Il bronzo di Iliass Aouani nella maratona è stata una delle imprese più inaspettate della spedizione azzurra ai mondiali. L’ingegnere milanese allenato da Massimo Magnani a Tokyo ha dato prova di grande intelligenza, finendo a una manciata di secondi dalla coppia formata dal tanzaniano Simbu e dal tedesco Petros, che si è giocata l’oro in volata, e coronando una stagione fantastica cominciata in primavera con l’oro europeo di Bruxelles.
Sui canali social, si parla sempre più di Aouani, del suo approccio alla disciplina, della sua originalità, del suo sentirsi fieramente italiano, del suo canale YouTube, del patto firmato insieme al proprio staff lo scorso 13 maggio in cui giurò fedeltà sugli impegni presi per raggiungere i nuovi obiettivi.
Negli ultimi giorni a rivelare alcuni retroscena sull’ormai 30enne (li compirà il 29 settembre) delle Fiamme Azzurre è stato Orlando Pizzolato, che di Aouani ha seguito le ultime evoluzioni partecipando ai test fisiologici in vista dei grandi eventi grazie alla collaborazione con Magnani. Abbiamo perciò contattato l’ex maratoneta azzurro per saperne qualcosa di più sui temi lanciati in rete per evidenziare le qualità di Iliass.

Orlando, ieri su Instagram hai scritto che Iliass, alla tua richiesta di analizzare i dati della gara di Tokyo, ti ha risposto di non aver mai fatto partire il cronometro.
“Mi incuriosivano i suoi parametri, volevo ricavare qualcosa sulla meccanica, sull’ampiezza e sulle variazioni nel finale di gara per poi analizzarle e utilizzarle in allenamento. In un mondo in cui misuriamo tutto e ci affidiamo all’ossessiva lettura di ciò che ci dicono gli smartwatch, sembra incredibile pensare che Iliass abbia corso la maratona dei mondiali senza conoscere il suo tempo e il suo ritmo. Non ha voluto distrazioni, ha controllato solo la gara e gli avversari. Di per sé è un esercizio semplice, ma che nasconde un atteggiamento di rara maturità”.
Anche perché, senza avere riscontri in tempo reale, è salito sul podio mondiale.
“Il risultato di Tokyo significa che Iliass sa leggere e interpretare le sensazioni. Controlla il proprio corpo, sa costantemente dove si trova, come sta andando, cosa gli serve fare. La sua è una sensibilità fuori dal comune e ho avuto modo di apprezzarla proprio durante i test fisiologici fatti quest’anno in pista”.
Facci un esempio.
“Di solito i runner si affidano a un uomo in bici per farsi trainare alle velocità pattuite (il suo pacer è Davide Mainini, ndr). Con Iliass succede il contrario. E’ lui, da dietro, a fare la regia dell’allenamento, a dare gli input di accelerare o rallentare. Dice “Easy” per viaggiare più tranquillo, “Go” per aumentare il ritmo. La bici gli serve solo da punto di riferimento visivo. Mentre corre, senza cronometro, sa distinguere se sta correndo a 3’03”, 3’06” o 3’10” al chilometro. La capacità di riconoscere l’andatura in modo così dettagliata è una capacità innata, che hai dentro. E che ti può dare tanti vantaggi”.

Ad esempio?
“Penso alle prossime maratone che Iliass potrà affrontare. Prendete Boston o New York, dove non si va per fare il tempo. Sono quelle gare che disorientano, con il percorso difficile. Lì vincono i più abili, quelli bravi, non necessariamente i più forti o i più veloci. Penso che Aouani sia perfetto per questo tipo di maratone”.
L’aneddoto dell’orologio non utilizzato evoca delle riflessioni sulla tecnologia che pervade la giornata degli sportivi.
“Lo smartwatch è utile, ma i numeri che ti dà devono essere interiorizzati, li devi saper gestire. Non è il GPS che ti deve guidare durante l’azione, devi essere tu a sapere cosa fare, a vivere sopra gli elementi condizionanti, alle trappole della maratone, una di queste a Tokyo è stato il caldo. Iliass è andato più piano rispetto all’allenamento proprio perché le condizioni erano completamente diverse. Sappiamo che lui si era preparato benissimo per i mondiali, anche se gli intoppi in estate non sono mancati. Ha avuto un’infezione ai denti, poi un problema allo stomaco, quindi un risentimento muscolare. Lui e Magnani sono stati bravissimi a rimodulare la programmazione e a presentarsi nella migliore forma possibile com’era accaduto a Bruxelles”.

In un altro post hai fatto notare come durante i test che hai effettuato a Ferrara per il controllo del lattato, Iliass a ogni prova ti sembrava sempre più fresco, sciolto, quasi che non facesse fatica.
“Non notavo in lui alcun disagio, ripartiva sempre più veloce a ogni prelievo, senza scomporsi. I valori erano inferiori a quelli di aprile, Iliass ha fatto un grandissimo lavoro anche sul piano dell’efficienza di corsa e questo è merito del suo allenatore. Massimo è uno che insiste sulla decontrazione, sulla regolazione dell’ampiezza, che lavora sull’assetto di corsa e fa fare le andature ai suoi allievi. Sono quei dettagli che forse potrebbero infastidire un’atleta esperto del fondo, ma questo non è successo con Iliass. Lui gli ha proposto un piano e Iliass l’ha eseguito alla perfezione. Ora è un ragazzo più maturo e consapevole. E soprattutto determinato. Pronto a dare tutto per ottenere di volta in volta il risultato migliore possibile”.

