Testa bassa e pedalare, mutuando la classica espressione in uso nelle due ruote. Che nel caso di Valeria Minati sono le gambe, due gambe che vanno leggere e sempre più veloci. La portacolori della storica Us Quercia, quella che organizza il Meeting di Rovereto, domenica scorsa ha firmato un’altra doppietta tricolore indoor, proprio come un anno fa, conquistando i 1500 in 4’17″56 e i 3000 metri in 9’19″87 nel round riservato alle under 23.
La 22enne trentina, ora riferimento per quella fetta di mezzofondo azzurro che aspira a un posto tra i grandi, è uno splendido esempio di abnegazione e continuità. Valeria Minati in estate aveva primeggiato, sempre nei 1500, anche a Rieti, prima del positivo debutto in azzurro, con tanto di finale guadagnata e personale di 4’14″74, agli europei di Bergen sulla stessa distanza.
Valeria, ad Ancona è andata esattamente come l’anno scorso.
“Ma vincere entrambe le gare è stato più difficile. Siamo tutte sullo stesso livello, soprattutto nei 1500. Matilde Prati me l’ha fatta sudare. Dopo aver vinto la distanza più breve, sapevo che i 3000, mio punto di forza, sarebbero stati più semplici. Sapevo cosa fare e si è visto con la progressione agli ultimi 600 metri”.

Quando inizia la tua storia con l’atletica?
“A 8 anni. Fino al 2023 sempre con lo stesso allenatore, Antonio Purin, a Castel Ivano, in Valsugana. Solo per divertimento. Poi tre anni fa mi sono trasferita a Verona per studiare. Li ho incontrato Lorenzo Budel e dovevo scegliere se continuare a correre. Con la nuova collaborazione tra lui e il mio storico tecnico ho trovato quello che fa per me. Un modo di allenarmi che mi dà serenità. I risultati sono arrivati di conseguenza ma non mi aspettavo di salire così di livello”.
Dopo cinque titoli italiani negli ultimi sei adesso che tipo di progressi ti aspetti?
“La mia filosofia resta quello di fare un passo alla volta. Già quest’anno non era facile ripetersi, ora so di poter scendere a 4’10” nei 1500 e di fare bene anche nei 3000 dove sono la quinta italiana di sempre. In allenamento funziona un po’ di tutto, dai lavori sugli 800 a quelli sui 5000. Ho grande fiducia”.
Vieni da quel Trentino che ha dato i natali a Nadia Battocletti. Cosa rappresenta lei per te?
“È un modello di grande ispirazione. Un talento inarrivabile, eppure mi rivedo nella realtà in cui è cresciuta, perché anche lei è riuscita a venir su da una piccola dimensione. Ha trovato equilibrio allenandosi da sola, senza un vero gruppo com’è successo a me”.

Quali sono i tuoi sogni nel cassetto?
“In parte si stanno già realizzando. Mi piacerebbe diventare atleta professionista e un giorno poter ambire ai Mondiali o alle Olimpiadi. Ma non mi voglio mettere troppe pressioni, adesso sono concentrata sul correre più forte che posso”.
A Verona cosa studi?
“Scienze Motorie. A luglio dovrei riuscire a completare la triennale. Mi mancano due esami: Sport di squadra e Attività preventive adattate”.
Nel tempo libero?
“Leggo i fantasy e ho sempre le cuffie addosso. Con la musica pop inglese”.

Da atleta trentina stai seguendo le Olimpiadi invernali?
“Si, sono anche riuscita ad assistere dal vivo alla gara sprint di sci di fondo a Lago di Tesero. Sono andato a vedere il mio amico Simone Mocellini. Ora però li guarderò dalla TV, tra due settimane ci sono gli Assoluti”.
C’è qualche medaglia che ti ha colpito in modo particolare?
“Si, quella del doppio misto del curling. Mosaner e Constantini hanno reagito immediatamente alla bruciante sconfitta in semifinale, andandosi a prendere il bronzo. L’atteggiamento che mi piace”.
foto Grana / Fidal

