Pernici esordiente all’arrembaggio: “Negli 800 non puoi pensare troppo. Devi seguire l’istinto”

Da debuttante in Nazionale nessuno avrebbe potuto evitargli il battesimo da parte dei veterani. “Sapevo che sarebbe toccato a me, ero preparato” racconta Francesco Pernici in merito a quella striscia di capelli portata via dal rasoio di Antonella Palmisano alla vigilia dei mondiali di Budapest.

Pernici, ragazzino della Val Camonica, 20 anni compiuti a febbraio e portacolori della Free Zone, si è ben comportato nei suoi 800 metri: ha mancato di un soffio l’approdo in semifinale (quarto posto in batteria, crono di 1’45″86) ma ha fatto vedere ancora una volta grinta e qualità per disegnare un futuro tutto da scrivere ma di certo interessante.

“Ho lasciato i mondiali senza rimpianti – spiega Francesco Pernici, allievo di Dalmazio Bersini – Sapevo che non sarebbe stato facile in una batteria con atleti del calibro di Bol, Kramer e Moula. Ma non mi sono lasciato intimorire”.



Infatti all’ultimo giro sei partito all’attacco.
“Ho visto che il ritmo non era veloce e allora al suono della campana ho preso l’iniziativa, provando la progressione per arrivare davanti. Non ci sono riuscito ma ci ho provato e non ho rimpianti, anche se il mio obiettivo era quello di centrare la semifinale”.

Come hai vissuto questo debutto?
“Mi sono divertito ed è venuta fuori una prestazione interessante. Con quello stadio pieno, è stata un’emozione non indifferente. O te la fai sotto o ricevi una scarica di adrenalina pazzesca che ti fa andare forte. A me credo sia successo proprio questo”.

Ci stiamo abituando a vederti all’arrembaggio.
“La gara di testa è per me l’ideale, perché impongo il mio ritmo. Poi è chiaro che dipende dalle circostanze. In questa batteria non avevo l’idea di tirare. Ma mi è venuto l’istinto di provare quando mi sono visto leggermente all’esterno e in terza posizione. Negli 800 metri non puoi perdere tempo a pensare troppo. E’ questione di istanti. Se pensi una cosa, la devi fare. Non puoi tornare indietro”.

Dopo l’esperienza iridata ti senti più forte?
“Mi sento maturato, come se si fosse sbloccato qualcosa che non riesco a spiegare. Ho avuto la possibilità di confrontarmi con i migliori al mondo, mentre solo pochi mesi fa li guardavo alla tv. E’ stato emozionante e al contempo stimolante”.

Francesco Pernici.


La tua stagione è finita qui?
“Se avessi raggiunto la semifinale, sì. Ma mi sento molto in forma e voglio provare un’ultima gara. Mi rivedrete al Meeting di Padova, il 3 settembre. Poi mi prenderò tre settimane tranquille prima di impostare il 2024, dove punterò a mondiali indoor, europei per entrare almeno in finale e Giochi olimpici”.

Cosa ti serve adesso per migliorarti?
“Devo continuare un passo alla volta, cercando di divertirmi. Sicuramente bisogna curare degli aspetti della tecnica, ad esempio il fatto di non irrigidirmi nella parte superiore del corpo quando le cose si mettono male o ricevo il sorpasso degli avversari, come accaduto sul rettilineo di Budapest. E poi bisogna anche alzare l’asticella negli allenamenti”.

Ti sei appena diplomato al Liceo sportivo – indirizzo Scienze Umane di Brescia. E adesso?
“Mi iscriverò alla Facoltà di Scienze Motorie. Vorrei aumentare le competenze per restare in ambito sportivo: dopo la carriera mi piacerebbe diventare allenatore sugli 800 metri e seguire atleti di alto livello”.

Ma il tuo atleta di riferimento qual è?
“In questi anni ho guardato molto Simone Barontini, attualmente il più forte azzurro sulla distanza. A Budapest abbiamo legato e mi ha sostenuto. A livello internazionale non posso non dire Jakob Ingebrigtsen. E’ semplicemente straordinario”.

Foto Colombo – Grana / Fidal

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