Gabby Thomas dai 200 ai 400. Femke Bol dai 400hs agli 800. E Sydney McLaughlin ancora sui 400 per proseguire l’assalto al record del mondo. Sarà un 2026 di grandi sfide per l’atletica, soprattutto in campo femminile dove grandissime campionesse hanno deciso di mettersi in gioco e di tentare nuove strade e nuovi stimoli, in una stagione che soprattutto per gli americani sarà di passaggio dal momento che non ci saranno né mondiali né Giochi Olimpici, e nemmeno il Grand Slam Track, naufragato prim’ancora di chiudere la sua prima esperienza.
Le tre donne che abbiamo nominato in apertura di articolo destano le maggiori curiosità.
Quanto potrà fare sul giro di pista Gabby Thomas, la grande assente ai mondiali di Tokyo ma soprattutto campionessa olimpica in carica dei 200 metri?
Come si comporterà Femke Bol, regina europea e mondiale degli ostacoli, nella più imprevedibile e delicata distanza del mezzofondo, a tu per tu con Keely Hodgkinson?
E Sydney McLaughlin, scesa in Giappone a 47″78 nei 400, riuscirà a battere dopo 41 anni il primato del mondo di Marita Koch distante ora solo 18 centesimi?

Tre domande per tre dei grandi temi da seguire in questo 2026. Ma c’è anche dell’altro. Prendiamo la velocità: il 2025 è stato l’anno di Melissa Jefferson, donna copertina dei Mondiali con tre ori (100, 200 e 4×100) e inspiegabilmente snobbata in sede di premi dell’anno da World Athletics. Sarà lei adesso il riferimento globale ma siamo curiosi di vedere come reagiranno la campionessa olimpica Julien Alfred e la poco costante Sha’Carri Richardson.
Stesso discorso per lo sprint maschile. Nei 100 l’iridato Oblique Seville dovrà tenere a bada i grandi battuti del mondiale, Kishane Thompson e Noah Lyles, mentre nei 200 ci aspettiamo qualcosa di più dall’olimpionico Tebogo, simbolo di quel Botswana che ha invece dominato sul giro di pista. L’oro di Kebinatshipi è stata una delle più grandi sorprese dell’anno, ma i rivali sono ora tutti in fila per la rivalsa, a cominciare da Quincy Hall.
A proposito di riscatti, la lista di chi in questo 2026 dovrà farsi perdonare qualcosa ai propri tifosi è lunga. Jakob Ingebrigtsen, dopo aver dominato le indoor (con i primati mondiali di miglio e 1500 al coperto), è sparito a causa di un tendine birichino che gli ha fatto disputare un mondiale anonimo. Ripartirà la caccia del norvegese a medaglie e record del mezzofondo?

Dello stesso gruppo fanno parte Grant Holloway, il re dei 110 ostacoli che nel 2025 è come se si fosse preso un anno sabbatico, il numero uno del lungo Mitiadis Tentoglou, pronto ad azzannare il nostro Mattia Furlani e Yaroslava Mahuchick, che ha saltato qualcosa meno rispetto al 2024 in cui fu anche primatista del mondo (2,10) e che dovrà riprendersi la leadership ceduta in qualche occasione – vedi anche la più importante a Tokyo – all’australiana col taccuino Nicola Olyslagers.
E poi ci sono i record. E se dici record, dici Armand Duplantis. Lo svedese volante ha raggiunto quota 6,30 nel 2025. Centimetro dopo centimetro, super ingaggio dopo super ingaggio, la sua ascesa non è destinata a fermarsi, in attesa di trovare per strada qualcuno che possa permettergli di lottare anche contro un avversario e non solo contro se stesso.

Nel 2026 dovremo comunque prestare attenzione alle gesta di Faith Kipyegon, la donna che ha in testa (al primo tentativo l’esperimento (mediatico) non è riuscito) di correre il miglio sotto i 4 minuti. Intanto nei 1500 è arrivata a 3’48″68 e la keniana ha fatto intendere di poter limare ancora qualcosa. Quel che non potrà fare, almeno per un anno, la connazionale Beatrice Chebet, regina di 5000 e 10.000 metri: il 2026 per lei sarà l’anno della maternità.
Fluido e vivacissimo il mezzofondo maschile. Gli atleti dell’altipiani – sempre più attratti dalle remunerative corse su strada – sono ormai presi d’assalto da americani ed europei bianchi, con la scuola del Nord Europa che sta tracciando una nuova strada anche negli allenamenti.
Abbiamo celebrato una dopo l’altra le imprese di Hocker, Gressier e Almgren, solo per citarne alcuni. Cosa succederà nel 2026? Uno come Crippa, appurate le difficoltà in maratona, potrebbe tornare in ballo per il prolungato? Noi ce lo auguriamo.

