Che fine ha fatto Elena Vallortigara? Questa la domanda che abbiamo ricevuto da un lettore affezionato all’esperta altista classe 1991 capace di volare in carriera a quota 2,02 e di cogliere la medaglia di bronzo ai mondiali di Eugene di quattro anni fa.
La 34enne di Schio ha chiuso il 2025 con un altro grave infortunio rimediato ai Campionati Italiani. Agli Assoluti di La Spezia, nel giugno 2024, a saltare per aria fu il suo tendine d’Achille. A Caorle, nell’agosto scorso, a cedere il legamento crociato del ginocchio della gamba sinistra, quella di stacco.
Una ricaduta nel baratro a pochissimi mesi da un sofferto e sudato rientro alle competizioni. Una vera e propria disdetta, che in pochi al di fuori del ristretto ambiente dell’atletica sapevano. Un kappaò che stavolta rischia seriamente di mettere un punto esclamativo sulla carriera della portacolori dei Carabinieri allenata da Stefano Giardi anche se non è ancora detta l’ultima parola e anche le imprese impossibili, come insegna oggi Federica Brignone, oro nel Super-G olimpico a Cortina, possono portare a qualcosa di sorprendente.
Elena, ti va di tornare a quel maledetto pomeriggio di agosto?
“Lì per lì non mi sembrava così grave l’infortunio. Il dolore è durato meno di un minuto e il ginocchio non si è gonfiato. Ho fatto subito una risonanza a Roma e purtroppo il verdetto è stato inequivocabile”.
Quali erano le sensazioni prima di quel giorno, dopo la guarigione del tendine?
“Stavo bene, anche se nella prima parte di stagione la mia crescita era stata rallentata dalle difficoltà avute con le chiodate. Sentivo di stare ingranando in quelle settimane, anche se sapevo che non ce l’avrei fatta per i Mondiali di Tokyo. Forse quell’infortunio è arrivato perché ho anticipato i tempi, animata com’ero da motivazioni e tenacia. Ma non succederà più”.
Cosa ti è passato per la testa?
“Che stavolta sarebbe stata dura. Un brutto colpo. Non avevo mai avuto problemi alle ginocchia nonostante i tanti infortuni e non ero preparato ad affrontare una nuova situazione. Settembre è stato il mese più difficile. Direi terrificante”.

A ottobre poi hai deciso di operarti.
“A Cesena, dal dottor Lijoi, come accaduto per il tendine d’Achille. Il legamento è stato ricostruito prelevando un pezzettino di tendine dal quadricipite dell’altra gamba, quella destra. Di solito il prelievo si effettua dalla zona dei flessori ma quello per me è un punto troppo delicato. In ogni caso, sono stata di fatto operata in entrambe le gambe e ora sono in piena riabilitazione, presso il Fisiology Center di Forlì”.
Prospettive?
“La voglia di recuperare c’è, ma non so dire in questo momento se e quando tornerò a saltare. Il corpo sembra rispondere bene, adesso inizierà la parte atletica. Vado avanti alla giornata. Non mi sono posta una scadenza. I medici mi hanno detto che servono dodici mesi per tornare al top. Quindi non farei in tempo per gli europei di Birmingham”.
Se ne parlerebbe nel 2027?
“Se tutto dovesse andare per il meglio magari si potrebbe provare a far qualcosa per fine stagione, verso settembre di quest’anno”.

Per adesso è tutto un punto di domanda.
“Preferisco vivere la quotidianità. Non voglio pensare al dopo, come tutti mi chiedono. E fatico a pormi un obiettivo. Se dovessi fare una forzatura, direi che l’unico potrebbe essere Los Angeles 2028. Ma so anche che tra due anni vado per i 37…”.
Nel frattempo hai ripreso a studiare.
“Dopo la laurea in Psicologia conseguita nel 2024 mi ero fermata un attimo. L’unico pensiero fisso era quello di tornare a saltare dopo il k.o. al tendine e mi ero dedicata completamente al recupero. Ora credo sia giusto sfruttare il tempo a disposizione per investire nel futuro e sto frequentando un Corso di Alta Formazione in Psicologia dello Sport”.
Ma come sta il salto in alto femminile per Elena Vallortigara?
“Il materiale c’è, forse è mancata negli ultimi mesi l’evoluzione che c’è stata in campo maschile. Mi auguro che le più giovani possano fare progressi. Sono sicura che Aurora Vicini ritroverà il filo e la serenità che aveva un po’ smarrito dopo l’1,92 di due anni fa, è una ragazza che s’impegna tantissimo. Al Fisiology Center ho invece avuto modo di confrontarmi con Asia Tavernini, altro bel talento che purtroppo è alle prese con un problema alla caviglia di stacco”.
foto di Grana / Fidal

