Capita di tornare a casa in una di quelle rare trasferte che un certo spicchio di questa categoria può oggi permettersi e di riavvolgere il nastro del film di un Golden Gala 2026 che di spunti ne ha offerti tanti e che tutto sommato non ha deluso le aspettative.
I nomi c’erano, il pubblico anche, le prestazioni sono arrivate (più che alle quattro world lead sono da sottolineare i due record del meeting centrati nei 110hs e nel giavellotto) anche se bisogna ricordare che molti dei big passati da Roma sono ancora in piena fase di rodaggio.
La stagione outdoor è appena cominciata. In chiave Europei il picco di forma è previsto fra due mesi (Birmingham). Mentre le altre star internazionali vivranno il 2026 come un anno di passaggio nel progetto Los Angeles e avranno tempo, tappa dopo tappa della Diamond League, di crescere di condizione.
La prima istantanea del Golden Gala è quella finale. I 100 metri erano di assoluto livello. E Noah Lyles ha dato lustro al meeting con un ottimo 9″88. Al suo fianco c’era Marcell Jacobs. Che dopo due anni è tornato sotto i 10 secondi: un 9″99 incoraggiante (così come i primi trenta metri) dopo l’apertura a Savona.
Pedane, che passione!
Di Nadia Battocletti, e delle sue emozioni, parleremo a parte. Le soddisfazioni azzurre sono arrivate ancora una volta dalle pedane, il nostro cavallo di battaglia.
Ad aprire le danze è stato Andy Diaz, finalmente libero da acciacchi. L’italo cubano, al momento senza una reale concorrenza, riparte da 17,59 ma è atteso a ulteriori allunghi. Poi è arrivato il +22 nel peso di Leo Fabbri, che prosegue il feeling con la Diamond League e finisce ancora davanti a Crouser. Infine il successo meno prevedibile di Matteo Sioli nell’alto. Misura da 2,28 e primo timbro nel circuito a soli 20 anni. Il ragazzo si farà. Pardon, si sta già facendo. Tornerà presto sopra i 2,30: non dimentichiamo che ha passato un inverno complicato.
L’emozione di Alessia Succo
A proposito di giovanissimi: bello che ci sia stata una corsia per Elisa Valensin nei 200, anche lei si deve ancora accendere ma l’obiettivo sono i Mondiali Under 20 in agosto, e per Alessia Succo nei 100hs.
Domenica scorsa la 17enne torinese eguagliava il record europeo under 18 al Brixia Next Gen. Lunedì la chiamata improvvisa, la partenza per Roma, un paio di giorni di scuola da saltare. L’abbiamo vista abbastanza emozionata nel riscaldamento allo Stadio dei Marmi. Poi l’ingresso all’Olimpico, una nuova dimensione, lo start al fianco delle più forti. E una figura dignitosa: 13″19 (davanti a lei Giada Carmassi allo stagionale da 12″90), prima di archiviare un sogno e tornare a concentrarsi sul primo vero target del 2026, gli Europei allievi di Rieti.
Gli altri protagonisti dell’Olimpico
Il diario del rientro registra però anche l’incredibile lancio del giavellotto del cingalese Pathirage a 92,62 metri (non accadeva da vent’anni a Roma, ottava prestazione alltime), il guizzo di Julien Alfred nei 200, apparsa più avanti della pigliatutto 2025 Jefferson, la benzina e il motore della norvegese Jaeger sempre più a suo agio nel mettere il muso davanti a tutte nei 400 (gara in cui le stelle Hodgkinson, attesa al tentativo di record del mondo negli 800 il prossimo mese, e Klaver non hanno brillato), la freschezza della Zapletalová nuovo riferimento dei 4 acca. Sverniciata la campionessa olimpica Cockrell e tempo monstre di 52″58, il terzo di sempre.
Prima di chiudere e imbarcarci sulla via di casa, due parole le meritano anche Francesco Pernici e Ludovica Cavalli.
Il primo corre sempre meglio gli 800: finisce terzo dietro ai titani della distanza Tual e English con il solito finale aggressivo e aspetta la gara giusta per cancellare il primato mezzo secolare di Fiasconaro.
La seconda lancia un segnale forte nei 1500 con il pb a 4’01″64 nella stessa gara in cui Gaia Sabbatini, in pieno rodaggio dopo il cambio di gruppo di allenamento, non ha rubato gli occhi. Ma siamo solo a giugno. La grande atletica è appena cominciata con la notte di Roma. E anche quest’estate ci darà dei buoni motivi per farci sobbalzare dal divano.
