Insieme all’ecuadoriana Angulo, oro nel giavellotto, e al botswano Kebinatshipi, primo nei 400 piani, Julia Paternain ha portato a casa una delle medaglie più sorprendenti di tutti i Campionati mondiali di Tokyo, sicuramente la meno pronosticabile dati alla mano.
Il bronzo in maratona colto dall’uruguayana in 2h27’23” con ai piedi le Saucony Endorphine Elite 2 e alle spalle di due mostri sacri della specialità quali la keniana Jepchirchir e l’etiope Assefa, ha mandato all’aria ogni previsione. E ha scritto, forse nel modo meno consapevole possibile, una pagina di storia dello sport uruguagio, dal momento che Julia ha conquistato il primo podio di sempre per il Paese sudamericano ai mondiali di atletica e lo ha fatto alla seconda maratona della carriera presentandosi con la posizione numero 400 del Road to Tokyo (numero 80 se si considerano i tre atleti per Nazione ammessi alla rassegna iridiata) e il numero 149 del ranking mondiale del 2025.
No, non si poteva prevedere
Ci sono altri dati, diffusi dalla rivista spagnola Corredor, che fanno capire quanto l’impresa fosse davvero impronosticabile alla vigilia. Il personal best di Paternain in maratona, di 14 secondi inferiore rispetto alla gara iridata, vale 1144 punti nella Scoring Table di World Athletics. Con quei punti si corre in 2’01” gli 800, in 4’07” i 1500, in 15’10” i 5000 e in 31’54” i 10.000 metri. Tempi per niente eccezionali che nella maggior parte dei casi non valgono l’accesso a una finale (spesso nemmeno a una semifinale) di un mondiale.

Inoltre, il PB di Julia è un crono che non fa parte di nessuna top 20 mondiale dell’anno delle classifiche di questo secolo e i personali registrati sulle altre distanze (1:10:16 nella mezza maratona, 33:22.91 nei 10.000m e 16:00.10 nei 5000) non valgono un posto tra le prime 100 al mondo del 2025.
Tra Messico, Gran Bretagna e Usa
La Paternain, che in un solo giorno ha stupito il mondo, del mondo è esperta. E’ nata in Messico da genitori uruguayani, a due anni si è trasferita in Inghilterra, indossando anche la maglia della Nazionale agli europei under 23.
Eppure rappresentare la Gran Bretagna non era quello che voleva e quest’anno ha deciso di indossare i colori della Celeste tenendo fede alle sue origini. Nobilitando un Paese che ha sempre ritrovato durante le vacanze estive passate a Montevideo e che ora la vede come un autentico simbolo.
La Paternain è una che non è mai rimasta ferma. Da circa sette anni si è spostata negli Stati Uniti e si è misurata con il sistema NCAA, prima a Penn State poi in Arkansas.

L’esperienza negli States è stata in un primo momento fallimentare, tanto che Julia non è mai diventata una All-American né conseguito particolari risultati di rilievo, decidendo poi di allenarsi per un periodo anche da sola, in California.
La rinascita di Julia Paternain o, se vogliamo, la scoperta di quelle doti da fondista che non erano mai emerse del tutto, coincide con un viaggio in Arizona che le ha permesso di incontrare, tra i sentieri di Flagstaff, l’allenatore Jack Polerecky, la moglie runner Dani e un team di allenamento molto stimolante.
Dall’anno scorso sono arrivate, una dopo l’altra, soddisfazioni nei 10 km, poi in una mezza e quindi in maratona, con il record nazionale sulla 42K firmato a marzo in 2h27’09” al debutto nei pressi di New York. Fino all’incredibile risultato di Tokyo che potrebbe averle cambiato la vita.
foto Sportmedia e Getty Images

