Le azzurre della Nazionale (la maggior parte) hanno già eseguito il test genetico SRY

Dal 1° settembre entrerà in vigore il nuovo regolamento per le donne ufficializzato poche settimane fa da World Athletics. Chi vorrà partecipare alle competizioni internazionali ufficiali, a partire dai mondiali di Tokyo, dovrà essersi sottoposta al test genetico SRY, da effettuare tramite mucosa cellulare (tampone salivare) o prelievo del sangue una tantum (valido per tutta la carriera) per dimostrare l’appartenenza al sesso femminile dal punto di vista biologico.

Una svolta voluta fortemente dalla federazione internazionale “per proteggere l’integrità delle gare femminili” e scongiurare che le donne competano ad armi pari, senza che si ripetano situazioni come quelle dei Giochi Olimpici di Rio 2016, quando tre atlete caratterizzate da DDS (Disturbi della Differenziazione Sessuale) monopolizzarono il podio degli 800 metri: Caster Semenya (divenuta il simbolo di questa questione, per alcuni discriminante, per altri necessaria, che ha attraversato diverse puntate e restrizioni), Francine Niyonsaba y Margaret Wambui.

Come funziona il test SRY

Il test genetico è una semplice analisi (saliva o sangue) di laboratorio ritenuta molto affidabile dalla comunità scientifica. Va alla ricerca del gene SRY, posseduto soltanto dagli uomini (il noto cromosoma Y). Le atlete, una volta attestata l’assenza del gene, saranno in possesso di un certificato di idoneità che dovranno esibire o caricare in una piattaforma dedicata che non è ancora stata rilasciata dalla WA.

Come si è organizzata la Fidal

La supervisione del test genetico SRY è stata demandata alle singole federazioni nazionali. Ma come si è organizzata quella italiana?

Le azzurre in odore di convocazione per i mondiali di Tokyo hanno ricevuto una mail ufficiale dallo staff medico della Fidal, con il consiglio di sottoporsi quanto prima al test dal momento che l’esito dell’esame arriva in media dopo due settimane.


Proprio per le strette tempistiche relative all’entrata in vigore della norma e all’avvicinarsi della rassegna iridata, le atlete sono state lasciate libere di svolgerlo in maniera privata, inviando successivamente la ricevuta di pagamento tracciabile per ottenere il rimborso. Il costo del test è importante: si va dai 100 ai 250 euro.

Non tutti i laboratori eseguono il test genetico SRY e trovare quelli disponibili non è stata un’impresa semplice nei giorni successivi all’uscita della circolare. Alcune atlete lo hanno eseguito senza problemi, altre hanno dovuto organizzarsi anche in base alla loro permanenza ai raduni in altura.

La Federazione ha però trovato in tempi brevi un accordo con un laboratorio della provincia di Varese che ha offerto il servizio direttamente ai Campionati Italiani di Caorle nella giornata di sabato pomeriggio 2 agosto, consentendo a buona parte del gruppo azzurro di espletare la pratica tramite tampone salivare.

Molte le federazioni che hanno approfittato del weekend riservato ai Campionati Nazionali per effettuare il test genetico SRY alle loro atlete. Tra queste, quella spagnola, che ha risolto la pratica agli Assoluti di Tarragona.

foto Grana / Fidal

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