Josh Kerr e il progetto 222: a Londra per la storia (e spazzare via El Guerrouj)

Mezzofondo e primati, un binomio che si rinnova. Il settore è senza dubbio uno tra quelli più in fermento di tutta l’atletica. Regala emozioni, sfide avvincenti, ambiziosi nomi nuovi che si affacciano alla ribalta sperando, un giorno neanche troppo lontano, di entrare nella storia di questo sport.

Anche perché proprio quelli del mezzofondo sono primati che resistono da tempo. Ma ultimamente, grazie a conoscenze, tecnologie, scarpe, nuove metodologie di allenamento e lepri luminose, si è assistito a prestazioni di grande rilievo sia al maschile che al femminile.

Il vento è cambiato. E a qualcuno serve davvero l’ultimo scatto per detronizzare il mito: negli 800 Rudisha, nei 1500 e nel miglio El Guerrouj, mentre al femminile l’ossessione è superare l’1’53″28 datato 1983 della Kratochvílova.

L’era dei project

Anche le etichette sono cambiate, complice il marketing e i moderni mezzi di comunicazione. Gli attacchi ai record del mondo o la ricerca di prestazioni altisonanti adesso rientrano nella categoria dei project. Ricordate il breaking2 di Kipchoge in maratona? E il breaking4 di Faith Kipyegon, quando lo scorso anno provò ad abbattere il muro dei 4 minuti nel miglio per una donna?


Ecco, sta per scoccare l’ora di un nuovo progetto. Si chiama 222, la regia è del brand americano Brooks, il protagonista è Josh Kerr, il campione del mondo dei 1500 a Budapest 2023.

Il britannico, il prossimo 18 luglio a Londra, in occasione della tappa di Diamond League, tenterà di stabilire il record del mondo del miglio, in carica dal 7 luglio 1999 quando il marocchino El Guerrouj corse lo straordinario tempo di 3’43″13.


Allenamenti estenuanti e camera ipobarica

Nessuno in questi 27 anni è riuscito ad avvicinarsi a meno di mezzo secondo dal mitico corridore maghrebino.

Ci proverà, sabato pomeriggio, Kerr, che vanta un personale di 3’45″34, sesto all-time: il numero 222 indica i secondi che servono a correre in 3 minuti e 42, l’obiettivo del britannico per fare la storia.

E per riuscirci, colui che ha battuto sul campo uno come Ingebrigtsen non ha lasciato nulla al caso: scarpe, pacemaker, 12 ore al giorno (secondo quanto riportato dal quotidiano Telegraph) passati in camera ipobarica a simulare l’altitudine di 3.000 metri, oltre a sessioni di allenamento ad alta intensità, con lavori che includono in genere intervalli eseguiti a ritmi molto vicini a quelli di gara con l’obiettivo non solo di migliorare il massimo consumo di ossigeno (VO2 max), ma anche di aumentare la capacità di mantenere velocità elevate con un accumulo controllato di lattato.

Uno stimolo in più per Kerr – e un elemento di interesse per il project 222 – è stato aggiunto nelle scorse ore dall’annuncio della partecipazione al miglio londinese di Yared Nuguse. Lo statunitense detiene il quarto crono di sempre sulla distanza, 3’43″97, ed è in una condizione di forma eccellente. Al Prefontaine Classic di Eugene ha corso in 3’46″61 e in precedenza aveva vinto due tappe nei 1500, sempre in Diamond League. Come andrà a finire?

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