzare anche quando non se ne sente il bisogno o a voler diventare a tutti i costi protagonisti con virtuosismi che violentano la lingua italiana.

Bragagna la lingua italiana la conosce bene. E la utilizza per veicolare informazioni: “condisce” come meglio non si potrebbe gli atleti, ci dice tutto di loro e quasi mai per fare gossip o spettacolarizzare. Ci porta a conoscenza del loro intorno: lo staff, i trascorsi, gli infortuni, la famiglia.

Bragagna in realtà fa il giornalista con la G maiuscola. Il giornalista vecchio stampo. E’ uno che ha frequentato il campo. Non ha vivacchiato sui copia e incolla dei comunicati stampa. In trent’anni ha avuto modo di tessere le sue relazioni, di conoscere gli atleti, di studiare le notizie e scavare in profondità.

Quel modo di fare il mestiere, di dare il giusto pathos agli eventi, di fare anche domande scomode, di essere critico in diretta, di manifestare il proprio disaccordo anche con i suoi compagni d’avventura, restituisce la dimensione di un personaggio autentico. Che, forse, oggi non esiste più, o esiste in minima parte.

Non sono passate nemmeno 24 ore dall’ultima recita a Budapest e il fan club virtuale di Bragagna si chiede cosa ne sarà delle prossime serate, augurandosi però di risentirlo presto per i meeting di fine stagione, già giovedì a Zurigo per la Diamond League. Perché di Bragagna c’è n’è soltanto uno. Che atletica sarebbe senza di lui?

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