La stagione della verità: Sonia Malavisi alla ricerca del tempo perduto

Due anni di dolore, l’intervento non risolutivo e una lunghissima riabilitazione a comporre il quadro di un autentico calvario. Sonia Malavisi, astista romana che fu bronzo agli eurojuniores 2013 e partecipò alle Olimpiadi di Rio 2016, è stata come in balìa delle rapide di un torrente, sballottata a destra e a manca senza intravedere alcuna soluzione per il suo problema fisico, una frattura da stress alla tibia della gamba destra (che non è quella di stacco) con postumi annessi. Ora che però le acque si sono chetate, la 29enne delle Fiamme Gialle ha ricominciato a crederci. E sta lavorando per tornare ai fasti di un tempo.

Sonia Malavisi, allenata a Castelporziano da Emanuel Margesin, proviene da una stagione di lenta ripresa, in cui ha ripreso confidenza con la pedana. Ora l’aspetta la prova del 9, con davanti gli Europei a due passi da casa (lei che abita in zona Marconi) e, pazza idea, il ritorno ai Giochi dopo la clamorosa esclusione per il rotto della cuffia a Tokyo.

Sonia, ti senti di dire che sei fuori dall’incubo?
“Credo di sì. Il 2023 è stato l’anno in cui sono tornata un’atleta, sebbene con tutti gli accorgimenti necessari per tenere testa alla mia gamba che non è quella di prima”.


Ti va di ricordare quello che hai passato?
“Mi sono portata dietro per troppo tempo una frattura da stress alla tibia destra non diagnosticata. All’inizio mi sono fermata per sei mesi, convinta che il dolore potesse passare. Ho iniziato ad adattarmi al problema ma pian piano mi sono accorta che in realtà non spingevo più nei salti e le prestazioni si sono abbassate notevolmente”.

Dopo la mancata qualificazione alle Olimpiadi di Tokyo hai perciò deciso di intraprendere la via della chirurgia.
“Nel 2021 la parte si è riacutizzata e mi sono operata. Mi hanno rimosso un pezzo di osso e sostituito con una placca e delle viti. Purtroppo una di queste è poi rimasta attaccata e non è stato possibile più rimuoverla. In ogni caso, il post intervento è stato traumatico. Pensavo di aver risolto e invece provavo più male di prima, con la zona sempre infiammata. Il 2022 è stato un anno terribile per me”.

Fino a quando, dopo vari consulti, sei arrivata da Andrea Benvenuti a San Marino.
“E’ stata la svolta. Andrea mi ha ridato la speranza, con un programma di riabilitazione in cui la parte è riuscita a riadattarsi al carico alla pari di un bambino che comincia a camminare”.


E così sei tornata a saltare e a gareggiare.
“Ho finalmente fatto una stagione intera. E’ chiaro, il 2023 l’ho affrontato con una preparazione arrangiata, priva di carichi eccessivi e volumi. Ma tornare in pedana era quello di cui avevo bisogno e forse è anche andata meglio del previsto, dato che dopo un mese e mezzo ho superato la misura di 4,42. Il dolore non è mai uguale a zero, ma adesso lo so gestire”.

Da settembre hai ricominciato in modo diverso, alzando – è proprio il caso di dirlo – l’asticella.
“Gli esercizi vanno sempre meglio. Ho recuperato forza e anche quando torna l’infiammazione, dopo due-tre giorni rientra. La difficoltà sarà invece disabituarsi ai gesti di protezione che mi sono autoimposta in questi anni a causa del dolore. Per sopravvivere, mi sono adattata a spingere meno”.

Non ti è mai venuta l’idea di mollare tutto, vero?
“Sembrerà strano, ma non mi è mai passato per la testa. Mi sono sempre detta: un giorno ne varrà la pena. E’ chiaro che se ti operi e stai peggio di prima, il morale va sotto i tacchi. Quello è stato il momento più difficile, ero entrata in un loop infinito”.


Cosa ti ha aiutato a sopportare quella batosta?
“Innanzitutto il fatto di non mancare mai un allenamento, come se dovessi ricominciare a saltare da un momento all’altro. E poi nel 2022 mi sono concentrata sullo studio, completando il percorso di Laurea in Economia. Avere un altro obiettivo mi ha dato una grossa mano”.

Cosa ti aspetti dal nuovo anno?
“Di appuntamenti importanti ce ne sono. Inizio dalle indoor, ho bisogno di punti e di ricostruire il ranking. Voglio partecipare agli Europei di Roma, ma è giusto fare un pensierino anche a Parigi. Sarà difficile, ma se le cose vanno per il verso giusto, non vedo perché non debba puntarci”.

Per raggiungere questi obiettivi bisogna però salire di molti centimetri…
“Devo fare il personale, su questo non ci piove (Sonia vanta 4,51 indoor e 4,50 all’aperto, ndr). Sarebbe anche ora di cambiarlo (sono datati rispettivamente 2016 e 2019) e rappresenterebbe un grande traguardo per mettersi alle spalle il calvario oltre al fatto che mi consentirebbe di partecipare alle rassegne più importanti. Ma è giusto pensare un passo alla volta. Saltare senza dolore è già una conquista”.

La tua prima gara?
“Ad Ancona, il 13 o il 20 gennaio. Ho avuto un piccolo problema al bicipite femorale e forse è più prudente rinviare di una settimana. Sarà comunque una gara test per provare la prima misura”.



Che ricordi hai della tua parentesi cubana?
“Avevo 24 anni e volevo preparare le Olimpiadi di Tokyo con un grande cambiamento. Il primo anno è stato di stabilizzazione e sono tornata a saltare 4,50. L’anno successivo, il 2020, doveva essere quello della svolta ma è arrivato il Covid e ho deciso di tornare a Roma e interrompere quel progetto. E’ stata comunque un’esperienza di vita, formativa e bella dal punto di vista atletico in un luogo molto diverso dal nostro. Basti pensare che sono sopravvissuta senza Internet e senza i supermercati”.

A Cuba eri allenata da Alexandre Navas Paez, attuale allenatore di Roberta Bruni a Pamplona. Che tipo è?
“Un grandissimo tecnico, per me è stata una figura di riferimento a Cuba. E’ uno che punta molto sulla quantità. I suoi allenamenti sono lunghissimi, durano anche quattro ore e mezza. Sono stata insieme a Roberta a Palermo, nel mese di settembre, quando abbiamo fatto la riattivazione a Palermo da Michele Basile. E l’ho messa in guardia sui metodi di Paez e sui duri allenamenti da sopportare. Lui è uno abbastanza standard, modula poco le sessioni. Io, ad esempio, non potrei più fare parte del suo gruppo, perché ho bisogno di modificare le giornate in base alle risposte della gamba e soprattutto di saltare meno per non compromettere le gare”.

Foto Colombo / Fidal


Potrebbe interessarti anche...

Gli articoli di questo autore

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *