Leporati e la cura per il mezzofondo prolungato: ripartire dai giovani con più lavori di intensità

L’occasione per parlare di mezzofondo prolungato con il responsabile federale di settore, Federico Leporati nasce da una telefonata all’indomani dei Campionati Italiani Assoluti di cross. L’Italia non parteciperà per scelta ai mondiali di Belgrado previsti per fine mese: “Troppo avanti nel calendario in una stagione ricca di appuntamenti. Volevamo lanciare qualche giovane ma quelli individuati durante l’inverno non hanno dato garanzie dal punto di vista fisico” spiega Leporati.

Il settore del mezzofondo prolungato sta vivendo una fase di stagnazione, o se vogliamo di transizione, a differenza dell’estrema vivacità palesata anche nella recente stagione indoor da quello veloce.

I principali fondisti azzurri sono concentrati sulla maratona: è il caso di Yeman Crippa, campione europeo dei 10.000 metri che dal 2023 ha deciso di spostare decisamente il focus sulla massima distanza, peraltro con ottimi risultati dal momento che a Siviglia, poche settimane fa, ha stabilito il nuovo record italiano correndo in 2h06′, crono che – è bene tuttavia ricordarlo, ahinoi – non è niente di speciale se si guarda al mondo.


“Si deve ripartire dalla formazione di base” la risposta inequivocabile con cui inizia la riflessione di Chicco Leporati. “Finché i nostri giovani tratteranno in forma unilaterale la specialità, sbilanciando il lavoro sul versante della resistenza a scapito dell’intensità, allora continueremo a fare fatica e a pagare dazio nei confronti degli atleti delle altre Nazioni. Stiamo soffrendo una concorrenza internazionale spaventosa”.

Il gap si avverte soprattutto nel settore maschile, quasi rimasto “orfano” di interpreti sul tartan. “Al momento – spiega Leporati – credo che solo Pietro Riva, se deciderà di dare più importanza alla pista, possa garantirci competitività. Mi auguro che possa continuare il lavoro qualitativo intrapreso sui 10.000, nelle gambe può già viaggiare sui 27’30”.

Discorso leggermente migliore, almeno dal punto di vista dell’utenza, in campo femminile e sui 5.000 metri. “Lasciando stare le atlete africane, in Europa ce la giochiamo meglio. Non c’è solo Nadia Battocletti, le cui qualità e prospettive conosciamo bene, ma Cavalli, Del Buono, Gemetto e Arnaudo sono tutte ragazze che possono correre intorno ai 15 minuti”.

La capacità di performare su 5.000 e 10.000 va costruita per tempo. Deve essere un percorso graduale se si vogliono avere ambizioni di un certo tipo quando si arriva tra i professionisti. “I presupposti, senza dubbio, vanno creati nelle categorie giovanili. Oggi solo un Pietro Arese, capace di andar forte nel modo che sappiamo nei 1500, sarebbe in grado di correre 13’15” i 5.000. Se da junior fai 14’50” e poi da pro’ resti oltre i 13’30” c’è qualcosa che è stato sbagliato. Ecco, dobbiamo tutti insieme riflettere su come tirar su in un modo nuovo i mezzofondisti”.

E allora come fare? “Guardiamo ai giovani e individuiamo i profili più adatti, lavorandoci con pazienza. I nomi ci sono già e lo abbiamo visto anche a Cassino: Borromini, Santangelo, Ropelato sono ragazzi che tra qualche anno possono essere tra i migliori. A patto che coltivino tutte le distanze, a partire dagli 800 metri. E poi serve un miglior collegamento con i tecnici a livello giovanile. Purtroppo non sempre è semplice far passare i messaggi giusti e impostare un dialogo costruttivo. La riflessione mia e della direzione tecnica si basa su aspetti evidenti. E si è visto anche ai mondiali di Glasgow. Facciamo ottime gare, ma nei finali, quando la velocità cresce, manca qualcosa. Guardate Josh Kerr o lo stesso Beamish. A un certo punto, inseriscono un’altra marcia e non ce n’è per nessuno”.

foto Fidal

Potrebbe interessarti anche...

Gli articoli di questo autore

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *