Ahmed Abdelwahed, 7 ore di dibattimento per la positività al meldonium: sentenza alle porte

Il limbo in cui è precipitato da quindici mesi Ahmed Abdelwahed potrebbe essere vicino a una soluzione. E’ attesa a giorni la sentenza del Tribunale Antidoping che emetterà il proprio verdetto sulla positività al meldonium riscontrato nel campione dell’azzurro nel settembre del 2022, all’indomani degli Europei di Monaco che gli aveva regalato la medaglia d’argento nei 3.000 siepi.

Nelle scorse settimane si è svolto infatti il Processo di primo grado in via telematica, alla presenza dei rappresentanti di Aiu, Wada e World Athletics.
Ben sette ore di dibattimento in cui i difensori di Abdelwahed, sulla base delle numerose prove scientifiche di alto profilo in loro possesso, hanno cercato di convincere l’accusa dell’innocenza del ragazzo e dell’eventuale errore commesso da parte degli operatori della Wada.

Risalendo all’esempio più noto di meldonium e sport, quello della tennista russa Maria Sharapova, è chiaro come Abdelwahed rischi sino a due anni di stop.
Anche in caso di sentenza avversa, l’entourage di Ahmed sembrerebbe determinato ad andare fino in fondo per dimostrare la sua totale estraneità ai fatti, avvalendosi anche della collaborazione di prestigiosi laboratori e università italiane.


Come spesso accade, il portacolori delle Fiamme Gialle, dal settembre 2022 sospeso in via cautelare, per accedere all’eventuale sconto di pena avrebbe dovuto collaborare con la Wada e ammettere le proprie responsabilità sull’assunzione della sostanza proibita. Un’idea che appare lontanissima dalla volontà dell’atleta, intenzionato a uscire pulito al 100% da questa surreale storia.

Surreale o quanto meno strana perché il siepista era stato controllato cinque volte a ridosso degli europei e anche dopo la semifinale della competizione, risultando estraneo a qualsiasi sostanza.
Surreale o quanto meno strana perché il meldonium è un farmaco dall’emivita piuttosto lungo ed è quindi improbabile sia stato utilizzato come coprente di altre sostanze.

Surreale o quanto meno strana perché la quantità riscontrata corrisponde a pochi nanogrammi oltre il consentito, il che significa che non avrebbe supportato in alcun modo le prestazioni di Ahmed in gara.
Surreale o quanto meno strana perché di fronte alla certezza delle controanalisi sarebbe dovuta arrivare la squalifica in tempi brevi. E invece si è tenuto in stand-by un atleta per oltre un anno.


Ci risulta inoltre che durante questa lunga sospensione e inattività, l’atleta sia stato sottoposto a ripetuti controlli anti-doping. Tutto legittimo, ma perché? Cosa si sta cercando?
Nonostante tutto, Ahmed – che per tutta questa vicenda ha scelto di non rilasciare dichiarazioni alla stampa – è rimasto per tutti questi mesi sul pezzo, allenandosi regolarmente e focalizzandosi sui prossimi impegni agonistici a cui spera di poter prendere parte.

L’impegno non è mancato nemmeno fuori dal campo, visto che il 27enne di origini egiziane nel frattempo ha tagliato un grande traguardo, laureandosi a ottobre in Scienze sociali per gli enti no profit e la cooperazione internazionale all’Università di Camerino, e sta proseguendo gli studi attraverso la partecipazione a un Master.
Il tutto in attesa di conoscere il verdetto che traccerà il suo futuro da atleta, delineando le speranze di coltivare ancora sogni di gloria sul tartan.

Foto Fidal

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