Sentite Frinolli: “La mia Zaynab non deve porsi alcun limite”

“Nessun limite di fronte a questa consapevolezza”. E’ questo il pensiero di Giorgio Frinolli e che racchiude al meglio i progressi della sua allieva Zaynab Dosso, all’indomani della splendida medaglia d’oro conquistata nei 60 metri ai Mondiali di Torun.

La prova polacca ha rappresentato per la velocista azzurra la chiusura di un cerchio di un triennio favoloso in campo indoor, che l’aveva vista partire dal bronzo di Glasgow e passare per l’argento di Nanchino. Ma anche il coronamento di un percorso lungo e non esente da difficoltà e cambiamenti.

La più breve gara che per la prima volta nella storia ha visto imporsi una sprinter italiana ha restituito una Zaynab più solida e trasformata soprattutto dal punto di vista mentale, un upgrade necessario dopo le delusioni estive ai Giochi di Parigi e ai Mondiali di Tokyo dello scorso settembre.

Una nuova consapevolezza

Zaynab ha scelto di non avvalersi più di uno psicologo sportivo e al contempo ha cominciato a lavorare su se stessa per liberarsi delle troppe pressioni che si metteva, aiutandosi con il pilates e la lettura.

Zaynab Dosso campionessa del mondo indoor.


Un salto di qualità non scontato che le ha permesso di affacciarsi sul 2026 con un nuovo atteggiamento verso le competizioni.

“I risultati di quest’inverno non sono altro che la conseguenza di questa consapevolezza e completezza, di un percorso che Za ha fatto per conoscere se stessa – spiega il tecnico – E’ chiaro che poi viene tutto il resto. A cominciare da una straordinaria condizione fisica. Sì, quella che abbiamo visto a Torun è la migliore Zaynab di sempre“.

Capace di mettere in fila, con una scioltezza sin qui sconosciuta, una dietro l’altra fior di stelle dell’atletica mondiale, a cominciare dalla campionessa olimpica dei 100, Julien Alfred. “Al momento è la miglior sessantista del mondo. Scendere sotto i 7 secondi a febbraio è stato un grande risultato. Ma a Torun lei è andata non per il tempo ma per fare il colpo grosso. E ci è riuscita”.

Un futuro senza confini

Ma dove può arrivare la donna più forte del mondo sui 60 metri? Il pensiero va già all’estate e alle sfide sui 100 metri, dove ha un personale di 11″01 fatto segnare agli Europei di Roma del 2024.

Zaynab Dosso alle Olimpiadi.


E’ possibile tracciare delle proiezioni dopo il 6″99 di un mese fa? “Non dobbiamo pensarci – frena Frinolli – Non va definito un tempo o un traguardo. Zaynab non va incastonata in una cornice. Credo che lei possa fare qualunque cosa e io mi devo adeguare alle sue ambizioni”.

La portacolori delle Fiamme Azzurre salterà i mondiali di staffetta in programma a inizio maggio a Gaborone, capitale del Botswana. Sia nel 2024 che nel 2025 programmare un picco anticipato le era in effetti costato parecchie energie e dopo la terza stagione invernale consecutiva molto intensa è giusto che adesso si prenda una pausa.

Obiettivo Birmingham, esordio a Doha?

Mentre a Roma la Nazionale si è già radunata agli ordini di Filippo Di Mulo e dello stesso Frinolli che gli fa da vice per preparare le World Relays, Zaynab tornerà in pista domani per ripartire con gli allenamenti dopo aver festeggiato l’oro di Torun. D’ora in avanti ogni sforzo sarà rivolto agli Europei di Birmingham ad agosto.

“Sarà il grande obiettivo della seconda parte del 2026 e dopo il bronzo di Roma lei è determinata a migliorare quel risultato. Tutto il resto rappresenterà un avvicinamento”.

La sprinter di origini ivoriane dovrebbe scaldare i motori a maggio: nel mirino i 100 a Doha in Diamond League (il condizionale è d’obbligo visto lo scenario internazionale attuale) ma prima è possibile che debutti da qualche parte sui 200 metri per ritrovare le sensazioni di massimo affaticamento.

Si diceva del lavoro tecnico, non di secondaria importanza accanto agli step mentali superati. Dall’autunno, Frinolli ha riformulato il progetto Dosso, dando più spazio ai lavori aerobici rispetto al passato. “Zaynab aveva bisogno di sentirsi più forte a livello organico e di mettere più metri per raggiungere un po’ di fluidità di corsa in più. I blocchi? Li abbiamo curati come al solito, fin dall’inizio della preparazione. Poi, con l’avvicinamento alle prime uscite, è normale che abbiamo insistito sui tempi di reazione”.

foto Grana / fidal

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