Oltre allo strepitoso 59’01” di Yeman Crippa, crono che è valso a stabilire il nuovo record italiano di mezza maratona, la Napoli City Half Marathon di domenica scorsa ha ritrovato il passo interessante di Pietro Riva, quarto al traguardo con il tempo di 1h00’32” che lascia ben sperare per il prosieguo del 2026.
Il portacolori delle Fiamme Oro, fermo dalla primavera del 2025 a causa del morbo di Haglund, aveva riassaporato il clima gara alla Corrida di San Geminiano lo scorso 31 gennaio, ma in terra partenopea ha definitivamente riacquisito fiducia dopo i mesi difficili legati all’infortunio.
A Napoli, Riva si è presentato nel pieno della preparazione per la seconda maratona della carriera che disputerà a Rotterdam il prossimo 12 aprile. L’esordio era avvenuto a dicembre del 2024, quando a Valencia il piemontese allenato da Stefano Baldini era stato capace di correre in 2h07’37“, risultando il miglior debuttante azzurro di sempre sulla distanza.
“È stato un rientro molto positivo – il commento al telefono di Pietro Riva – e da alcuni mesi mi sto allenando bene dopo aver superato il lungo stop per il problema al tendine d’Achille. Sarei dovuto tornare alla BOClassic di San Silvestro ma purtroppo sono stato fermato da una brutta influenza. Da gennaio invece ho iniziato a far sul serio con l’obiettivo di correre la Maratona di Rotterdam”.
Non male chiudere poco sopra l’ora…
“Alla vigilia ero un po’ timoroso. Si trattava del mio secondo test dopo San Geminiano. E inoltre la mezza maratona (Udine, ndr) che aveva preceduto la mia prima e unica Maratona non era stata affatto produttiva. Stavolta è andato tutto liscio…”.
Con che obiettivi eri arrivato a Napoli? Non certo il record italiano…
“Mi aspettavo di correre sotto l’ora e 1 minuto, magari in 60’50” e devo dire che sono soddisfatto anche perché ho corso a lungo da solo. Il ritmo dei primi tre era folle. Li ho seguiti fino all’ottavo-nono chilometro e fino al decimo-undicesimo ero di poco staccato. Poi ho dovuto proseguire del mio passo ed è stata la scelta giusta perché sono andato a riprendere un paio di keniani che si sono bruciati per seguire Crippa e hanno chiuso la gara alle mie spalle”.

Nel finale eri anche abbastanza fresco.
“Ho affrontato con gamba la salita della Galleria Laziale e all’ultimo km avevo ancora energie. Diciamo che per fare il tempo non c’erano le condizioni ideali perché davanti andavano troppo forte. Se fossi stato in una gara spagnola e avessi avuto un gruppo con un ritmo leggermente meno sostenuto di quello di Crippa avrei potuto anche stare sull’ora. Lo stesso Yeman se fosse stato a Valencia avrebbe fatto il record europeo”.
Ripercorriamo per un attimo il calvario del 2025.
“Prima degli Europei di Lovanio non riuscivo più a correre. Lo sperone osseo di Haglund aveva creato non solo un’infiammazione con borsa ma anche una lesione all’inserzione del mio tendine sinistro. Di solito con una borsa puoi correre dopo esserti riscaldato, io ormai zoppicavo. Sentendo anche il parere dello staff della Nazionale, con in testa la dottoressa Ferraro, abbiamo capito che non c’erano altre strade che l’intervento per la risoluzione definitiva del problema. A operarmi, il 21 maggio, è stato il dott. Lijoi (lo stesso che ha operato tra gli altri Claudio Stecchi, Elena Vallortigara e Luminosa Bogliolo, ndr). Ad agosto ho mosso i primi passi, a settembre è iniziata la vera e propria riatletizzazione”.
Rispetto alla Maratona di Valencia come ti stai preparando?
“Sto facendo qualche km in più ma soprattutto so cosa aspettarmi rispetto al debutto. Ho molti più riferimenti. Un mese fa l’idea era quella di qualificarmi agli Europei di Birmingham senza per forza inseguire il tempo. Ma a Napoli ho capito di essere già abbastanza efficiente e dunque potrei anche pensare di avere come obiettivo il personale e puntare alle 2h07′. Se però strada facendo mi accorgessi di non essere su quei tempi allora sarebbe importante portarla a termine e centrare lo standard di 2h09’30”. Anche perché la concorrenza è agguerrita e in tanti vogliono la Nazionale (vedi le ultime prestazioni di Ouhda e Jaafari, ndr)”.

