Un post social di una ventina di righe, scritte dal profondo del cuore, per dire grazie all’atletica e al tecnico e maestro Gaspare Polizzi. Ma la decisione dello stop era già stata presa da diversi mesi, da quando Federica Sugamiele si è resa conto che era giusto finirla lì e che la testa non assecondava più un fisico ancora una volta messo a dura prova dagli infortuni e da circostanze a dir poco sfortunate.
La 29enne trapanese trapiantata a Palermo da oltre dieci anni si ritira ufficialmente dalle competizioni. Negli ultimi due anni era rinata sulle lunghe distanze: la vittoria alla maratona di Reggio Emilia del dicembre 2023 aveva spazzato il terribile incidente stradale che stava per porre fine alla sua carriera e forse a qualcosa di più (bacino fratturato e lesione della milza) e nel 2024 era anche arrivata la convocazione in Nazionale per la mezza maratona degli Europei di Roma.
La siciliana non gareggiava da marzo, giorno in cui nonostante le precarie condizioni ha voluto onorare l’impegno con la società di appartenenza, la Caivano Runners, per schierarsi al via dei Cds della corsa campestre a Cassino.
“La decisione di dire basta – confessa Federica Sugamiele – maturava da tempo, ma ogni volta era sempre la voglia di rimettermi in gioco a essere superiore alle altre difficoltà. La goccia che ha fatto traboccare il vaso risale in realtà al novembre dell’anno scorso, quando in piena preparazione maratona sono stata investita direi anche in maniera ridicola da un auto sulla pista ciclabile alle spalle dello Stadio delle Palme a Palermo durante un medio. Le conseguenze non sono state gravi, ma l’ho interpretato come un segno del destino”.
Anche perché tutto nella mente ti ha riportato a quanto accaduto nel 2021.
“Ho preso tanta paura e sono riaffiorati vecchi traumi. Sono rimasta un mese ferma per la frattura dell’alluce, ma mi sono comunque rimessa in gioco riprendendo gli allenamenti in palestra, sapendo di non poter rimanere a casa visto che in passato mi era successo qualcosa di molto peggio. Ma nonostante questo…”.

Nonostante questo…
“Quando ho ricominciato a correre, mi sono accorta di non essere più io. La corsa era diventata un peso. Non ero a posto fisicamente, ma soprattutto mentalmente. Non ero serena, vivevo un malessere generale e non vedevo l’ora di affrontare quella gara nei cross che sapevo sarebbe stata l’ultima. Soffrivo anche di un forte mal di schiena e solo dopo, in base agli accertamenti, si è scoperto che era correlato all’ultimo incidente”.
Cosa c’è nel presente e nel futuro di Federica Sugamiele?
“L’atletica resta e resterà per sempre nella mia vita. Continuo la mia collaborazione con il Cus Palermo e la Fidal Sicilia ma per il resto non voglio pormi altre domande. Al momento voglio vivere alla giornata, senza pressioni. Ho chiuso un capitolo della mia vita, adesso sto pensando alla mia salute e a stare bene”.
Niente più corsa quindi?
“Solo qualche corsetta, ma spensierata e quando ne ho voglia. Stare ferma del tutto mai, sono una grande sportiva”.
Due anni fa eri entusiasta del nuovo progetto maratona e delle 2 ore e 31 stampate a Reggio Emilia. Oggi ci ritroviamo a commentare il tuo ritiro. E’ arrivato troppo presto?
“Sono consapevole che questa è l’età clou per emergere sulla distanza regina. Ma ho vissuto gli ultimi anni in modo molto intenso e ne ho passate tante”.

Ti dispiace interrompere così presto il progetto maratona?
“La maratona ha certificato la mia rinascita. E con essa ho sfogato tutta la rabbia che avevo in corpo dopo l’incidente in cui ho rischiato la vita. L’ultimo incidente però ha tramutato quell’energia in timore di correre. E’ sopraggiunta la stanchezza. Non vedo più obiettivi, né il senso di andare avanti se non quello di occuparmi della mia salute”.
Nessun rimpianto?
“No, nessun rimpianto. Ho fatto il percorso che volevo fare e preso le decisioni che per me era giusto prendere nel momento vissuto. Sono serena. Chiaramente so quanto valgo. E forse non sono mai riuscito a dimostrarlo del tutto. Ma va bene così”.
Anche per te Polizzi è stato un maestro di vita più che un allenatore.
“Per lui è stata una batosta. Sono cresciuta con lui, non solo dal punto di vista agonistico. E’ stato per me un secondo padre. Mi accompagnava a scuola, mi rimproverava quando non ci andavo o non studiavo. E’ la mia guida e lo sarà ancora nonostante non dovremo più condividere tabelle e allenamenti”.

E se diventassi tu un nuovo riferimento per i giovani corridori in veste di coach?
“Ci ho pensato, tanto che quest’anno ho frequentato il corso di istruttore Fidal. Non mi sento ancora pronta per andare sul campo. Non voglio fare le cose di fretta come succede sempre quando insegui i risultati da atleta. Voglio prima stare bene con me stessa e quel momento magari arriverà”.
Il momento più bello della tua carriera?
“Ne scelgo due. Il primo è la Maratona di Reggio Emilia del 2023. Il ritorno alla vittoria dopo quell’incidente mi ha reso consapevole di che persona sono e di quanto abbia creduto in me stessa”.
E il secondo?
“Gli Europei di Roma, anche se non è stata una grandissima performance (chiuse 54esima in 1h15’34, ndr). La considero la ciliegina sulla torta della mia rinascita e di quel nuovo percorso iniziato nel 2021 dopo l’incidente. Sono tornata in azzurro con le mie forze e ho capito ancora una volta quanto siano importanti i sacrifici dietro a ogni risultato”.
foto Grana / Fidal
