Della sua forza c’eravamo tutti accorti esattamente un anno fa, questione di centimetri. Anzi, di un solo centimetro. Quello con cui Bozhidar Saraboyukov riuscì a sopravanzare Mattia Furlani nella finale del lungo agli Europei indoor di Apeldoorn, facendoci per un attimo credere che al reatino mancasse ancora qualcosa per imporsi a livello internazionale nonostante la sfilza di podi, pensiero poi scacciato via nel giro di tre settimane a Nanchino e chiaramente anche a settembre nella gara di Tokyo.
Ma dicevamo di questo spilungone bulgaro non ancora 22enne, che ha cominciato la stagione 2026 in modo roboante, tenendo testa proprio al nostro Mattia sia negli scontri diretti (memorabile il Meeting di Metz finito 8,39 pari, con l’azzurro davanti di un centimetro per la migliore seconda misura) sia nel confronto generale.
Non è un caso che a Belgrado Saraboyukov è stato capace di volare a 8 metri e 45, facendo segnare insieme al precedente 8 e 42 le due migliori prestazioni mondiali dell’anno e atterrando, di fatto, nel gotha della specialità.
Furlani e lo stesso Tentoglou, il greco campione olimpico in ombra nel 2025 e voglioso di riscatto, sono insomma avvisati. Adesso, per le grandi vittorie, bisognerà fare i conti anche con lui, che lo scorso anno ebbe un finale di stagione caratterizzato dall‘argento agli Europei Under 23 di Bergen e dal quinto posto nella finale iridata di Tokyo con 8,19.
Insolito triplete
Ha dell’incredibile quello che Saraboyukov è riuscito a combinare la settimana scorsa, aprendo davanti a sé orizzonti probabilmente sconosciuti ma ribadendo le capacità tecniche. Ai Campionati Nazionali di Sofia, Bozhidar, oltre a vincere la gara del suo lungo con un “normale” 8,12, si è aggiudicato altri due titoli nei salti, primeggiando prima nel triplo con 16,61 e poi addirittura nel salto in alto (disciplina dove fu argento ai Mondiali Under 20 di Cali quattro anni fa) con 2,28 prima di tentare (senza andare a segno) i 2,32.

Il personalissimo triplete ha suscitato lo stupore degli addetti ai lavori ma a Torun intanto sarà nel lungo che bisognerà fare i conti con questo formidabile atleta. Anche in virtù della consistenza e della continuità dimostrate nelle ultime uscite, quando ha sfornato intere serie di salti molto simili tra loro e sempre oltre gli 8 metri e 30.
Avversari di Duplantis cercasi: si candida il greco
Il salto con l’asta maschile negli ultimi cinque-sei anni ha seguito sempre il medesimo canovaccio. Vivendo, ogni qualvolta tra gli iscritti figurasse Armand Duplantis, due gare in una. Quella dello svedese, atteso di centimetro in centimetro a migliorare la storia dei primati (siamo arrivati a 6,30), e quella del resto del mondo.
In quest’ultima categoria, nelle ultime due stagioni, abbiamo potuto apprezzare la crescita di Emmanouil Karalis, greco di mamma ugandese. I risultati parlano chiaro. L’altro fenomeno del salto ellenico è finito sempre sul podio nelle ultime sei rassegne internazionali: bronzo ai Mondiali indoor di Glasgow, argento agli Europei di Roma, bronzo ai Giochi di Parigi, oro agli Europei di Apeldoorn (non c’era Sua Maestà), argento ai Mondiali indoor di Nanchino e argento agli ultimi Mondiali di Tokyo.

La scorsa settimana, l’asticella per Karalis si è alzata e di parecchio. Perché ai Campionati nazionali, il 26enne astista ha superato quota 6,17, aggiungendo 9 centimetri al proprio personale all’aperto e 12 a quello in sala. Una misura che lo ha subito proiettato al secondo posto della classifica all time del salto con l’asta, proprio alle spalle di Duplantis.
I 6 metri e 17 una storia di perseveranza
Non possiamo affermare che “Mondo” stia proprio lì a tremare. La sua leadership non sembra al momento in discussione. Però le distanze si sono notevolmente accorciate e la star numero uno dell’atletica odierna potrebbe finalmente cominciare a non gareggiare più soltanto contro se stesso e i suoi record.
Karalis, ragazzone cresciuto ad Atene, gemello della sorella Angeliki, amante del jazz rap, ha sofferto di depressione e da bambino è stato vittima di razzismo per il colore della pelle. Ha cominciato a saltare a 12 anni e ha avuto la classica crescita passo dopo passo. E’ uno che non ha mai smesso di crederci. “È vero che solo con pazienza, perseveranza e fiducia in se stessi si possono fare miracoli” ha dichiarato un anno fa in un’intervista.
E a 26 anni, proprio quanti ne ha Duplantis (che i 6 metri e 17 li saltò a Torun quando di anni ne aveva 21 cominciando la sequela di record del mondo), il greco è pronto a ritagliarsi il suo spazio. A staccarsi dal resto del mondo. A non essere più il primo dei battuti. A cercare nuove vette e un po’ di gloria.
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