Per un paio di giorni Mattia Furlani ci ha tenuti col fiato sospeso. L’atterraggio scomposto di Xiamen, nella seconda tappa di Diamond League, il dolore alla coscia, l’uscita dallo stadio in barella, i primi accertamenti in Cina e poi quelli in Italia.
La prima diagnosi parlava di lesione di primo grado al bicipite femorale della gamba destra, ma negli ultimi giorni è poi apparso più chiaro che il campione del mondo di salto in lungo se la caverà con una decina di giorni di stop. Un bel sospiro di sollievo: salterà con ogni probabilità il Golden Gala di giovedì prossimo. Pazienza. Ma in pedana lo rivedremo presto. L’assalto al titolo europeo di Birmingham non è minimamente in discussione.
Per comprendere nel dettaglio cosa è successo a Mattia sabato scorso, abbiamo parlato con Emiliano Brannetti, esperto osteopata che collabora da anni con la Fidal e con altre federazioni sportive italiane.
“Nella narrazione corrente, per chi non è un tecnico, si parla sempre di lesioni – spiega Brannetti – ma occorre ricordare che abbiamo in tutto sei livelli di infortunio: stiramenti dal primo al terzo grado e strappi dal primo al terzo grado. Per Mattia Furlani probabilmente si è trattato di una semplice elongazione, ovvero di uno stiramentino di primo grado”.

Spieghiamo bene cosa può essere successo.
“Si parla di elongazione quando le fibre locali si allungano ma non si accorciano più. Si verifica una reazione infiammatoria, il dolore è forte. In seguito all’elongazione il muscolo va in protezione e di riflesso, per non rompersi, non si decontrae. In questo caso non c’è una rottura delle fibre. Dunque gli basteranno un paio di giorni di riposo per guarire”.
Vederlo andare via in barella ha destato però molta preoccupazione.
“In quei casi non sai mai se ti sei stirato o ti sei rotto. Per questo motivo vengono attivate tutte le manovre di pronto soccorso, con ghiaccio e fasciatura stretta. Poi si fa un’ecografia, che di norma mette in evidenza la differenza tra elongazioni e lesioni. In caso di dubbi, il passaggio successivo è la risonanza magnetica”.
Che tipo di riposo si osserva?
“Si tratta di un riposo attivo che prevede terapia con Tecar e ultrasuoni, ma si può fare anche il jogging, con una corsetta lenta a falcata stretta o, in alternativa, anche un po’ di bici. L’obiettivo è portare su la temperatura, sciogliere le fasce contratte e riattivare la vascolarizzazione in modo tale da eliminare le tossine”.
In che punto del salto è avvenuto l’infortunio?
“Lui ha sentito dolore nella fase di volo ma per un saltatore in lungo il danno si può verificare in tutte le fasi del gesto: durante la rincorsa, allo stacco oppure in volo. In fase di stacco gli atleti ad esempio scaricano molta potenza sull’asse di battuta e la contrazione dei loro muscoli è accentuata. Ma l’elongazione può verificarsi anche durante la fase di volo, se si considera che gli arti mulinano e vanno in rotazione: nella fase aerea le fibre vengono stirate e a quel punto possono anche non essere più rilasciate”.
Quando potrebbe tornare in gara?
“Se il recupero standard avviene in una decina di giorni, allora è plausibile pensare che possa tornare a saltare in gara già dopo venti giorni dall’infortunio. Poi stiamo parlando di Furlani, un atleta di età molto giovane e dal metabolismo efficiente”.
foto in copertina di Gorszynska / Diamond League
