Mattia Ozbot e la foto dell’anno: “Allo stadio per 20 minuti grazie alla maratona…”

Il cielo azzurro a mezzogiorno e il tetto dello stadio a incorniciare un gesto atletico sopraffino del decatleta tedesco Neugebauer, che in volo esulta con l’indice puntato in alto dopo aver superato l’asticella baciata dal sole. Più che una foto, è un affresco. L’aveva scattata ai mondiali di Budapest il varesino Mattia Ozbot, 28 anni, cognome che tradisce le origini goriziane. E ha meritato il premio di fotografo dell’anno della World Athletics, battendo in finale le istantanee che immortalavano la clamorosa caduta di Femke Bol a pochi passi dal traguardo della 4×400 mista e l’esultanza di Gimbo Tamberi dopo l’oro nel salto in alto.

Mattia Ozbot, com’è nato quello scatto?
“Ho partecipato a un Workshop su invito della World Athletics cinque giorni prima del mondiale. Finiti gli incontri con agenzie e fotografi vari, ci hanno chiesto venti foto da scattare durante i mondiali all’esterno dello stadio. Avevamo anche la possibilità di chiedere giorno per giorno l’accesso in pista e il momento buono per me è arrivato all’ottavo giorno, durante la maratona, quando molti fotografi si sono spostati in strada e allora ci è stato concesso uno slot di venti minuti per assistere alle qualificazioni del decathlon. Ecco, quello scatto è l’incrocio di una serie di circostanze fortuite”.


Perché alla giuria è piaciuta proprio la tua foto secondo te?
“E’ una foto non comune. C’è pure l’esultanza in volo e l’inquadratura è particolare. In quel momento non c’erano altri fotografi a catturare quel gesto”.

Con quale fotocamera l’hai scattata?
“Con una Nikon Z9 (parliamo di una macchina del valore di circa 5 mila euro, ndr) e una lente Fisheye”.

Era la tua prima volta a una rassegna di atletica leggera.
“Uno sport bellissimo, dove il fotografo ha grande libertà di movimento. Decidi tu dove andare, nessuno ti impone una postazione fissa. E quindi c’è tanto materiale per esprimere la propria creatività”.


Di solito di cosa ti occupi?
“Collaboro con diverse agenzie: seguo la Serie A e le coppe europee di calcio. Ma anche il basket e gli sport invernali”.

Hai un personaggio di riferimento nell’atletica?
“Non posso che rispondere Tamberi, che offre tantissimo anche dal punto di vista fotografico. Devo dire che ho prestato l’occhio a tutti gli italiani impegnati ai mondiali e anche Tortu, dopo la staffetta, quanto a esultanza non è stato da meno. Mi ha colpito anche la delusione di Larissa Iapichino per non aver saputo saltare quanto atteso”.


E la specialità che più ti affascina?
“I 3000 siepi, per la possibilità di scattare le foto sotto la riviera. Con il remote (la possibilità di piazzare la camera e scattare in modalità wi-fi senza che il fotografo sia effettivamente presente sulla scena, ndr) ho realizzato dei bellissimi scatti in quella gara”.

Ma è vero che non sapevi di aver vinto il premio?
“La World Athletics mi ha invitato a Montecarlo con la scusa di fotografare alcuni premi in bacheca. Uno di questi era proprio il mio e me l’hanno consegnato all’improvviso, con mia grande sorpresa”.

Tornerai presto a un evento di atletica?
“Mi piacerebbe vivere gli Europei di Roma. Cadono nel periodo ideale per me, tra la fine del campionato di Serie A e l’inizio degli Europei di calcio. Ma penso di andare anche ad altri importanti meeting. Ormai l’atletica mi ha preso”.


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