Maratona, il record di Kiptum secondo Danilo Goffi

Concludiamo oggi (almeno per il momento…) i nostri approfondimenti legati al record del mondo della maratona fatto segnare da Kelvin Kiptum quasi due settimane fa a Chicago, interpellando Danilo Goffi, il cui nome è rimasto indelebile nel cuore degli appassionati di atletica soprattutto per quell’argento agli europei di Budapest nel 1998 con il podio tutto italiano completato da Stefano Baldini (oro) e Massimo Vincenzo Modica (bronzo). Oggi Danilo lavora nello staff di Giorgio Rondelli, decano dei coach e attuale allenatore, tra gli altri, dell’azzurra Giovanna Epis.

Danilo, che idea ti sei fatto del record di Kiptum?
“Sono rimasto stupefatto fino a un certo punto, considerato che già aveva posto salde basi a Londra e ancor prima a Valencia. E’ lui l’erede di Kipchoge e su questo non c’è dubbio. Ma nella maratona stanno cambiando molte cose…”.

I tempi si stanno abbassando sensibilmente.
“Siamo davanti a una generazione più forte, tantissimi si danno alla maratona. E la tecnologia arrivata sulle scarpe dà vantaggi non indifferenti. E’ molto più facile migliorarsi: le 2 ore 8 minuti di adesso corrispondono all’incirca alle 2 ore 12 dei miei tempi”.


Si è parlato molto dei volumi impressionanti di Kiptum, fino a 300 km a settimana.
“Mi viene da pensare che si stia nuovamente mettendo al primo posto la distanza, un po’ come ai miei tempi dove la maratona significava chilometraggio. Nel 1997 e 1998, con Rondelli, lavoravamo sui 220 km, separando ripetute e resistenza. E così fanno i keniani adesso. Vi assicuro che i lunghi ad alto ritmo erano tanti. Eravamo all’avanguardia più di vent’anni fa. Certo, bisognerebbe capire l’esatta distribuzione che Kiptum fa tra queste due componenti. Ciò che conta di più è sempre l’intensità dei lavori specifici”.

Anche perché si è parlato pure del rischio infortuni, argomento tirato in ballo dal suo allenatore.
“Dipende da quanto è alta la percentuale di lavori ad alta intensità e quando fondo lento hai fatto. Se fai troppa intensità, il rischio di spaccarti è alto. Prima di Kipchoge, una buona ondata di keniani ed etiopi capaci di correre le 2 ore e 4 o le 2 ore e 5, avevano la sparata forte ma sono durati dai tre ai cinque anni. Kipchoge invece è il simbolo della longevità, perché a 39 anni è ancora lì. La durata di questi atleti dipende dai lavori specifici”.

E poi c’è anche l’approccio generale alla preparazione.
“L’allenamento della forza, correre su percorsi ondulati come quelli africani, la predisposizione genetica, le sedute di fisioterapia. Sono tanti i fattori in gioco che incidono e che non conosciamo mai al 100%”.

Cosa ci puoi dire invece di un altro fiore all’occhiello del Kiptum di Chicago, ovvero il negative split?
“Lui ha dimostrato di poter correre la mezza maratona molto veloce. E di avere margine. Evidentemente riesce a consumare meno benzina degli altri, lavorando in modo ottimale coi grassi nella prima parte e conservando gli zuccheri per il finale. Al momento sembra essere una macchina perfetta”.

Gli altri focus su Kiptum

Kiptum vince a Chicago e stabilisce il primato del mondo
Kiptum ora atteso sotto le due ore e alla sfida a cinque cerchi con Kipchoge
Kelvin Kiptum più ricco dopo Chicago: ecco quanto ha guadagnato…
Kelvin Kiptum: volumi enormi e zero riposo. Parola del suo allenatore (preoccupato)
Gli allenamenti di Kiptum, il rischio infortuni, il recupero: la parola all’esperto





Potrebbe interessarti anche...

Gli articoli di questo autore

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *