Uno storico primato italiano dentro a un grande europeo: Eloisa Coiro racconta

A Birmingham Eloisa Coiro difficilmente poteva aspettarsi un europeo migliore: il sesto posto negli 800 metri delle aliene, la medaglia di bronzo vissuta da protagonista con la staffetta del miglio ma soprattutto il primato italiano sulla sua distanza (1’57″56) che dopo una vita – 46 anni – ha cancellato dalle tabelle l’olimpionica Gabriella Dorio, nell’estate in cui anche al maschile Francesco Pernici ha battuto un’altra leggenda del doppio giro di pista, Marcello Fiasconaro.

L’appuntamento con la storia la 25enne romana delle Fiamme Azzurre allenata da Emilio De Bonis, l’aveva prenotato da qualche tempo. Dalle ultime quattro stagioni è lei il riferimento sulla distanza. Grande costanza di rendimento, una sfilza di sub-2′, pochissimi passi falsi e un’ascesa inesorabile dettata dalla saggia politica dei piccoli passi.

I risultati per Eloisa Coiro cominciano a essere tangibili, anche in chiave Los Angeles. Nonostante davanti c’è chi si avvicina a grandi falcate a un altro vetusto record del mondo, quello della ceca Kratochvilova.

Eloisa, come ci si sente a battere un record in vigore da così tanto tempo?
“Sicuramente felici, la stessa Gabriella Dorio mi aveva detto che sarebbe toccato a me questo compito e in realtà non era mai capitata la gara giusta. Sentivo però che questo era l’anno in cui l’avrei potuto correre soprattutto perché sono migliorata nella parte veloce. Dire che mi sono tolta un peso è eccessivo però il record ce l’avevo in testa da un po’ e dagli ultimi allenamenti estivi anche nelle gambe. Ora finalmente ci sono riuscita”.


Ti aspettavi che potesse arrivare in batteria?
“No, assolutamente. Anche perché le gare da campionato sono sempre lente e tattiche. È stata una sorpresa e questo ha reso tutto più bello perché non l’ho cercato”.

Com’è andata?
“Hodgkinson si è messa davanti e ha tirato abbastanza forte. Non ho visto i passaggi perché ero focalizzata sulla posizione per guadagnare il passaggio del turno. Perciò mi guardavo le spalle, poi nel finale ne avevo e ho dato tutto, il record è stata una conseguenza della prestazione. Non scegli mai dove fare un record. Capita l’occasione e devi saperla cogliere”.

Sei arrivata a Birmingham al top della condizione nonostante la preparazione affrontata nel caldo torrido di Roma.
“È stata un’estate dura ma siamo riusciti a gestirci bene. Peraltro non ho gareggiato tanto. Il livello negli 800 è esploso e assicurarsi un posto in Diamond League è stato difficile. Abbiamo perciò fatto scelte diverse con il mio staff e ho imparato a essere paziente. Alla fine abbiamo avuto tempo per lavorare bene e affinare quel tempo”.

In finale ti sei battuta benissimo chiudendo al sesto posto.
“Nonostante i due turni eliminatori abbastanza impegnativi mi sentivo ancora bene, seppur dopo il riscaldamento ho capito di non avere la stessa brillantezza del primo giorno. È stata una gara strana. Le prime tre erano intoccabili, non era facile gestire una gara dove quelle davanti sai che chiudono in 1’53-54. Per tutti questi motivi il sesto posto è un grande risultato per me”.


E ora che succede? Si dice che ogni record sia un nuovo punto di partenza.
“I tempi che faccio sui 400 mi dicono che ho tanti margini di miglioramento. Il primato italiano mi dà la giusta carica per dire che non ci sono limiti”.

