Il ritorno di Andrew Howe: “Posso ancora dare tanto e voglio farmi trascinare dallo spirito nuovo degli azzurri”

In occasione di un importante convegno organizzato nella Capitale dalla Fondazione Roma 2024, Andrew Howe ha ribadito la volontà di chiudere la carriera con un ultimo acuto nella rassegna continentale. Vi riproponiamo volentieri l’intervista che il campione reatino ci ha concesso lo scorso 30 settembre. Buona lettura!

Nel pieno di un’atletica italiana in grande fermento, con le nuove generazioni in grado di rilanciare il movimento e creare entusiasmo, si fa largo il clamoroso ritorno di un campione che non ha mai smesso di essere atleta.

All’età di 38 anni, Andrew Howe è tornato alle competizioni. Un discreto volo sulla sabbia di Siena è bastato per riaccendere la voglia di un tempo nella testa del detentore del record italiano di salto in lungo, che nel lontanissimo 2006 si laureava campione europeo a Goteborg e un anno dopo vicecampione del mondo a Osaka con il primato di 8,47, prima di incappare in gravissimi infortuni che ne hanno condizionato il prosieguo di una carriera che altrimenti sarebbe stata travolgente.

Andrew Howe è tornato: nel salto in lungo non accadeva da due anni (misura di 7,76), mentre l’anno scorso si era cimentato in un 200 metri a Rieti (crono di 21″66).

Quando il ritiro dall’agonismo sembrava ormai cosa certa e altri progetti sembravano aver preso il sopravvento nella sua quotidianità, dal personal training alle piattaforme streaming, ecco il clamoroso dietrofront che ha nuovamente acceso i riflettori sul talento di Rieti e le speranze dei tifosi che si sono emozionati con le sue imprese.

Andrew Howe è tornato: con un 7,32 che “è già un buon risultato – spiega – considerando che è stata una gara improvvisata, effettuata con una rincorsa ridotta. Chi è un saltatore sa che con 10-11 appoggi si fanno sempre 40-50 centimetri in meno di quello che puoi dare. Era la misura che 15 anni fa saltavo in allenamento, sempre con rincorsa ridotta, e questo mi fa stare tranquillo e mi dà un po’ di fiducia in più”.

Dunque sei abbastanza soddisfatto dopo Siena.
“Sono consapevole che c’è molto da lavorare e che non ero pronto a sostenere una velocità elevata allo stacco. Però ho capito di poter ripartire per degli allenamenti seri in chiave 2024. Vorrei fare almeno due gare indoor. Mentre l’obiettivo primario restano gli Europei di Roma”.

Andrew, ma perché sei tornato?
“Sentivo di poter dare ancora qualcosa all’atletica. E sono letteralmente gasato da questi ragazzi che stanno ottenendo grandi successi e interpretando l’atletica in modo nuovo, diverso, con spirito positivo. Stanno vivendo questo sport come ho sempre sognato di viverlo io”.



Non è un po’ troppo tardi, vero?
“Mi ha fatto piacere che nessuno in questi giorni abbia detto o scritto “ma questo dove va?” Poi la natura mi aiuta, perché non dimostro affatto 38 anni (ride, ndr). Voglio cavalcare l’entusiasmo. E per una volta nella vita voglio farmi trascinare da quest’atmosfera che si respira nell’atletica italiana”.

Quest’anno quanto ti sei allenato?
“Poco, pochissimo. Giusto il minimo indispensabile, circa un mesetto prima di questa gara. Ero proprio curioso di vedere come avrebbe risposto il mio corpo e che sensazioni mi avrebbe restituito la competizione, anche perché spesso ho avuto la nausea della pressione. Ora sono più rilassato, so di non avere i fari puntati addosso”.

A Rieti sta crescendo anche il talento di Mattia Furlani, che ha dichiarato di ispirarsi proprio a te.
“Spero di gareggiare insieme a lui il prossimo anno. E di potergli dare qualche consiglio”.

Cosa è rimasto e cosa è cambiato rispetto all’Andrew Howe vincente di 15 anni fa?
“Sono molto diverso per quanto riguarda l’aspetto mentale. Sono un atleta più consapevole, il che significa difficoltà di gestirsi. Diventi pignolo, chiedi di più al tuo corpo e ciò può essere pericoloso, se paragonato all’epoca dei 22 anni, quando saltavo spensierato, senza rendere conto a nessuno, con una tensione minore”.



Purtroppo la tua carriera è stata condizionata da tanti infortuni, specie quelli al tendine d’Achille.
“Un atleta matura quando s’infortuna. Io però ne ho conosciuti pochi che si sono fatti male così tanto… La rottura di un tendine per un lunghista è come togliere un cilindro all’automobile. Quando succede, dopo non hai più le sensazioni di prima. Eppure non ho mai mollato o smesso di credere nelle mie capacità. Forse è per questo che sono ancora qui”.

Al momento con chi ti stai allenando?
“Ho ripreso in autonomia, anche se per le gare difenderò i colori della Studentesca Milardi di Rieti. Con l’Aeronautica Militare troveremo un tecnico e al più presto dovremo ricreare un team interessante per prepararsi alla prossima stagione in modo serio. Anche Fidal e Coni credono in questo progetto e insieme troveremo le migliori soluzioni. Spero che il mio ritorno a 38 anni possa essere d’ispirazione per i ragazzi italiani”.

Ma non è che ti sei messo in testa di andare a Parigi?
“Il minimo olimpico è difficile ma non è impossibile. Con gara e pedana giuste, può essere nelle mie corde. Però l’obiettivo restano gli Europei di Roma e tornare in forma a maggio. Conto di essere al Meeting di Savona e fare lì qualcosa di interessante”.

Come sta la mamma? E cosa pensa del tuo ritorno?
“Lei ormai si è ripresa bene (la signora René Felton, sua allenatrice, è stata colpita a inizio anno da un ictus, ndr) ed è anche grazie a questo che ho rivisto la luce dopo un periodo tosto. Lei ovviamente sapeva da tempo la mia voglia di tornare ed è felicissima”.

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