Stack e drop: due concetti chiave per scegliere le scarpe da running

Correre lunghe distanze e farlo in condizioni di comfort rappresenta una delle prime sfide per i runner e per farsi accompagnare in questa piccola impresa serve scegliere le scarpe da running più adeguate al nostro stile, fisico e modo di essere.

Scegliere le scarpe da running incide infatti sulle prestazioni, sul comfort ma soprattutto sulla salute delle articolazioni. E a tal proposito, un aspetto fondamentale è svolto da due concetti legati tra loro: il valore dell’altezza dell’intersuola, comunemente chiamata stack, e la differenza di altezza tra tallone e punta, conosciuto come drop.

Lo stack

L’altezza dell’intersuola è ormai uno dei concetti chiave per il runner dei tempi moderni anche perché è stata dimostrata la diretta correlazione con la capacità di assorbimento degli impatti durante le gare di lunga distanza.

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Le scarpe che si elevano oltre i 30 mm offrono maggiore ammortizzazione e protezione dagli impatti ripetuti, anche se è bene ricordare che più aumenta lo spessore più è facile compromettere la stabilità: è come se si corresse su dei trampoli, perdendo la sensibilità della superficie quando sotto il piede c’è più spazio per la schiuma e ci si allontana dal terreno.

Uno stack basso, inferiore ai 25-20 mm e tipico delle scarpe minimaliste che si oppongono al sempre più utilizzato concetto di massimalismo, ti farà sentire al contrario cosa c’è sotto di te, ti consentirà di correre in modo naturale permettendo al piede di lavorare di più.

Il range più equilibrato di altezza per la maggior parte dei runner è quello che va dai 25 ai 35 mm: in questa finestra è possibile trovare un buon compromesso tra ammortizzazione e stabilità. La quota più elevata fa comodo soprattutto in caso di runner pesanti o alle prese con precedenti infortuni anche se oggi, nella zona del tallone, è sempre più di moda andare oltre i 35 mm.

Il drop

Con il differenziale tra tallone e punta entra in gioco la biomeccanica di corsa. Il drop influenza l’atterraggio: se è alto sarete più propensi ad appoggiare di tallone caricando più su ginocchia e anche e scaricando polpacci e tendine d’Achille. Se è basso (prendete il brand Altra e la sua filosofia a drop zero) favorirà un atterraggio di mesopiede o avampiede e farà lavorare di più polpacci e tendini che pertanto devono essere pronti a sopportare maggiore stress, un po’ come quando si corre a piedi nudi.

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E’ importante dire che non c’è un drop che va bene per tutti, sapendo che per i principianti poco strutturati soprattutto per le lunghe distanze può risultare comodo avvalersi di un drop anche superiore agli 8 mm e che spesso la soluzione intermedia è sempre la migliore: scegliere drop da 4-6 mm e al contempo stack non esagerati (inferiori ai 40 mm) significa imparare a correre bene anche dal punto di vista tecnico, senza stressare troppo l’una o l’altra articolazione.

Un cambio repentino di drop inoltre sarà la principale causa di infortunio. Non è possibile correre con scarpe da 8-10 mm di drop e poi passare al drop zero. Muscoli e tendini non reggerebbero lo stress perché hanno bisogno di tempo per adattarsi a un nuovo modo di correre e di atterrare al suolo.

In sintesi: occhio ai numeri ma anche alle sensazioni

Stack e drop sono senz’altra numeri da tenere in alta considerazione al momento di scegliere le scarpe da running. Ma le variabili in gioco, a livello di sensazioni, sono tantissime. Così come diversa è la storia di ogni runner.


La regola generale è quella di non cambiare bruscamente tipologia di scarpa e di non forzare la mano con scelte estreme soprattutto per evitare infortuni. Per il resto, non sarà difficile trovare la scarpa ideale perché è sempre quella che calza meglio, che sentite in qualche modo vostra dopo i primi passi. Poi, con l’esperienza e il passare dei chilometri, capirete senza problemi quali numeri fanno al caso vostro (e della vostra struttura fisica) per correre in fiducia e in modo efficace.

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