Erika Saraceni dopo l’intervento: “Riabilitazione iniziata, punto tutto su Birmingham”

Per rivedere i magnifici balzi di Erika Saraceni bisogna attendere l’estate. La giovane triplista azzurra si è infatti da poco operata per risolvere i problemi legati alle cosiddette ernie dello sportivo. Alla portacolori delle Fiamme Azzurre hanno applicato delle retine sia all’inguine destro che sinistro, grazie a una laparoscopia effettuata dal dott. Sansonetti presso la Clinica Igea di Milano.

La Saraceni, campionessa europea under 20, ha già iniziato la riabilitazione e tornerà alle competizioni nella stagione indoor, lei che ormai rappresenta il vertice della specialità (nell’attesa che arrivi un segnale positivo dalle veterane Derkach e Cestonaro) e che lo scorso anno, oltre a dominare la categoria e a raggiungere la misura di 14,24, ha rappresentato l’Italia dei grandi sia in Coppa Europa a Madrid che ai Mondiali di Tokyo, mostrando significativi progressi tecnici scaturiti dalla collaborazione tra Aldo Maggi, suo storico coach alla Bracco, e il tecnico dei salti Eugenio Paolino che la ospita spesso a Imperia.


Erika, ripercorriamo le tappe dell’infortunio.
“Già nel mese di maggio, durante un’uscita col mio ragazzo (l’astista Simone Bertelli, ndr) non sono riuscita più a camminare per un forte dolore all’anca destra. Inizialmente si pensava a un problema muscolare, ho lavorato con esercizi isometrici in palestra ma in realtà sia gli allenamenti che le gare non ne hanno mai risentito”.

E poi?
“Sono arrivata stanca in coda a una stagione infinita. Al ritorno in pista, in autunno, ho avuto mille fastidi e non sono mai riuscita a fare allenamenti completi. Prima un piede, poi il femorale che si era infortunato a Tampere e non mi aveva impedito di vincere la medaglia d’oro, quindi l’anca destra. Sono stata dal dott. Combi, ho messo i plantari, ma la situazione non si è risolta. Nel ponte di Sant’Ambrogio e dell’Immacolata, quando ero in Liguria da Paolino, non riuscivo più a muovermi dal dolore e correvo storta. Allora ho fatto un’ecografia a Milano e mi hanno diagnosticato l’ernia dello sportivo, dicendomi che tutti i problemi avuti derivavano da questo. Quando mi ha visitato il dott. Sansonetti si è scoperto che l’ernia c’era anche a sinistra e che era necessaria l’operazione”.


Ora come sta procedendo?
“Dopo l’intervento sono rimasta una settimana ferma, adesso ho una scheda di riabilitazione che devo seguire fino agli inizi di marzo. Per il momento sono esercizi che posso fare anche in autonomia, in ogni caso la federazione si è interessata e a seguirmi, anche se per ora a distanza, è Carlo Ranieri, fisio della Nazionale. Il programma di recupero prevede anche piscina, cyclette e vari esercizi”.

Quando pensi di rientrare alle gare?
“Ho sentito Luca Sito e Matteo Melluzzo e mi hanno detto di non affrettare i tempi. Il triplo è una disciplina esplosiva e con il 14,24 dello scorso anno ho già il minimo per gli Europei, quindi non devo pensare al ranking. Farò un raduno a Formia dopo Pasqua, lì conto di cominciare a balzare. Potrei esordire a giugno o al massimo a Savona. E’ un anno meno impegnativo di quello precedente, non ho rassegne giovanili a cui partecipare. Tutta la preparazione sarà fatta in funzione di Birmingham”.


Torniamo per un istante al tuo fantastico 2025: il primo titolo italiano assoluto indoor, il primato a 14,24, le prime uscite con la Nazionale assoluta.
“L’anno scorso ha rappresentato il mio trampolino nel mondo dei grandi e per questo motivo lo porterò sempre nel cuore. Ci sono stati tanti cambiamenti, tante gare. Non ero abituata a un tale tour de force, il triplo è una disciplina pesante per le articolazioni e infatti le mie gambe ne hanno risentito”.

Anche perché sei una che pretende tanto da se stessa.
“Devo imparare a gestire il fisico sia in gara che in allenamento. Il fatto di non demordere mai è un vantaggio per i risultati ma non per il recupero. Devo accettare che a volte non si può sempre stare con il piede sull’acceleratore”.


Sei arrivata molto stanca a Tokyo e non sei riuscita, anche se per poco, a qualificarti per la finale. Come l’hai vissuta?
“Dopo gli Europei di Tampere ho fatto un solo allenamento di tecnica, giusto in Giappone, al training camp che precedeva il nostro debutto ai Mondiali. Sono andata a Tokyo perché ci sono finita dentro tramite ranking ma non è un obiettivo che ho preparato e non potevo in alcun modo essere in condizione. Anche perché a Tampere c’era stata una piccola lesione e sono rimasta ferma tre settimane. Detto questo, a inizio stagione mi sembrava un evento impossibile a cui avrei potuto partecipare e invece è successo. E’ stata una bellissima esperienza, che ho vissuto quasi da spettatrice. Quando ho saltato 13,82 in qualificazione un po’ di tristezza c’è stata, per soli 18 cm non sono approdata in finale. Ma il mio corpo era esausto e non si poteva pretendere di più”.

Oltre all’atletica ti vediamo protagonista in alcune campagne social per conto di importanti brand di moda.
“Sono collaborazioni che faccio volentieri fin quando non influiscono con l’atletica. Proprio per non togliere nulla allo sport, ho dovuto riprogettare il mio percorso universitario. A settembre ho cambiato facoltà, da Economia a Scienze Motorie. Semplicemente perché sono una che dà sempre il 100% e non avrei mai accettato di non laurearmi nei tempi previsti dal piano di studi e rimanere indietro con gli anni. Il nuovo corso è meno impegnativo e sono più serena. Ho dato da poco due esami con 28 e 30”.

foto Grana / Fidal

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