48 ore a Torun, la carica di Filippo Randazzo al primo mondiale da velocista

Nella squadra azzurra carica di speranze per i mondiali indoor c’è anche Filippo Randazzo, siciliano che un anno e mezzo fa, funestato dagli infortuni, anziché appendere le scarpette al chiodo, ha deciso di concedersi un’ultima chance, passando dal salto in lungo alla velocità.

L’esperimento può oggi dirsi riuscito, tanto che il portacolori delle Fiamme Gialle, 30 anni il prossimo 27 aprile, il biglietto per Torun se l’è conquistato di diritto, centrando lo standard nei 60 metri con il personale di 6″59.

Filippo, sta per cominciare il tuo primo mondiale da velocista a livello di gare individuali.
“L’anno scorso ero già stato in Nazionale per la Coppa Europa e a Tokyo ma come interprete della staffetta. Sono fiero di aver fatto a inizio stagione il minimo e poi di aver centrato anche l’obiettivo di vincere il titolo italiano. Il bello viene proprio adesso…”.

Filippo Randazzo in azione.


Quale sarà il tuo obiettivo nei 60 di Torun (batterie venerdì 20 alle ore 10,20)?
“Sento di avere ancora margini, considerato che ad Ancona ho fatto fatica in partenza. L’obiettivo principale sarà quello di passare il turno eliminatorio e disputare la semifinale. Andare in finale è un obiettivo ambizioso. Anche un clamoroso 6″53 potrebbe lasciarmi fuori, sui 60 ci sono tantissimi atleti sulla carta più forti di me”.

A che punto è il percorso che stai facendo a Catania con Filippo Di Mulo?
“L’anno scorso ho imparato tanto. Ho conosciuto me stesso sotto un altro aspetto e ci è voluto tempo anche per conoscersi con il coach. Diciamo che si è visto un potenziale che poi non si è concretizzato anche per dei piccoli infortuni. La scelta di dedicarmi alla velocità non è stata però un ridimensionamento. L’ambizione è rimasta la stessa del salto in lungo: riuscire a essere protagonista in campo nazionale e internazionale”.

Per l’estate l’obiettivo restano i 100 metri.
“Penserò a fare il 10″15 che serve per andare a Birmingham. Credo che sia alla mia portata. Subito dopo le indoor comincia un periodo intenso. Ad aprile ci saranno i raduni per i mondiali di staffetta in Botswana, altro obiettivo della stagione. Farò parte del gruppo, non so ancora in che ruolo ma spero di avere il mio spazio”.


Come va con gli acciachi, specie quelli ai tendini, che per anni ti hanno condizionato?
“Continuo a conviverci. Non sono spariti, ma con la velocità, non avendo rincorse o stacchi e allenandomi con movimenti più lineari, è più semplice gestirli. Ho curato tanto il recupero e la prevenzione, so di non poter tirare troppo la corda”.

E il lavoro tecnico a che punto è?
“Puntando più sui 100 metri ho provato a sacrificare qualcosa in partenza per essere più forte in fase di transizione. Il lanciato va bene e dal momento che sono riuscito a correre i 60 in 6″59 sono fiducioso per le gare sul rettilineo che verranno”.

Dunque bisogna sistemare qualcosa sui blocchi.
“Mi manca esperienza, venendo dal salto in lungo. Ma i passi in avanti l’anno scorso ci sono stati. Posso ancora migliorare”.


Il tuo ultimo mondiale indoor, versione lunghista, risale all’edizione 2022 di Belgrado. Che ricordo hai?
“Ci sono arrivato nel miglior momento della carriera. Provenivo dalla finale olimpica, avevo passato un ottimo inverno e avevo vinto gli italiani. Allora al mondiale ho provato ad alzare l’asticella per cercare la medaglia. Ho cambiato qualcosa nel salto ma non è andata come volevo (fu 12° con 7,74, ndr). In seguito, anziché la consacrazione, purtroppo è iniziata la sequela di infortuni”.

Tutti i giorni, al Campo Scuola di Picanello, si allena accanto a te anche la tua compagna Alessia Pavese. Entrambi sprinter, entrambi alla ricerca – per ragioni diverse – del tempo perduto…
“Ci supportiamo a vicenda. Lei, essendo velocista nata, mi dà molti consigli. Io la guido nel suo ambientamento a Catania. Siamo due ragazzi molto professionali. A casa capita spesso di analizzare nel dettaglio gli allenamenti. Parlare di atletica non ci annoia. E chissà, potrebbe realizzarsi il sogno di correre insieme la nuova staffetta mista”.


Dopo più di un anno di lavoro pensi di aver fatto la scelta giusta rilanciandoti nella velocità?
“Comincio ad avere le prime conferme. Quasi, quasi dico… peccato che non l’abbia fatto prima. Ci avevo già pensato dopo i Giochi del 2021, quando a fine stagione venne facile quel 10″23 del tutto improvvisato. E’ passato un po’ di tempo ma meglio tardi che mai. Mi sento in piene forze. E spero che queste Indoor siano solo il preludio di una bella stagione “.

foto di Filippo Randazzo di Grana / Fidal

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