Da Siviglia a Siviglia, tutto in tre settimane: il tempo canonico per correre una mezza maratona in preparazione alla distanza doppia che rappresenta la nuova sfida di Elisa Palmero pronta all’esordio il prossimo 15 febbraio.
La portacolori dell’Esercito allieva di Massimo Magnani, dopo l’ottimo 1h09’35” di domenica scorsa sulle strade andaluse (secondo crono in carriera sulla 21K dopo il 1h09’02” di Reggio Emilia nello scorso marzo), è volata a Monte Gordo, in Portogallo, alla ricerca di temperature miti per rifinire la condizione in vista della prima Maratona in carriera. Con lei c’è Ahmed Ouhda, un altro reduce dalla Mezza di Siviglia (ottavo in 1h03’41”) e presto arriverà anche Neka Crippa, altro allievo di Magnani.
La piemontese proviene da un 2025 molto positivo che l’ha vista progredire sia in pista che su strada un po’ su tutte le distanze. Ora, a 26 anni, il grande salto. “Ma non è una trasformazione definitiva – sottolinea Elisa Palmero – È solo un esperimento, un primo approccio per vedere come me la cavo”.

Quando è nata l’idea?
“Subito dopo l’estate, quando con Massimo abbiamo deciso di non fare la stagione completa di cross ma di focalizzarci anche sulla strada. Correre sia la mezza che la Maratona a Siviglia è una scelta legata alla convenienza del calendario dal momento che passano tre settimane da una gara e l’altra. Così la mezza è venuta buona per testarmi dopo il periodo in altura che avevamo programmato in Kenya”.
Domenica 1h09’35”: soddisfatta?
“In base ai riscontri di Iten speravo in qualcosa di meglio. Ma il meteo non ha aiutato perché ha piovuto dal secondo al dodicesimo chilometro e ho preso pure tanto vento. In ogni caso sono uscita bene dalla gara, ho buone sensazioni, sapendo di avere alle spalle i duri allenamenti a quota 2500 metri”.
Come va con la prima preparazione di una maratona?
“In realtà pensavo che fosse più impegnativa. Ma si tratta della prima volta ed era necessario non esagerare sia con i volumi che con i lunghi. Un cambiamento brusco delle abitudini sarebbe stato controproducente. In questa fase, non ho mai corso più di 200 km a settimana. Ho gestito bene il carico dal punto di vista mentale, anche quando sono arrivati i primi lunghi e i medi più intensi. Devo dire che a mio vantaggio gioca anche il fatto di essere abituata a correre tanto e a dare spazio al fondo anche quando preparo le distanze più brevi”.

Parliamo di qualche lavoro specifico eseguito in Kenya.
“Ho fatto un allenamento di 35 km alternando 5 km a ritmo medio a 5 km di recupero. Poi un paio di medi da 25-26 km dopo 5-6 di riscaldamento, correndo 4 km veloci a 3’40” con 1 km di recupero oppure 3 km veloci e 2 km di recupero. Ritmi non esagerati chiaramente, dovendo fare i conti con l’altura e i saliscendi del Kenya. Per quanto riguarda i lunghi ne ho corsi due con intensità maggiore e uno da 32 km a ritmi tranquilli. Da qui alla Maratona dovrei farne ancora uno sui 36 km”.
Nei lunghi hai già simulato le strategie di integrazione?
“Sì e sto preferendo la borraccia con acqua e maltodestrine. Bevo ogni cinque km. Per adesso ho evitato i gel anche per una questione di digestione. È tutto un’incognita e chi ha corso la Maratona mi ha detto di stare tranquilla e che riuscirò in autonomia a trovare la miscela ideale, con il giusto apporto di energie”.
Sai già a che ritmo vorrai correre con la Maratona di Siviglia?
“Non lo abbiamo ancora stabilito, aspettiamo i rilievi cronometrici dei lavori specifici che farò nei prossimi giorni qui a Monte Gordo sul livello del mare. Mancano ancora tre settimane e non era il caso di pensarci così presto e mettermi delle pressioni inutili”.
Come proseguirà il tuo 2026? L’anno scorso sei andata forte anche nei 5000 e 10.000 metri e quest’anno ci sono gli Europei di Birmingham…
“È l’altro grande obiettivo stagionale alla quale spero di qualificarmi. Dopo Siviglia, mi prenderò due settimane per recuperare e poi inizierò a preparare la stagione in pista, sperando di fare un bel 10.000 tra maggio e giugno”.
foto di Elisa Palmero in maglia azzurra di Grana / Fidal

