ESCLUSIVA – Klara Lukan, la primatista europea dei 10 km su strada: “La corsa è parte di me”

Un mese fa Klara Lukan è entrata nella storia del running alla 10 km di Laredo. Sul suolo spagnolo, la mezzofondista slovena è stata capace di stabilire il nuovo primato europeo sulla distanza con l’incredibile crono di 29 minuti e 50 secondi, diventando la prima donna del Vecchio Continente di pelle bianca a infrangere la barriera della mezz’ora.

Negli ultimi mesi Klara ha compiuto notevoli progressi su strada e a tirarla in ballo, suscitando anche la nostra curiosità, era stato, tra gli altri, un post sui social di Orlando Pizzolato, che raccontava alcuni allenamenti in Kenya della slovena in cui emergevano, oltre alle sue grandi qualità atletiche, anche la capacità di lettura delle sessioni di corsa e il suo non essere strettamente legata ai dati e alla tecnologia.

Siamo riusciti a contattare direttamente Klara Lukan e a intervistarla. Le abbiamo chiesto conto di quella straordinaria prestazione ma soprattutto abbiamo provato a conoscere di più il suo interessante personaggio.

Klara, partiamo dal tuo record europeo sui 10 km: cosa hai pensato esattamente dopo aver tagliato il traguardo?
“Ero al settimo cielo. Non ho potuto fare a meno di piangere perché avevo visualizzato questo risultato preciso per settimane prima della gara. In quel momento, credere che il mio sogno fosse diventato realtà è stato difficile. Ho subito ripensato a tutti i momenti duri e alle sfide che ho affrontato durante la mia carriera, e questo mi ha ricordato che ogni sforzo vale la pena, soprattutto quando porta a un traguardo come questo. Mi sono anche sentita incredibilmente grata alle persone che mi sono state accanto in modo in condizionato, in tutti gli alti e bassi, a prescindere dai risultati”.

Klara Lukan in azione.


Ti aspettavi quel tempo?
“L’obiettivo ben preciso era quello di correre in meno di 30 minuti. Ero completamente focalizzata su quella barriera. Non si può mai prevedere con esattezza il risultato il giorno della gara, ma ho corso con la con la determinazione di chi sa che ce l’avrebbe fatta”.

Cosa ne pensi del fatto di essere la prima donna bianca a scendere sotto i 30 minuti sulla distanza? Come spieghi questo progresso?
“È un grandissimo onore aver raggiunto un traguardo del genere. Sono orgogliosa di essere la prima donna europea a infrangere la barriera della mezz’ora. E’ chiaro che un risultato come questo non arriva dall’oggi al domani o dopo solo pochi mesi di duro lavoro. E’ il culmine di 15 anni di assoluta dedizione all’atletica. Sono anche molto fortunata a lavorare con un allenatore straordinario, Tevž Korent, di cui mi fido ciecamente. I miei progressi sono stati del tutto naturali: mi sono attenuta al programma, il che mi ha permesso di migliorare costantemente stagione dopo stagione. Non esistono bacchette magiche o soluzioni immediate in questo sport. La costanza e l’impegno a lungo termine sono gli ingredienti che fanno la differenza”.

Hai festeggiato il record? Ti sei fatta un regalo?
“Mi sono fatta un piccolo applauso subito dopo il traguardo, ma la vera festa è iniziata quando sono tornata a casa. Abbiamo festeggiato con una torta deliziosa e un’atmosfera festosa. È stato speciale condividere la gioia della vittoria con i miei cari”.

Quali sono gli obiettivi per il resto della stagione?
“I miei obiettivi principali consistono nell’ottenere tempi sempre più veloci, sia in pista che su strada. Ho grandi motivazioni”.

Klara Lukan agli Europei di Roma.


Le prossime gare in programma?
“Il 31 maggio sarò alla Great Manchester Run, il 6 giugno a un’altra 10 km a New York”.