Il tuo segreto è forse nella costanza di rendimento raggiunta in questi ultimi tre-quattro anni?
“Gli 800 sono una delle distanze più difficili da interpretare. Ed essere costanti è un fattore importante per tutta la carriera. L’anno scorso ho corso un paio di volte in 1’58” e ho fatto una valanga di 1’59”. Quest’anno l’obiettivo era far diventare più abituale l’1’58” per avere il picco di 1’57” ed è capitato nella gara più importante. La performance si costruisce così. La stabilità la trovi quando per ottenere il tempo basso accetti di correre molto spesso dei tempi poco più alti”.

Al tuo fianco c’è uno staff collaudato e composito: il coach Emilio De Bonis, Sandro Donati che è sempre un riferimento, Emiliano Brannetti che si prende cura del tuo fisico, la nutrizionista Annamaria Salvati e il mental coach Lorenzo Marconi.
“Ho la fortuna di avere uno staff che mi dà un grande supporto. Emilio mi allena da 13 anni, c’è grande complicità tra di noi. Prima della semifinale ho sentito molta pressione e lui mi è stato accanto e mi ha motivato”.

Eloisa Coiro in azione.


Con il mental coach che tipo di lavoro avete fatto?
“Lorenzo ha la capacità di leggere le persone. Mi segue da sei anni, curiamo tanti aspetti, mi aiuta a canalizzare le energie su ciò che davvero conta. Con la sua guida riesco a fare riflessioni, ho scoperto nuovi lati del mio carattere, ho spostato in avanti i miei limiti. Gestire tutto non è semplice per noi atleti e la testa può fare brutti scherzi. Avere una persona esterna e meno coinvolta emotivamente è essenziale”.

Werro, Hodgkinson e Bol: con quelle tre correre il record italiano non basta.
“Ognuno fa la sua carriera. Loro sono tre fuoriclasse che si sono trovate nello stesso momento storico. Dietro tutte noi ne approfittiamo per alzare il livello e cercare di raggiungerle. Voglio sottolineare come ci siano tante atlete che fanno 1’57” e corrono davvero fortissimo. Il livello non è mai stato così alto in Europa. Ce la giochiamo col mondo. E siamo fiere di questo”.

Ma si ha la sensazione di partire solo per i piazzamenti?
“Ogni gara è a sé, anche se loro partono favorite. Come tutte devono guadagnarsi sul campo vittorie e medaglie. Non si parte mai pensando di essere svantaggiate”.

Sarà la Werro a fare il record del mondo?
“È un primato difficilissimo da battere, parliamo di un tempo folle che appartiene a un’altra epoca. Lei al momento è quella che ci è andata più vicina. Però la partita è aperta. Con la svizzera, Keely ha trovato un nuovo stimolo. E Bol al primo anno negli 800 ha già dimostrato di saper interpretare con lucidità le competizioni”.


Dopo che le hai strappato il record, sappiamo che Gabriella Dorio ti ha scritto un messaggio.
“Era contenta e mi ha detto che già da tempo se lo aspettava. E che da qui in avanti sarà tutto più facile”.

Agli Europei sei stata protagonista anche in staffetta. Un pezzo di quel bronzo è anche merito tuo.
“La medaglia è stata un’emozione stupenda e per me è arrivata dopo tre turni di 800 molto impegnativi. Sono partita in quarta frazione, ho sentito una bella responsabilità. Quando ho cambiato con Alice, Olanda e Inghilterra avevano cambiato davanti ed erano irraggiungibili. A quel punto c’era da difendere il terzo posto. Ho tenuto a mente che ci sarebbe stato bisogno di un cambio di ritmo in volata. E così ho cercato di conservare qualche energia per il rettilineo finale e così è stato, visto che la Spagna è rimasta dietro. Per me è un grande onore essere coinvolta nella 4×400”.

In questo finale di stagione dove ti vedremo?
“A Brescia domenica 30 agosto, poi a Rovereto. Ma prima spero di trovare un posto per la tappa di Diamond League a Zurigo”.

foto in apertura di Sportmedia / Agency

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