Elena Vallortigara: “Vi racconto il mio annus horribilis e perché ho deciso di cambiare guida tecnica”

Un viaggio rigenerante in Argentina e il cambio di guida tecnica (sì, è l’anno dei nuovi coach!) per risalire la corrente che ha trascinato in fondo Elena Vallortigara, facendole passare un autentico annus horribilis culminato nella mancata partenza per i mondiali di Budapest.

Una rinuncia dolorosa, specchio di una stagione in cui è andato tutto storto e che per forza di cose reclamava delle decisioni drastiche. Come quella di separarsi dal tecnico storico Stefano Giardi e di affidarsi alla primatista italiana del salto in alto, Antonietta Di Martino. Una sfida nella sfida per la 32enne di Schio, portacolori del Centro Sportivo Carabinieri.

E’ stata una serie di concause a determinare la crisi sportiva di questo 2023 per la bionda Elena Vallortigara, incapace di ripetere i fasti della medaglia di bronzo a Eugene 2022: il flop agli euroindoor aveva fatto suonare il primo campanello d’allarme, poi la mancanza di continuità negli allenamenti (dovuta anche a un campo di Siena mai disponibile e pronto al 100%), i piccoli intoppi fisici e una condizione mai decollata, fino alla totale mancanza di risultati (ad eccezione dell’1.87 saltato a Molfetta e che le è valso il titolo italiano) agli screzi con il tecnico e alle inevitabili domande sul futuro.


“E’ stato un anno davvero difficile e sono giunta alla conclusione di aver bisogno di qualcosa di diverso – esordisce Elena Vallortigara – La questione irrisolta del campo di Siena ha creato tensioni e dalla primavera in avanti sono nati una serie di scontri con il mio allenatore. Mi sono resa conto che le mie esigenze non erano più compatibili con l’attuale gestione tecnica, sia dal punto di vista logistico, perché il campo ha comunque mancanze importanti che mi impediscono di prepararmi al meglio, sia dal punto di vista relazionale, avendo bisogno di stimoli e visioni diverse”.

Deve essere stata una scelta non facile, considerato anche il rapporto che vi legava.
“Stefano è stato molto comprensivo e ha condiviso in parte i miei ragionamenti. E’ stata una mia scelta. Potevo anche rimanere, ma un giorno me ne sarei pentita. Mi sembrava giusto fare una scelta ambiziosa, mi rendo conto che può essere vista anche come un salto nel vuoto, perché c’è poco tempo per preparare i Giochi. Sarà un anno ricco di appuntamenti il 2024, anche dal punto di vista personale. Perché io non ho così tanti anni di atletica davanti, sento di avere poche cartucce da sparare. E ho tanta voglia di ritrovarmi il prossimo anno”.

Sulla tua voglia di cambiamento hanno inciso anche i modesti risultati ottenuti.
“Quest’anno ho provato tanta rabbia. Non mi sono mai sentita in grado di esprimermi sui livelli che mi competono. Contavo di fare un anno importante, anche meglio di Eugene dove avevo trovato un solo picco nel momento più importante. Volevo dare continuità alle basi gettate nel 2022, mi sentivo pronta rispetto al passato. Non sono mai andata in difficoltà dal punto di vista mentale, né mi sono sentita destabilizzata dopo i primi flop stagionali, anche perché sono ormai abituata alla mia altalena di prestazioni. E invece non mi è riuscito niente, è stata una stagione pessima”.

Dal punto di vista fisico cosa è successo?
“Mi sono ritrovata in condizioni carenti e sia io che Stefano evidentemente non avevamo valutato bene alcuni aspetti. Poi sono subentrati alcuni infortuni. Dopo lo stiramento all’adduttore dell’inverno, ad aprile ho iniziato a soffrire con il tendine d’Achille. Dolori lievi, che col tempo diventano ingestibili e infatti non sono riuscita a controllarli con le terapie, se non nell’ultimo mese. A luglio si è sommato anche un dolorino al ginocchio. Anche in questo caso, niente di grave, Ma unito a tutto il resto, ha determinato la catastrofe”.


E così hai dovuto dire addio ai mondiali
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“Per la prima volta non sono riuscita a risolvere una situazione di questo genere ed è stata durissima guardare la gara dell’alto in tv. Non ho proprio visto uno spiraglio di luce per andare lì e fare qualcosa di discreto. Per me si è trattato di una situazione nuova, perché sono abituata per carattere a buttarmi. Ma stavolta ho capito che i guadagni sarebbero stati inesistenti. Non potevo accettare di pormi come obiettivo soltanto l’ingresso in finale. Non è quello il mio valore”.

Saltare Budapest ti ha permesso di riflettere ulteriormente sulla nuova strada da imboccare.
“Ha animato il mio conflitto interiore e mi è servito a ragionare. Non sono andata in Coppa Europa per preparare i mondiali. E non sono andata nemmeno in Ungheria. Un fallimento enorme che mi ha portato a guardare in faccia la realtà, a capire che era stato fatto tutto male e in modo non funzionale ai risultati e al mio benessere. Col serio rischio di incappare in altri infortuni”.

Affidarsi ad Antonietta Di Martino, che conosci bene e ti dispensava consigli a distanza, è stata la scelta più naturale.
“Ho valutato varie ipotesi, tra cui anche quella di andare all’estero. Però era fondamentale cercare qualcosa per adattarsi nel più breve tempo possibile e che non comportasse stravolgimenti nella mia vita. Abbiamo parlato e fortunatamente c’è stata la coincidenza del suo trasferimento per motivi personali a Formia”.

Lì troverai tutto quello che ti serve.
“Un campo indoor, uno outdoor, la fisioterapia. La logistica era sicuramente un aspetto prioritario di questa scelta”.


Cosa ti aspetti dalla collaborazione con Antonietta?
“Troverò una persona che già conosco, sensibile, intelligente, con un vissuto importante da atleta, molto attenta anche all’aspetto degli infortuni”.

Da dove si ricomincia?
“Sarà importante il rapporto one-to-one. Sono l’unica allieva di Antonietta e non dovrò essere io ad adattarmi alle metodologie di un gruppo. E’ una bella sfida anche per lei e quando mi ha detto di sì, sono rimasta al contempo spiazzata e sollevata. Credo che possa darmi tanto sull’aspetto mentale, anche in termine di gestione delle mie risorse fisiche”.

E dal punto di vista tecnico?
“Il fatto che lei provenga da un periodo di prove multiple potrà aiutarmi a ripartire dal concetto di allenamento completo e globale di base, che mi è un po’ mancato negli ultimi anni dove ho preferito concentrarmi su aspetti specifici. Devo però anche ringraziare Stefano per tutto il lavoro fatto insieme e per la stabilità tecnica data al mio salto”.

Chiudiamo con una digressione sulla tua bellissima vacanza, punto di rottura per l’inizio di un nuovo capitolo della tua carriera.
“Doveva essere la vacanza post-mondiali, l’avevo programmata da tempo. Invece la mia stagione è finita molto prima e l’ho attesa a lungo, soprattutto per staccare. L’Argentina del Sud era un sogno del mio fidanzato, è stato un tour de force bellissimo. Tanti giri, distanze enormi: Ushuaia, El Calafate, Puerto Madryn. Posti affascinanti, da fare una volta nella vita. Pensate che era la prima volta che prendevo l’aereo per questioni extra-atletica! Infatti in valigia avevo un sacco di spazio in più rispetto al solito, non dovendo portare il materiale tecnico per raduni e gare”.


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