Ottavia Cestonaro, raccontaci come procede la riabilitazione

Olgiate Olona, paesino del varesotto, da due mesi è diventato per Ottavia Cestonaro il centro del mondo. La triplista azzurra, dal lunedì al sabato, è immersa al Centro Mapei Sport dove ha intrapreso la riabilitazione per recuperare dall’infortunio che l’ha fermata all’inizio dell’anno, compromettendo la stagione indoor e il cuore della preparazione per quella estiva.

Un hop maledetto, i tendini degli ischiocrurali che cedono. E all’improvviso la strada che sembrava indirizzata verso nuovi traguardi dopo un 2023 ricco di soddisfazioni, si è fatta ripida e incerta. Gli Europei? Più no che sì. Mentre sui Giochi Olimpici il cielo sembra decisamente meno nuvoloso. Due mesi in più dovrebbero bastare per arrivare pronti, anche se bisogna tornare a gareggiare entro la fine di giugno.

Ottavia, a che punto siamo?
“Stiamo entrando nella fase più importante della riabilitazione, dopo quattro settimane di un percorso fisioterapico più protettivo. Ho effettuato una seconda risonanza magnetica di controllo e tutto sembra procedere per il meglio. E’ fondamentale, per impostare le varie fasi di lavoro, comprendere il processo di guarigione”.

L’infortunio non è stato banale, il periodo di convalescenza abbastanza delicato.
“I tendini sono sempre meno irrorati, a differenza di tessuti muscolari e ossei. Dunque dopo la prima risonanza, il tessuto era ancora molto fresco e non ancora del tutto cicatrizzato. La guarigione completa dovrebbe avvenire a tre mesi dall’intervento, che ho effettuato il 7 febbraio. Entriamo in una fase cruciale, che dovrebbe consentire lavori più intensi ma sempre svolti in sicurezza”.

Ottavia-Cestonaro
Foto Colombo / Fidal.


Il post-intervento come è stato gestito?
“Con degli esercizi che avevano lo scopo di risvegliare sia il tessuto muscolare che il sistema nervoso, per riattivare tutti i processi di inibizione doppia che scattano a seguito di un infortunio e della seguente operazione. Ci siamo concentrati innanzitutto sui flessori della gamba interessata, ovvero la sinistra, e svolto un lavoro generale che possa garantire una condizione fisica accettabile quando ricomincerò l’attività completa”.

Hai un’idea di quando potrai ricominciare a saltare?
“I tempi sono stretti e la federazione ha richiesto che io torni entro la fine di giugno, l’occasione propizia dovrebbero essere i campionati italiani di La Spezia. D’ora in avanti navigheremo a vista, facendoci guidare dal buon senso e dalla reazione del mio fisico ai prossimi lavori e cercando di non farci prendere dalla fretta, che comporta solo rischi”.

Quali sono state le sensazioni a caldo dopo l’infortunio?
“A prescindere dal fatto che sia rotolata sulla sabbia e non sia riuscita a saltare, non ho avuto il minimo dubbio che ci fossero di mezzo i tendini e che fosse diverso rispetto ad altri infortuni muscolari del passato. Ho sentito una forte trazione sull’osso e poi qualcosa che si è staccato. Non è stato nemmeno dolorosissimo, anche nelle ore successive”.

Però hai capito che si trattava di un infortunio importante.
“Sì, ho pensato subito che i tempi di recupero fossero seri, nonostante fossi all’inizio di una stagione molto lunga. E’ stato un fulmine a ciel sereno, anche perché mi sentivo bene e in inverno ero cresciuta sul piano della forza. I test effettuati a Palermo, nel periodo di preparazione con Michele Basile, e ad Ancona erano stati positivi e c’erano tutti i presupposti per cominciare subito a saltare oltre i 14 metri”.


Cosa ti fa credere che farai in tempo per Parigi 2024?
“A parte un primo e normale momento di sconforto in cui non ho perso comunque la lucidità, ho reagito come già accaduto in occasione di infortuni gravi. Ad esempio, come quando mi sono operata al ginocchio e successivamente ho intrapreso un nuovo percorso tecnico cambiando la gamba di stacco. Difficilmente mi do per vinta. Sono abituata a non perder tempo e a essere oggettiva. Per questo motivo mi sono subito affidata ai migliori professionisti e ho iniziato a lavorare con serenità, convinta di andare alle Olimpiadi. Fino a quando non sarò in pedana, non avrò la certezza matematica. Ma questo penso che possa valere anche per gli altri sportivi”.

Quanto ti scoccia saltare gli Europei in casa?
“Non ho ancora detto che non ci sarò al 100%. E’ chiaro che la data è molto vicina ed è molto ma molto difficile recuperare in tempo. Decideremo di settimana in settimana, consapevoli che anche se dovessi essere a Roma non potrei farlo al top, come avrei voluto in un evento in Italia, un po’ come accadde agli europei juniores di Rieti del 2013, quando vinsi l’oro. Mi dispiace più che altro perché volevo dare continuità al 2023, la mia miglior stagione in carriera. Ma è accaduto qualcosa di non prevedibile e bisogna farsene una ragione, prendendosi quello che viene”.

Da dove partono la costanza di rendimento e i miglioramenti visti lo scorso anno?
“E’ un lavoro iniziato nel 2022, che ha coinvolto anche la struttura tecnica federale e Michele Basile. Dopo gli Europei di Monaco e il mio ingresso in finale, c’è stata una svolta, perché ci siamo seduti ad analizzare a tavolino tutti gli step che potevo fare per consolidare le misure e stazionare stabilmente sopra i 14 metri. I risultati si sono visti nella passata stagione, a partire dall’inverno e dalle successive sei gare in cui ho saltato sempre oltre i 14”.

Ottavia con Dariya Derkach, altra azzurra finalista nel triplo a Budapest.

Su cosa vi siete concentrati?
“Sul consolidare la tecnica con un lavoro importante sulla gamba di stacco, che era cambiata nel 2020. E poi abbiamo fatto un lavoro condizionale che mi ha permesso di crescere dal punto di vista della forza. In generale possiamo affermare che, se sono arrivata a queste prestazioni a 29 anni, significa che sono cresciuta per gradi, ricordando che fino agli Under 23 non mi ero specializzata sul triplo, perché mi dedicavo al lungo e alle prove multiple”.

Infortunio a parte, che misura senti di avere nelle gambe?
“Già ai mondiali di Budapest, dove avevo saltato 14,20, avevo regalato una ventina di centimetri allo stacco. Con il lavoro fatto in inverno e con dei dati oggettivi alla mano degli allenamenti, valgo 14,40-14,50. Ma adesso bisogna aver pazienza e aspettare il pieno recupero”.

I giorni dell’infortunio sono stati difficili anche a causa del ricovero di papà Sergio, peraltro il tuo allenatore.
“Ho voluto che non si sapesse in giro del mio infortunio perché preferivo parlargliene io a tempo debito. In quel periodo mia mamma è stata eccezionale, perché si è fatta carico dei miei problemi, accompagnandomi a destra e a manca per i controlli. Adesso papà si sta riprendendo ed è in contatto con i medici del Mapei Sport per seguire la mia riabilitazione”.

foto Fidal

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