Out of stadia: l’Italia di primavera è sul pezzo

Quando guarderemo il 2026 a ritroso, quella di domenica 12 aprile sarà una giornata da ritenere centrale nei ragionamenti che riguardano le cosiddette discipline Out of Stadia, ovvero la marcia e la maratona, sempre più entità a sé stanti rispetto all’attività in pista e da pochi mesi accomunate dai format di gara, con la marcia che si è uniformata alle distanze di maratona.

Ebbene, nel ramo Out of stadia l’Italia ha confermato di esserci. Adesso e per il futuro. Con i suoi campioni e con le giovani leve.

Dai Mondiali a squadre di Brasilia, la marcia ritorna con ben otto medaglie. In attesa di rivedere il miglior Massimo Stano, che ha preso le misure alla 42 km chiudendo al quinto posto, chi si è messo in gran mostra, ma sui 21 km, è Francesco Fortunato.

L’esperienza di Fortunato

Colui che di fatto è l’attuale numero 2 azzurro ha cominciato affatto male l’anno solare. E dopo aver centrato il primato del mondo dei 5000 indoor ad Ancona, Oltreoceano Effe Walker ha messo in riga l’agguerrita concorrenza presente nella distanza più corta del programma.


C’erano tutti i migliori, in Brasile. E il pugliese che quest’anno ha cambiato allenatore, passando dallo zio Riccardo Pisani – responsabile di settore – al coach dei triatleti Luca Zenti, si è permesso il lusso di togliere di ruota, nonostante pesassero sulla sua testa ben due avvisi per marcia irregolare, niente meno che il padrone di casa e campione del mondo Caio Bonfim, e l’autore del primato mondiale, il giapponese Yamanishi, regalando all’Italia un successo che mancava da 65 anni, quando il leggendario Abdon Pamich si aggiudicò la 50 km della prima edizione di questa manifestazione.

L’exploit di Fiorini e i terribili under 20

Gli altri simboli della giornata di Brasilia, senza voler nulla togliere agli altri medagliati, sono Sofia Fiorini e il terzetto Under 20 che ha portato la seconda medaglia d’oro all’Italia.

La Fiorini, a soli 21 anni, sta attraversando il primo magic moment della carriera. In coda all’inverno ha sorpreso tutti vincendo i tricolori delle grandi. E in mezzo alle grandi è stata spedita in Brasile, con il risultato di essere stata di gran lunga la più veloce delle azzurre in gara (Federica Curiazzi ed Eleonora Giorgi non hanno però sfigurato) nonché argento individuale nella 42 km.


Stesso discorso per i tre junior capaci di portare all’Italia la prima vittoria della storia nella categoria in questa competizione: se Alessio Coppola e Nicolò Vidal sono ormai nomi da un paio di anni sulla breccia, a sorprendere è stato il sedicenne Cristian Cecchetto, 18° al traguardo contro atleti più grandi di lui anche di tre anni.

Parigi-Rotterdam, si vola con Yeman e Pietro

Nella stessa mattinata, in Europa, erano attesi a un banco di prova importante Yeman Crippa e Pietro Riva. Sempre in maratona, ma quella vera, fatta di corsa, s’intende.

Chi si aspettava Crippa vincitore a Parigi? Probabilmente nessuno, al netto delle ultime prestazioni del trentino sulla distanza regina.

Eppure il primato italiano della Mezza a Napoli era stato un segnale, anche se tutto da tramutare dinanzi al raddoppio dei chilometri. Ma stavolta Crippa non si è piegato, anzi: ha trovato il ritmo giusto (negative split, seconda mezza in 1h02’04”) per scendere a 2h05:18.


Un tempo che vale il personale, il secondo crono di sempre in Italia, il primo successo italiano in una maratona internazionale a 25 anni da Baldini a Madrid. Ma soprattutto il punto esclamativo su un percorso, quello che ha affrontato per diventare maratoneta di alto livello, tutt’altro che lineare, ricco di tranelli e imprevisti. Tanto da fargli esclamare al traguardo una sorta di frase liberatoria: “La mia carriera da maratoneta inizia oggi“. E noi siamo d’accordo con lui. 

A proposito di Stefano Baldini. Il suo allievo, Pietro Riva, a Rotterdam ha dimostrato alla seconda maratona in carriera di avere la pasta.

Dopo l’esordio a Valencia nel 2024, il piemontese trapiantato a Rubiera ha attraversato un anno di passione in seguito all’intervento al calcagno per risolvere Haglund. La lenta risalita, l’ottimo rientro intermedio a Napoli, e ora un passaggio confortante in maratona con un miglioramento che l’ha portato a chiudere in 2h06’46”.

I marciatori, Crippa, Riva. Out of Stadia, l’Italia ha risposto presente nel cuore della primavera. E s’incammina verso Birmingham alle prese con una piacevole abbondanza.

foto di apertura Grana / Fidal

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