Ludovica Cavalli tra Ostrava e Metz alla ricerca della migliore condizione

Martedì a Ostrava si è rivista in corsia anche Ludovica Cavalli, mezzofondista genovese che lo scorso 20 dicembre ha compiuto 23 anni.

L’allieva di Stefano Baldini è reduce da un’ottima stagione all’aperto, culminata però con un fastidioso infortunio al bacino che l’ha costretta a rivedere i piani della preparazione e di questa prima finestra di 2024.

L’atleta dell’Aeronautica, che nel suo staff accoglie anche la psicologa sportiva Maria Chiara Crippa, in Repubblica Ceca ha concluso all’ottavo posto il miglio, con un tempo di 4’30″15. Lo smalto dei giorni migliori va ancora ritrovato. E domani, a Metz, altro test prezioso per togliere la ruggine, sui 3000 metri.

Ludovica: innanzitutto le sensazioni dopo la prova di Ostrava.
“E’ stato un rientro duro, ma me l’aspettavo. Forse è stato azzardato e prematuro buttarsi in una tappa Gold del World Tour. Sono tornata a casa né delusa né felice, consapevole di aver disputato una prova incolore. Mi sono persa durante la gara, erano mesi che non gareggiavo in pista a questi ritmi. Ma non me ne faccio una colpa, anche perché provengo da un infortunio serio”.


Alla fine della scorsa stagione sei dovuta rimanere ferma due mesi.
“La microfrattura al bacino rimediata dopo i mondiali di Budapest mi ha bloccata e ne ha risentito la preparazione. E’ solo da un mesetto che mi alleno a certi livelli, da due ho ripreso a correre”.

In virtù di questo stop hai dunque modificato qualcosa nei programmi?
“Ho lavorato moltissimo sulla forza per tutelare la parte infortunata. Poi sono stata costretta ad andare di fretta su alcuni lavori e ho fatto pochi ritmi proprio per paura di compromettere la parte fisica. Adesso bisogna ritrovare le giuste sensazioni, ma con calma. Per fortuna ho un allenatore che di infortuni se ne intende e sa quello che succede in un atleta che si ritrova a ricominciare da zero. Perciò mi sono affidata completamente a lui”.

A differenza delle altre mezzofondiste di grido italiane, tra l’altro, non sei andata in Sudafrica.
“E’ stata una mia scelta quella di rimanere a Modena. Temevo che potesse sorgere qualche problema durante la preparazione e ho preferito restare a casa, nel territorio che conosco e che mi avrebbe consentito di gestire al meglio eventuali intoppi”.

Neanche il tempo di assorbire il debutto di Ostrava che ti ritroveremo a Metz. E poi?
“Non so ancora se disputerò un altro 1500 prima degli italiani. Ad Ancona disputerò solo una gara”.


E i mondiali di Glasgow?
“Adesso devo pensare a tirare su la forma. Considerate le mie condizioni non ottimali, sarà molto difficile conquistare la qualificazione attraverso il ranking. In ogni caso, non andrei in Scozia a fare brutte figure”.

Nel 2023 sei andata forte sia sui 1500, dove hai conquistato la finale mondiale ritoccando il tuo personale, che sui 5000. Ti senti più a tuo agio in una delle due distanze?
“Nei 1500 devo ammettere di aver migliorato tanto anche se non so ancora quanto possa limare in futuro. Nei 5000 non mi ci sono mai buttata seriamente e credo di avere margine di un paio di secondi. Con il cuore però scelgo i 1500. Sono quelli che mi fanno stare male quando qualcosa non va, come a Ostrava. Ci punto ancora e non ho intenzione di discostarmi da quest’obiettivo”.

Proprio nei 1500 è ormai bagarre a tinte azzurre: Battocletti, Vissa, Sabbatini, ma stanno tornando anche Zenoni e Aprile oltre a un paio di giovani rampanti come Laura Pellicoro.
“Sarei bugiarda a dire che questa situazione non mi preoccupa però allo stesso tempo l’idea mi piace e mi stimola a voler dimostrare di valere certe prestazioni. Siamo in tante forti, ma io non mi tiro indietro. Alle rassegne principali di Roma e Parigi c’è posto solo per tre azzurre. Se ce la farò bene, altrimenti ci lavorerò ancora, magari per il prossimo quadriennio olimpico. Sono ancora giovane, non ci sarebbe da disperarsi”.


Sei allenata da uno che ha trionfato nella maratona. Ma Ludovica Cavalli è stuzzicata dall’idea di allungare le distanze in futuro?
“Certamente, non farò per tutta la carriera i 1500 metri. Mi piacerebbe spaziare, almeno fino ai 10.000, anche perché ritengo di averne le caratteristiche. Sono molto curiosa e ci sarà tempo per provare”.

Sappiamo che hai ripreso a darci dentro con lo studio…
“Ho ricominciato a frequentare le lezioni e ho dato il primo esame completo pochi giorni fa. La facoltà di Chimica è molto impegnativa, anche perché ci sono i laboratori. Avrei potuto frequentare il corso privato online ma secondo me, per la tipologia di corso di laurea, avrebbe avuto poco senso. Senza criticare nessuno, non mi interessa il pezzo di carta e basta”.

Nella scorsa stagione il mezzofondo, specie quello prolungato, ha giovato del beneficio delle scarpe di nuova generazione. Tu quali utilizzi e cosa ne pensi?
“Io utilizzo le Asics Metaspeed Md Turbo, sono delle calzature per distanze corte ed è innegabile che diano una mano. Non fai numeri micidiali però aiutano a non restare imballati durante le gare e ad avere una corsa molto economica. Se le hanno messe, le piastre in carbonio, un motivo c’è”.


Sappiamo che l’atleta che Ludovica Cavalli ha ammirato di più non è una mezzofondista…
“Il mio idolo assoluto è stata la triplista colombiana Caterine Ibarguen. Un’atleta unica per la grinta che metteva in pedana, sono rimasta impressionata quando ho avuto il privilegio di vederla dal vivo a Monaco. Il suo personaggio mi ha incentivato a usare molto di più la testa in questo sport”.

Sappiamo, infine, che sei molto legata alla tua famiglia.
“Sono rimasta favorevolmente colpita da quello che ha detto Sinner domenica scorsa dopo la vittoria degli Australian Open. Il suo messaggio sul ruolo dei genitori è stato chiaramente ascoltato da tutto il mondo, ma ciò che lui ha detto vale per ogni atleta di alto livello, anche se non vincerà un mondiale o una gara importante. Anche io ho una famiglia che mi ha lasciato libera e che a 18 anni mi ha detto “fai ciò che vuoi” consentendomi di andare a Modena per cercare di realizzare i miei sogni nell’atletica. Loro ci sono sempre stati, nel bene e nel male. Sono stati i primi a credere in me. E gli devo molto”.

Foto Fidal

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