Il martello di Marco Lingua è sempreverde: Roma l’ultimo sogno nel cassetto

Quando il telefono squilla, dall’altra parte risponde un ragazzo entusiasta e divertito, che parla del martello come un compagno di vita da cui sembra impossibile separarsi. Forse è questo il motivo per cui Marco Lingua, 46 anni a giugno, è ancora lì sulla breccia, a svettare in mezzo al gruppo di giovani che prova a farsi largo e a raggiungere una dimensione internazionale.

Il torinese, padre di tre figli, di esperienza ne ha proprio da vendere: diciassette titoli italiani e svariate apparizioni a Europei, Mondiali e Olimpiadi con la maglia della Nazionale.
A fine febbraio, Lingua, che si allena nella sua Mazzè, si è laureato ancora una volta campione italiano agli Assoluti Invernali, al termine di una gara incredibile che l’ha visto sopravanzare di un solo centimetro il collega Simone Falloni. Con l’ennesimo tricolore, si è guadagnato la convocazione per la Coppa Europa, anche se poi in Portogallo non è andata come si aspettava.

Marco, la domanda è d’obbligo: ma chi te lo fa fare a quest’età?
“Mi piace allenarmi, mi piace il martello. Se sono ancora qui è per la passione e per la voglia di tenermi in forma”.

Su Instagram, si susseguono infatti i tuoi post dove è possibile vedere le serie di squat in cui sollevi spesso più di 170 kg.
“Tutti i lanciatori sono sollevatori. Per lanciare lontano, devi avere un occhio di riguardo per la pesistica. Io mi diverto ancora e alterno tre o due sedute a settimana”.


Il tuo 2024 è iniziato con il tricolore di Mariano Comense e la trasferta di Leiria.
“Sto vivendo un bel momento, ma poteva andare meglio. A Mariano ho vinto con 71,04 ma in allenamento sono andato oltre i 74 metri. Adesso bisogna fare queste misure alle prossime gare”.

Se il miglior martellista italiano ha quasi 46 anni, significa che esiste un problema?
“Ai ragazzi dai 25 ai 30 anni mancano i metri, anche se è risaputo che in una disciplina come il martello si matura anche più avanti. Non a caso, mi appartiene ancora il record italiano under 23 siglato nel 1999 (76,72 metri, ndr). Ecco, a quell’età, sia io che altri come Vizzoni o Grulletti eravamo già in grado di far viaggiare di più l’attrezzo”.

E’ un problema legato al sacrificio?
“C’è poco da fare, il martello è una specialità difficile. I talenti ci sono, ma poi devono avere pazienza nell’arrivare. Migliorare la tecnica e la velocità del gesto è tutt’altro che semplice e richiede tempo. Ne ho visti di ragazzi che lanciavano lontano ma che poi, di fronte ai miglioramenti che non arrivavano, hanno preferito fermarsi e passare a un’altra specialità”.

E’ dunque anche una questione di pazienza.
“Il martello ti fa capire subito quanto la strada sia in salita. Ti deve piacere per sopportare l’idea che potresti fare i progressi anche dopo molti anni di sacrifici. Da questo punto di vista, correre è più facile”.



Domenica scorsa sei tornato in pedana a Boissano.
“Non sono stato brillante, anche perché ho accusato la stanchezza degli ultimi carichi di lavoro. Anche per questo, i 70 metri e mezzo non sono poi così male”.

E ora?
“Disputerò un paio di gare regionali, perché come sapete tutti il martello, come gli altri lanci, non gode di grande considerazione nei vari meeting. Poi vedremo con il prosieguo della stagione. Per andare all’estero, servono misure importanti”.

Gli Europei di Roma restano un bel sogno?
“Sarebbe fantastico chiudere in bellezza con un evento così prestigioso in casa. Ma per andarci, bisogna aggiungere molti metri. Il minimo è 76,50 metri, è molto dura”.

Una misura simile l’hai sfiorata due anni fa e l’hai centrata per l’ultima volta nel 2017.
“Sono passati un po’ di anni, anche se ho sempre lanciato con una certa costanza. In questi due mesi darò tutto me stesso e alla fine tireremo le somme”.


Il tuo ultimo europeo risale a Berlino 2018, mentre un anno prima, ai mondiali di Londra 2017, fosti il migliore azzurro in una finale, con il decimo posto. Nel frattempo, qualcosa è cambiato nell’atletica italiana…
“Direi per fortuna! Essere il migliore degli italiani a 39 anni non è stato un bellissimo spot per il movimento, che all’epoca, risultati alla mano, era piuttosto in difficoltà. Se vogliamo fu anche un risultato scomodo, proprio perché mise in luce la situazione di stagnazione in cui eravamo precipitati. Ora è tutto diverso e abbiamo tanti ragazzi in grado di emozionare e raccogliere medaglie”.

Tu gareggi per l’Atletica Biotekna, società che ti permette di girare in età Master.
“Devo ringraziarli perché è un club di una serietà rara, con cui posso continuare a fare l’attività che mi piace. Il lavoro di finanziere mi consente inoltre di organizzare al meglio gli allenamenti e le trasferte. Sono stato nel gruppo sportivo delle Fiamme Gialle per 16 anni ed è grazie a loro che ho potuto ottenere grandi risultati in carriera”.

Ma a 46 anni si lavora ancora per cercare di perfezionarsi?
“Non sono uno che ama modificare gli allenamenti. Va mantenuta prima di tutto la forza, magari si perde un po’ di velocità e sei più stanco al termine delle sedute. Ma finché c’è la voglia…”.

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