Come sono cambiate le tue sessioni di allenamento negli ultimi mesi?
“Non sono una che guarda tanto al programma in sé. Non mi preoccupo troppo dei dettagli o di come è strutturato: mi fido e seguo alla lettera le istruzioni del mio allenatore e poi mi affido anche alle sensazioni”.

Dunque non conosci nel dettaglio il lavoro che ti aspetta per migliorare anche in pista?
No, a dire il vero, no. Come ho detto prima, non è il mio compito preoccuparmi di elaborare i piani di allenamenti. Io penso solo a presentarmi e a metterlo in pratica. Il merito di come e cosa ci alleneremo va al mio allenatore, e io mi affido completamente alla sua esperienza, concentrandomi interamente sul lavoro da fare”.

Che cos’è la corsa per te?
“La corsa è parte di me. E’ la mia vita quotidiana e non riesco davvero a immaginare qualcosa di diverso”.

Cosa ne pensi di Nadia Battocletti?
“Io e Nadia ci conosciamo fin dai tempi delle giovanili, quindi non siamo solo rivali, ma anche buone amiche. Personalmente, è una grande fonte di ispirazione per me. Ammiro la sua determinazione, la sua concentrazione, la sua professionalità e la sua capacità di dare il massimo anche sotto pressione. Ha disputato gare davvero incredibili, eppure, nonostante tutto il suo successo, rimane una ragazza umile, gentile e con i piedi per terra, cosa che apprezzo moltissimo. È così calorosa e piacevole, e ogni volta che ci incontriamo mi fa sorridere. Lei ha già dimostrato che è possibile competere e battere le migliori atlete africane, e sicuramente continuerà a spingere i limiti del mezzofondo. Persone come lei mi danno la motivazione e la prova che si può fare, ed è questo che conta davvero”.

Nadia Battocletti agli Europei di Roma.


Come si può batterla a Birmingham?
“Lo scopriremo venerdì 14 agosto. Una gara di 10.000 metri è lunga e, nel corso di 25 giri di pista, può succedere di tutto. È una distanza in cui tattica, pazienza e le sensazioni del giorno della gara giocano un ruolo fondamentale”.

Ma, in generale, preferisci le gare su pista o su strada?
“Sto scoprendo sempre di più che, per le lunghe distanze, la strada mi si addice molto di più. Non ci sono mai due percorsi uguali, l’atmosfera è frizzante, avere così tanti spettatori lungo le strade crea un’energia straordinaria. Tuttavia, le gare su pista rappresentano una parte significativa della stagione estiva. Sono stimolanti e servono a cambiare ambiente. E poi, mi piace indossare le chiodate, quindi ritengo utile avere un mix di entrambe in calendario. In passato, gareggiavo anche molto nel cross e nelle indoor. E’ per questo che sono un’atleta abbastanza versatile”.

Cosa puoi dirci di te?
“Quando non mi alleno, dedico molto tempo allo studio e alla mia carriera professionale. Mi sono laureata in Biotecnologie e l’anno scorso ho conseguito un Master in Commercio Internazionale. Quest’anno ho iniziato a lavorare da remoto come Project Manager per un’azienda di software norvegese. Non vedo l’ora di affrontare nuove sfide nel mondo del lavoro. Trovo che la mia carriera professionale si integri perfettamente con lo sport d’élite”.


E i tuoi hobby?
“Per rilassarmi, adoro leggere: dalla letteratura accademica e professionale a temi più leggeri e popolari. Mi piace anche cucinare e fare tranquille passeggiate nella natura per ricaricarmi”.

Oggi lo sport sloveno significa soprattutto Tadej Pogačar: lo conosci? Segui le sue gare?
“Tadej Pogačar è una delle personalità sportive di maggior successo al mondo e ogni anno riesce a superare i limiti del ciclismo. È un vero talento, un lavoratore instancabile. Non seguo il ciclismo da vicino, ma ho un immenso rispetto per i suoi successi e per tutto ciò che sta facendo per lo sport sloveno”.

foto in copertina Kastelic




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