L’inverno in salita di Samuele Ceccarelli: l’analisi di Marco Del Medico

Non tutti gli anni sono uguali. Se n’è accorto Samuele Ceccarelli, che con l’eliminazione in batteria a Glasgow ha concluso una stagione indoor da dimenticare, a dodici mesi dall’oro europeo che gli schiuse le porte dell’atletica mondiale.

Sono i dettagli a fare la differenza. Figuriamoci nella specialità prediletta dal toscano delle Fiamme Oro, i 60 piani, dove pochissimi centesimi hanno il potere di erigere il muro che divide gli eroi dai bocciati.
E allora ci vogliono pochi ingredienti, o meglio inconvenienti sgraditi, per mandare tutto all’aria. Da un’influenza più aggressiva del solito agli errori in gara, probabilmente figli dell’ansia da prestazione rincorsa per tutto l’inverno e mai arrivata: ne abbiamo parlato con il suo allenatore, Marco Del Medico.

Marco, cominciamo dall’influenza dopo Capodanno.
“Samuele ha avuto febbre solo per tre giorni, ma poi ci ha messo tanto per smaltire le scorie. Non è stata un’influenza normale, di quelle che torni al top nel giro di poche ore. Quando è tornato al campo, è apparso per due-tre settimane sottotono”.

Rispetto alla scorsa stagione che lo ha visto diventare campione europeo, avete cambiato qualcosa nell’avvicinamento alle indoor?
“Quando un atleta cresce come è capitato a Samuele, è impossibile replicare la stessa preparazione perché c’è il timore che poi non sia sufficiente. Dei ritocchi sono stati fatti, ma niente di esagerato. Si sono alzati i tempi di percorrenza e incrementato piccole quantità di carichi. L’autunno è andato bene”.


Dunque prima di quell’influenza non c’erano segnali che potessero fare pensare a quello che poi è accaduto tra gennaio e febbraio in sala.
“I riscontri erano positivi, tanto che avremmo voluto gareggiare prima di Natale a Parma (l’esordio fu rinviato per il noto problema alla caldaia del Palalottici, ndr). Dico di più: avrei messo la mano sul fuoco che quest’anno avrebbe fatto il record italiano assoluto dei 50 piani”.

Invece i tempi dei meeting indoor hanno fatto suonare i primi campanelli d’allarme.
“A dir la verità, a Dortmund, sono rimasto quasi sorpreso, perché mi aspettavo che corresse sopra i 6″70 dopo i postumi dell’influenza. Il 6″69 in batteria e il 6″65 della finale mi avevano soddisfatto e lasciato credere che fosse in forte ripresa. Poi il lunedì successivo…”.

Cosa è successo?
“In allenamento faticava tantissimo. Evidentemente in Germania s’era trattato di un lampo, magari l’adrenalina del debutto o la voglia di strafare lo ha portato a superarsi rispetto alla reale condizione. Infatti a Ostrava siamo tornati oltre i 6″70, con delle prestazioni sottotono. Lì è stato lo specchio di quello che si vedeva in settimana”.

Niente da fare anche a Parigi, il 10 febbraio.
“Ecco, nei primi giorni del mese, Samuele ha lavorato bene e ritrovato brillantezza. Purtroppo in gara ha commesso degli errori, si è alzato troppo presto. E a mio avviso da quel momento è subentrata la componente psicologica. La mancata serenità lo ha portato a rincorrere la prestazione e lo ha destabilizzato. Dopo un anno magico come il 2023, le difficoltà lo hanno abbattuto”.



Prima di Glasgow, le gare di Ancona e Berlino.
“Ai campionati italiani avevo intravisto un timido risveglio. Il secondo posto, in quel contesto, non era da buttare. Ma all’Istaf purtroppo è arrivato un altro errore in partenza”.

