Pietro Arese sogna una notte da gladiatore nei 1500: ne parliamo con Silvano Danzi

In ordine cronologico, è l’ultimo degli azzurri ad averci fatto sobbalzare dalla sedia in questa intensa primavera di atletica italiana. Dopo aver abbattuto a Oslo lo storico primato italiano di Gennaro Di Napoli nei 1500 metri con il crono di 3’32″13, Pietro Arese nei 1500 è uno degli uomini più attesi di questi europei casalinghi.

Scenderà in pista lunedì mattina, nelle batterie che vedranno impegnati anche Federico Riva e Ossama Meslek (eventuale finale mercoledì sera alle 22,26). La condizione fisica è ideale. L’entusiasmo a mille. Così il torinese di stanza a Varese (frequenta il college sportivo dell’Università dell’Insubria, ndr) ha la grande occasione di lottare per una medaglia nel miglio. Ne abbiamo parlato con il suo allenatore Silvano Danzi, che lo raggiungerà a Roma nella giornata di domenica.

“Pietro non è mai stato così bene – ammette Silvano Danzi – Ha svolto l’ultimo lavoro intenso lunedì e mi ha impressionato per come gli sia venuto facile. Abbiamo fatto tutto quello che dovevamo da settembre a oggi. Non ci sono stati intoppi, se si esclude una decina di giorni a ridosso delle indoor. Anche i grossi blocchi in altura, nelle ultime settimane di aprile e poi nelle due a maggio prima delle gare, sono andati come meglio non si potrebbe. L’1’34” di Chorzow, nonostante il carico, è stato infatti un grandissimo segnale”.

Poi sono arrivati lo scarico e la qualità, che gli hanno consentito di presentarsi ai Bislett Games e di infrangere il record italiano che reggeva dal 1990.
“Il primato – sottolinea Danzi – ha un valore storico importante, anche dal punto di vista personale. Ai tempi della Snam, io allenavo Giuseppe Maffei e seguivamo da vicino le gesta di Gennaro Di Napoli, allenato da Claudio Valisa. Ecco, a Claudio devo molto del mio percorso”.

Pietro Arese in gara a Monaco


Sulla pista dell’Olimpico, tutti si attendono una grande prestazione da Pietro Arese nei 1500, in arrivo domani nella Capitale. Magari un ulteriore ritocco del crono siglato in Norvegia. E a proposito di Norvegia, la medaglia d’oro è sulla carta prenotata dall’alieno Jakob Ingebrigtsen. Ma dietro al dominatore della specialità, potrebbero essere in tanti a spalleggiare per un posto sul podio. “Pietro a Roma può migliorarsi ancora, dopo questo record ha ancora più fiducia” assicura il tecnico.

“A Oslo era lecito aspettarsi un grande distacco dalla testa, invece non è poi arrivato così lontano dai primi. Non dimentichiamoci che l’europeo è una gara senza lepri né wavelights. Il livello, però, è altissimo. I 1500 sono il regno degli europei. Nelle precedenti due edizioni dei mondiali, otto atleti dei primi dodici erano del Vecchio Continente”.

I numeri fanno chiaramente ben sperare. Il piemontese cresciuto nell’Atletica Settimese arriva a questi Europei per la prima volta tra i primi accrediti. E rispetto a due anni fa, quando a Monaco di Baviera chiuse al quarto posto, si è migliorato di quasi tre secondi. “Il 3’35″00 di Euro 2022, in tutte le precedenti edizioni degli europei, sarebbe valso la medaglia d’oro. Adesso è un tempo normalissimo e da quel giorno, di passi avanti, ne sono stati fatti parecchi. Dove può arrivare Pietro Arese nei 1500? E’ tra i 5-6 che possono giocarsi la medaglia di bronzo. E tra questi ci metto anche Riva. L’argento? Vedo bene il francese Habz“.

Pietro Arese nei 1500 metri al coperto.


L’ascesa di Pietro Arese rappresenta la classica storia sportiva da raccontare e prendere come esempio. Al talento, il 24enne delle Fiamme Gialle abbina intelligenza dentro e fuori dal campo. “Quello che sta facendo genera un effetto positivo sul territorio. Prendete il 17enne Manuel Zanini, che si allena insieme a Pietro e ha già fatto il minimo per i mondiali juniores di Lima. I giovani possono prenderlo come riferimento, sia su come vivere l’atletica ma anche per come sta portando avanti l’esperienza universitaria. Lunedì, tra la gara di Oslo e quella di Roma, ha dato un esame con 29“.

I successi odierni nel mezzofondo sono un progetto che parte da lontano, alimentato da un filo stretto che lega atleta e allenatore. “Arese è l’atleta giusto al momento giusto anche per le mie caratteristiche e per le esperienze maturate all’interno dell’atletica. Se mi avessero detto sei anni fa che quel ragazzino sarebbe andato alle Olimpiadi, non ci avrei creduto. Invece abbiamo costruito qualcosa di importante. Lui è molto critico, nel senso buono del termine. Non lascia niente al caso e non puoi sorprenderlo in niente, anche se in me ha totale fiducia. E’ uno in grado di prendere anche decisioni controcorrente”.

“Il college di Varese era venuto a visitarlo già un anno prima che optasse per il trasferimento. Insieme abbiamo trovato un equilibrio eccezionale. Un esempio? I ritiri in altura. Prima facevamo una settimana l’anno, ora siamo arrivati a dieci. Mattone dopo mattone. Abbiamo sperimentato e portato avanti tutto quello che funziona su di lui”.

Gli ingredienti, insomma, sembrano esserci tutti per prendersi qualcosa di storico. Prima di tuffarsi, non va dimenticato, nell’atmosfera olimpica. “Dal 16 giugno sarà di nuovo in altura, a St. Moritz. Scenderà per La Spezia, in occasione dei campionati italiani. E poi dovrebbe rifinire la preparazione a Predazzo”. Buona estate, Pietro.

foto Grana / Fidal

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