La rinuncia ai mondiali di Roma 2027: perché candidarsi senza la copertura finanziaria?

Con lo scarno comunicato stampa rilasciato poco prima di mezzogiorno mentre la pattuglia azzurra si dirigeva a Glasgow per i mondiali indoor, è da ieri ufficiale la rinuncia – per mancanza dei requisiti minimi – alla candidatura di Roma come sede dei Campionati mondiali del 2027, assegnati poi in tarda serata a Pechino nel corso del consiglio di World Athletics.

Una notizia-non notizia alla luce di quanto era successo nelle ore precedenti tra Fidal e Ministero dello Sport. Il presidente Fidal Stefano Mei, sabato scorso, aveva infatti passato in qualche modo la patata bollente al Governo, che avrebbe dovuto offrire le garanzie economiche per la copertura dell’evento.

Ma il tutto si è risolto con un nulla di fatto: il ministro Abodi, sentito il parere del Mef che ha tenuto conto della difficile congiuntura del Paese, non ha potuto che rispondere picche alla richiesta degli 85 milioni di euro necessari per organizzare la competizione iridata. Insomma, addio sogni di gloria, niente accoppiata europei-mondiali. Peccato, sarebbe stato un bel colpo ospitare due manifestazioni di siffatto rango nel giro di tre anni.


Questa vicenda assume però i contorni del grottesco. E rappresenta l’ennesima figuraccia all’italiana: non bastava evidentemente al Paese quanto accaduto negli ultimi mesi in merito alla pista di bob, slittino e skeleton che ospiterà i Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026.

Serve a poco cercare di entrare nel merito di giochi politici, simpatie e antipatie, eventuali storie tese (si parla di qualcosa che non ha funzionato tra le parti in causa anche per gli imminenti europei).
Da mesi la federazione parla di questa candidatura ai mondiali 2027, ma evidentemente più come auspicio o desiderio che come qualcosa di concreto. All’entusiasmo (giustificato, per carità) del presidente Mei ha fatto da contraltare la timidezza della politica, dalla quale non è arrivata nessuna certezza. Di fatto, da novembre a fine febbraio non si è mossa foglia a livello ufficiale.

E allora che senso ha avuto inviare un dossier in extremis senza copertura finanziaria, sapendo poi – a meno di miracoli – di dover fare il dietrofront appena quattro giorni più tardi?

Come si può pensare di candidarsi a un mondiale di atletica leggera – evento più planetario che coinvolge migliaia di atleti e circa 200 Nazioni, senza avere in mano l’ok del proprio governo?


Per qualsiasi evento da organizzare, fosse anche una festa di compleanno, bisogna accertarsi di avere il denaro in tasca prima di passare alle varie prenotazioni. Altrimenti, no party.

Risulta evidente che solo con la forza di una copertura economica certa e scritta nero su bianco la federazione avrebbe potuto preparare il dossier da inviare a World Athletics per avanzare la propria candidatura. Invece è stato fatto il contrario, con tanto di rinuncia a posteriori in mondovisione che non fa bene a un movimento che invece sul campo sta dimostrando vivacità senza precedenti e lungimiranza.

Perché Fidal e Governo non si sono parlati?
Perché in Italia si deve arrivare sempre alla scadenza dei termini e con l’acqua alla gola per finalizzare un progetto, col rischio che poi volino gli stracci? La domanda è aperta…

Si dirà di un duro colpo per l’atletica italiana. Una mancata occasione di crescita sportiva oltre che di ricaduta positiva per il Paese. Verissimo. Eppure, sulla base del boom che stiamo raccontando giorno dopo giorno, siamo sicuri che non sono solo i grandi eventi a trascinare un movimento.


Un grande Paese non può aggrapparsi alle occasioni ma progettare e programmare l’attività senza soluzione di continuità, a prescindere dall’europeo o mondiale in casa. Ed è quello che in effetti sta succedendo da anni, non solo dall’ultimo quadriennio (anzi, triennio se ci riferiamo agli ori di Tokyo) con i risultati sotto gli occhi di tutti.

Il fervore dell’atletica italiana parte da più lontano e coinvolge, da Nord a Sud, l’ottimo lavoro di tutti: dirigenti, club, tecnici e atleti. Insomma, possiamo stare tranquilli. La nuova onda azzurra non si fermerà di certo al 2027.

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