E siamo ai mondiali.
“Aveva nelle gambe un 6″60, forse anche qualcosina sotto. Ma la tensione gli ha giocato un brutto scherzo. Si è mosso allo start, la mano è scivolata, allo sparo si è trovato in contropiede. Sento dire che Samuele corre tre decimi sopra il suo standard. Ma lui il tempo per andare in semifinale ce l’aveva. Io credo fosse solo un decimo oltre le sue migliori performance”.

Rimpianti?
“Se i mondiali fossero stati verso la fine del mese, come consuetudine, magari staremmo a raccontare qualcosa di diverso. Eppure non va dimenticato che per andare in semifinale sarebbe bastato 6″71. Diciamo che Samuele si è messo da solo i bastoni tra le ruote. L’abbiamo analizzata, occorre ripartire solo dai segnali positivi”.

Si è parlato anche di un Ceccarelli involuto dal punto di vista tecnico.
“Il Ceccarelli delle ultime settimane dava fiducia. E’ chiaro che quando perdi tranquillità, corri contratto. I gruppi muscolari ne risentono e cambia la postura. Ma vi assicuro che non è questione di gambe imballate come a fine gennaio”.


Allora ha ragione chi dice che riconfermarsi è molto più difficile che vincere
.
“Penso che un po’ di pressione lui la avverta, specie quando non riesci a fare quel che hai nelle tue corde. E’ andata così, un po’ di sfortuna ha ostacolato la stagione indoor e bisogna farsene una ragione”.

Con quale spirito si riparte per la stagione all’aperto?
“Con grande fiducia, alla luce di com’era andata la primavera del 2023. Anche qui, mi sembra giusto precisare una cosa”.

Prego.
“D’accordo, Samuele è un grande interprete dei 60 piani. Ma non è vero che gli manca la tenuta nei 100 metri. Ricordiamoci che l’anno scorso, nonostante avessimo anticipato il debutto outdoor, Samuele fece 10″13. Semmai, il lunedì successivo al Golden Gala, ha iniziato ad avere un forte dolore alla fascia plantare che più avanti si è trascinato per un mese e mezzo, pregiudicando la continuità negli allenamenti. Dopo il 10″15 di Ostrava, la forma è calata e i tempi si sono alzati. Ma non è che gli manca la seconda parte, ovvero gli ultimi 40 metri. E’ che non c’è stato proprio modo di lavorare. Vi svelo un aneddoto: durante un raduno a Roma, prima che si facesse male, Samuele ha effettuato un test sui 100 correndo in 9″80, chiaramente con rilevamento manuale. E poco dopo, ha fatto 15″12 sui 150”.



Si è parlato nei giorni scorsi anche di un eventuale supporto della Fidal per il progetto Ceccarelli.
“La Fidal ha sempre fornito il massimo sostegno al nostro lavoro. Forse ci si riferiva a un eventuale supporto psicologico per l’atleta. Io ci ho parlato al telefono nelle scorse ore e mi è sembrato più sereno rispetto a venerdì”.

Cosa vi siete detti?
“Che quanto successo non è così grave. Il momento è difficile, ma va digerito. Bisogna venirne fuori, pensando a tornare in forma e ad avere fiducia in se stessi”.

Cosa prevede adesso il programma?
“Da lunedì 11 iniziamo il lavoro in chiave 4×100. Dobbiamo metterci a disposizione della staffetta: il primo raduno (dal 17 al 24 marzo, ndr) è dietro l’angolo. Così come gli impegni all’aperto. Ad aprile saremo già proiettati alle Bahamas. E il 6 maggio, al ritorno, mancherà un mese agli Europei”.

Sai già le tappe di avvicinamento all’evento di Roma?
“Non abbiamo ancora programmato e sarà difficile farlo perché il calendario è super compresso. Guarderemo di certo in casa nostra, magari tra Lucca e Savona. Non dobbiamo però dimenticare il discorso ranking per la qualificazione alle Olimpiadi. Samuele non è così lontano, ma è chiaro che bisogna partecipare a un paio di meeting di livello per fare tempi di livello”.

foto Grana – Colombo / Fidal

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