Calvario e rinascita: bentornato Christian Falocchi, il saltatore con in testa i 2 metri e 30

Negli ultimi anni di lui si erano perse le tracce, almeno in riferimento ai palcoscenici più nobili. Christian Falocchi, dopo aver vinto l’argento agli europei under 23 di Bydgoszcz nel 2017, non era più riuscito a esprimere il proprio talento, condizionato da una infinita serie di infortuni, l’ultimo dei quali ha rischiato di mettere la parola fine alla sua carriera agonistica.

Ma il concetto di resa non appartiene a questo altista bergamasco che da poco ha compiuto 29 anni. Falocchi si è sempre rialzato. E’ andato avanti, aggrappandosi alla speranza. E nel momento più buio è riapparso tra i grandi, spiccando il volo al Meeting di Herentals, località belga, dieci giorni fa. Non aveva mai raggiunto quota 2,28 metri. Una misura che apre nuovi scenari, la perfetta copertina di uno che adesso ha voglia di stupire e giocarsela coi migliori.

Christian, nell’estate 2017 l’argento europeo in Polonia. Adesso rieccoti competitivo e siamo nel 2026. Cosa è successo in questi otto anni e mezzo?
“Ho avuto tantissimi infortuni e problemi fisici di varia natura. Ma gli anni buoni, o le finestre buono, ci sono state. Tra la fine del 2022 è l’inizio del 2023 la condizione c’era e sapevo di valere almeno i 2,25 ma non sono riuscito a trovare la gara giusta anche per miei errori”.


L’infortunio più grave nel 2023.
“Alla prima gara all’aperto dopo aver fatto cambiamenti tecnici importanti. Ho rotto tre legamenti della caviglia di stacco, la destra. Un kappaò simile a ciò che era accaduto a Tamberi. Un brutto stop, diverso dai precedenti che avevano riguardato oltre alle caviglie, i menischi e altre infiammazioni”.

Ci sono voluti due anni per rivederti in pedana.
“L’operazione è stata delicata. Mi hanno ricostruito i legamenti ma non ho mai saputo se sarei potuto tornare a saltare ad alti livelli. Ho convissuto con il dolore, mi sono fermato spesso per le cure. È stato complicato”.

Mai pensato di dire basta?
“Sì, la scorsa estate. Fino a quel momento ho provato tutte le strade, girando decine di ortopedici, fisioterapisti e osteopati. All’inizio della stagione all’aperto mi ero dato tempo fino a settembre. Senza miglioramenti avrei appeso le scarpe al chiodo”.


E invece…
“La svolta è stata al meeting di Brescia, nel mese di luglio, con quel salto da 2,23. In controllo e con mezza rincorsa. Allora ho capito di avere margine. Sono arrivato tranquillo a fine stagione, dopo le vacanze ho ripreso e sono arrivati nuovi miglioramenti. E’ la prima volta che completo una preparazione invernale senza grossi problemi, con una continuità di lavoro. La caviglia mi ha lasciato parecchio in pace e non ho avuto più bisogno di fermarmi alcuni giorni, come in passato, dopo le sedute più intense”.

Hai sorpreso in Belgio, poi un 2,23 a Weinheim. Prossimi impegni?
“Gareggerò solo ai Campionati italiani a fine mese. Se sarò dentro nel ranking potrebbe esserci la possibilità di andare ai Mondiali, sarebbe un risultato clamoroso. Ma il vero obiettivo è continuare così verso la stagione all’aperto”.

Cosa ti ha motivato in tutti questi anni.
“La consapevolezza di avere le carte in regola per arrivare a certi livelli. I miei allenatori (Orlando Motta e Pierangelo Maroni, ndr) mi hanno sempre detto che anche io, come Andrea Bettinelli, loro allievo per tutta la carriera, avrei potuto raggiungere e superare quota 2,30. Quel numero ce l’ho sempre nella testa”.


Una misura come obiettivo di un’intera carriera…
“I 2 metri e 30 rappresentano il numero che separa i buonissimi saltatori dai top internazionali. Non volevo lasciare a 2,25. Credo che sarebbe stato ingiusto in base al mio talento. Ora che sono arrivato a 2,28 ho ancora più voglia di farcela. Certo, non pensavo che ci sarebbe voluto così tanto per andarci vicino”.

In tutti questi anni hai dovuto di volta in volta aggiornare i sogni nel cassetto.
“Sono passati due quadrienni, il sogno resta quello di partecipare alle Olimpiadi. So che Los Angeles 2028 sarà probabilmente la mia ultima chance”.

Con chi va condivisa la tua rinascita?
“Innanzitutto con i miei due allenatori, che hanno vissuto il mio calvario in prima persona, accompagnandomi ovunque per cercare di risolvere i problemi. Le Fiamme Oro mi hanno lasciato tranquillo e dato fiducia, appoggiando tutte le mie scelte medico-sportive. E poi la mia famiglia che ha sempre creduto in me”.


Per quelli che non ti conoscono bene, spiegaci che tipo di saltatore è Christian Falocchi e qual è stata la sua evoluzione tecnica anche in base agli infortuni.
“Sono un saltatore reattivo e leggero, non molto esplosivo. Rispetto a Sottile e a Tamberi ho una velocità d’entrata minore, punto di più sul rimbalzo e sulla reattività allo stacco. Il più grande cambiamento in questi anni riguarda le braccia, ma non è legato all’infortunio alla caviglia. In passato saltavo con le braccia sincrone, poco prima che mi infortunassi stavo già lavorando sul salto con braccia asincrone, slanciandone solo una. Quando sono guarito, mi è venuto naturale ripartire da questo tipo di gesto, che ben si sposa con le mie caratteristiche”.

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