Un salto nella gloria. Otto metri e trentanove è la misura che manda in estasi Mattia Furlani e il salto in lungo italiano, che mai aveva avuto una medaglia d’oro ai mondiali all’aperto. Ci riesce questo fenomeno reatino di 20 anni, allenato dalla mamma Khaty Seck, un concentrato di classe cristallina, tecnica e sfrontatezza.
L’azzurro, dopo due misure buone ma interlocutorie da 8,13 e 8,22, decide nella pancia della gara, al quinto salto, di volare come mai fatto finora, realizzando per l’occasione anche il primato personale che gli consente di mettersi in fila i rivali.
E che rivali: il numero uno della specialità, quest’anno sottotono, il greco Tentoglou, finito nelle retrovie di una finale mozzafiato. E poi quelli che sono rimasti sopra gli 8,30: lo svizzero Ehammer, 8,30. Il cinese Shi, la sorpresa, a 8,33 e medaglia di bronzo. Il giamaicano Gayle, anch’egli 8,33 ma con un secondo salto migliore, medaglia d’argento.
Nel 2024 Mattia Furlani era andato a medaglia sia agli Europei di Roma (argento) che ai Giochi Olimpici di Parigi (bronzo). Il 2025 era invece iniziato con l’oro ai mondiali indoor di Nanchino dopo la beffa degli europei di Apeldoorn in cui aveva perso di un solo centimetro la gara. Ora la consacrazione definitiva di questo campione che ha ancora tantissimi margini di miglioramento e che si candida ad essere il riferimento assoluto di questa specialità per il prossimo decennio.
“E’ successo qualcosa di magico, siamo stati lucidi durante tutta la gara, è stato un anno di grande crescita” ha detto a caldo Mattia ai microfoni Rai avvolto dalla bandiera tricolore e visibilmente commosso.
Grazie all’oro di Furlani, l’Italia sale a quota cinque medaglie: già superato l’ottimo bottino di Budapest 2023, nel mirino ora c’è Goteborg 1995.
La quinta giornata dei mondiali
In chiaroscuro la prestazione degli altri due azzurri impegnati in finale. Roberta Bruni chiude 11esima nell’asta (oro a Katie Moon, 4,90) con la misura di 4,45, un passo indietro rispetto alle qualificazioni ma va ricordato come la reatina sia arrivata a questi mondiali, a soli due mesi dalla brutta caduta (con microfrattura) di fine giugno.

Ottima la gara di Federico Riva, ammesso alla finale dei 1500 dopo il ricorso inoltrato dalla federazione: settimo posto per il romano in 3’35″33, oro a sorpresa del portoghese Nader.
L’altro oro di giornata va a Faith Cherotich nei 3000 siepi (8’51″59), mentre in chiave azzurra sono in finale Andrea Dallavalle (17,08) e Andy Diaz (16,94) nel triplo.
Niente da fare per le tre semifinaliste dei 400 ostacoli, Ayomide Folorunso (54″37), Alice Muraro (54″50) e Rebecca Sartori (55.34). Disastrose le batterie dei 200 metri uomini (e crescono le preoccupazioni in chiave staffetta 4×100): Fausto Desalu e Filippo Tortu out in 20″43 e 20″49. Stessa sorte per le ragazze: Dalia Kaddari (23″11) e Vittoria Fontana (23″31).
foto Grana / Fidal

